Il 21 dicembre 2012 il mondo non finirà. Gli scienziati, astronomi e geologi in primis, da giorni interpellati smentiscono che anche una sola delle tante ipotesi catastrofiste, che vengono propinate ogni giorno, possa essere anche lontanamente ipotizzabile. La profezia Maya non mai esistita se non nella fantasia di chi ha frainteso il riferimento che si trova in una stele di età precolombiana. Non ci saranno tempeste solari che possono distruggere la Terra, l’unico asteroide che è passato vicino al nostro pianeta Toutatis non poteva neanche impensierirci, il perfetto allineamento di tutti i pianeti non solo è fisicamente impossibile ma inciderebbe sulla nostra gravitazione per il 2% rispetto alla Luna, l’inversione dei poli magnetici pur avvenuta circa 400 volte negli ultimi 300 milioni di anni non ha provocato la nostra estinzione in passato e gli esperti dubitano che possa provocarla tra pochi giorni.

Eppure a digitare sui motori di ricerca – fine del mondo e profezia Maya – restituiscono alla nostra curiosità oltre un milione e mezzo di pagine. In lingua italiana, cifra che quasi si centuplica facendo la stessa ricerca in inglese. E ancora più certo che questa leggenda – pare creata da un professore di storia dell’arte – di proporzioni cosmiche è stata capace di generare un business universale: kit di sopravvivenza, gadget come bracciali e magliette, rifugi sotterranei senza dimenticare che su Youtube sono numerosi i video-guida che spiegano come equipaggiarsi. Si vende di tutto: le scatolette di cibo a lunga conservazione, filtri per depurare l’acqua, una lampadina a raggi UV che in 90 secondi disinfetta i liquidi da virus e batteri, medicinali e valigette da pronto soccorso provviste di ogni cosa, walky-talky o altri sistemi alternativi per comunicare. Immancabili, in uno scenario apocalittico, le tute contro qualsiasi attacco (nucleare, chimico, batteriologico), maschere antigas, coltelli e bussole. Diffusi tra appassionati e curiosi anche l’orologio e la sveglia che segnano il conto alla rovescia: giorni, ore, minuti e secondi che scandiscono l’avvicinarsi della presunta apocalisse. Per 228 euro un sito ha anche in vendita un visore notturno a raggi infrarossi “per le notti buie e piene di pericoli”. Ma ci sono anche aziende negli Stati Uniti che promettono la salvezza costruendo veri e propri bunker dotati di ogni confort, alcuni anche lussuosi e dotati di tecnologie hi-tech.

Il grande equivoco. E’ nata da un fraintendimento del calendario il mito sulla profezia: “I Maya con questa presunta profezia non c’entrano nulla, qualcuno li ha tirati in ballo in cattiva fede per specularci o per manie di protagonismo”, osserva il direttore dell’Osservatorio di Capodimonte, Massimo Della Valle. Secondo il calendario Maya il 21 dicembre 2012 “rappresenta semplicemente la fine di un ciclo e l’inizio di un altro, il che non vuol dire fine del mondo”, sottolinea Della Valle. Quello che indica il calendario Maya è analogo ai nostri passaggi da un millennio a un altro, che non hanno mai portato nessuna catastrofe. Per comprendere come sono scanditi i cicli dei Maya bisogna partire dal loro calendario. “Innanzitutto – spiega Della Valle – i Maya scandivano il tempo basandosi sul numero 20 e i suoi multipli (perché i Maya contavano considerando le dita di mani e piedi). Il loro mese quindi era di 20 giorni. Dopo il mese, vi era l’anno, chiamato Tun, che corrispondeva a 360 giorni del nostro calendario”. Dopo l’anno, anziché avere secoli o millenni, “i Maya avevano il K’Atun che corrispondeva a 20 Tun (equivalenti a 7.200 giorni). Dopo il K’Atun c’era il B’ak’Tun equivalente a 144.000 giorni”. In questo modo di scandire il tempo come si inserisce la data del 21 dicembre 2012. “Secondo i Maya  – sottolinea Della Valle – il mondo è iniziato in un momento che corrisponde al nostro 11 agosto 3.114 a.C. Se contiamo da questa data in cui è iniziato il mondo, fino al 21 dicembre 2012 abbiamo 1.872.260 giorni che diviso per 144.000 giorni (ossia per un B’ak’tun) fa 13”. Questo vuol dire che il 21 dicembre 2012 per i Maya finisce il tredicesimo B’ak’tun e inizia il quattordicesimo: “E’ semplicemente – conclude – la fine di un’era e l’inizio di un’altra, ma tali cambiamenti avevano anche significati positivi”.

“La fine della Terra – osserva Della Valle – sarà inevitabile. Basti pensare alla morte del Sole prevista fra cinque miliardi di anni, quando la nostra stella inizierà a spegnersi perché avrà finito le riserve di idrogeno”. Se ci sarà ancora, il genere umano per salvarsi dovrebbe migrare in massa su un altro sistema planetario, osserva Della Valle. “Non è inverosimile pensare questo – spiega – perché saranno passati cinque miliardi di anni ed i progressi della tecnologia potrebbero permetterlo. Inoltre nella Via Lattea ci sono più pianeti che stelle e tra questi potrebbe esserci mondi abitabili”. Un’altra minaccia per la vita sulla Terra, prosegue Della Valle, potrebbe essere l’impatto con una grande cometa o con un grande asteroide, a meno che “non ci sia un mezzo per distruggere il corpo celeste prima dell’impatto o deviarne la traiettoria”. Anche l’esplosione di una supernova vicina poche decine di anni luce potrebbe distruggere la vita sulla Terra “a causa delle forti radiazioni che emetterebbe. Ma per fortuna nelle vicinanze non ci sono stelle che potrebbero esplodere come supernove”. Un altro pericolo potrebbe essere costituito da un buco nero: il Sistema Solare si muove intorno al centro della Via Lattea e lungo il tragitto, prosegue l’esperto, “potremmo anche incontrare un oggetti di questo tipo, capace di ingoiare la Terra. Anche un evento come questo, per fortuna, è poco probabile”. In ogni caso la fine del mondo arriverà certamente con la fine dell’universo. Questo, spiega Della Valle, potrebbe finire in due modi: con il collasso (il cosiddetto Big Crunch nel quale tutti i corpi celesti si avvicineranno fino a formare un unico punto dal quale potrebbe nascere un nuovo Big Bang) oppure con il cosiddetto Big Rip (nel quale la materia dell’universo si espanderà all’infinito, al punto da rendere impossibile la vita). Intanto a Napoli il 12 dicembre è stato scoperto il primo di trentasei corni sparsi per la città. Un simbolo scaramantico che fa parte della cultura di Napoli quello del corno la cui diffusione per la città proseguirà dal 5 aprile al 2 giugno 2013, quando la profezia Maya non sarà neanche più un ricordo. In Cina, invece, si sono già verificati episodi di panico collettivo e com’è noto nei giorni scorsi il governo russo ha dovuto smentire la fine del mondo con un comunicato.