La sentenza del processo Ruby, che vede imputato l’ex premier Silvio Berlusconi per concussione e prostituzione minorile, dovrebbe arrivare a febbraio. Il processo riprenderà il 14 gennaio con la testimonianza della giovane marocchina, che oggi come previsto non si è presentata in aula perché si trova in Messico da alcune settimane, e poi dovrebbe essere data la parola ad accusa e difesa per la requisitoria e le arringhe. Il calendario comunicato oggi in aula prevede le date del 21 e 28 gennaio e del 4 febbraio. Proprio a febbraio, salvo sorprese, dovrebbe arrivare il verdetto. Se elezioni dovessero essere indette il 17 o il 24 febbraio, come si ipotizza in questi giorni, la sentenza per il leader del Pdl potrebbe arrivare prima che gli italiani si rechino alle urne. 

Il giudici del Tribunale di Milano hanno riconvocato Ruby a testimoniare nell’udienza del 14 gennaio nonostante la presidente del collegio Giulia Turri, abbia definito l’assenza oggi della giovane marocchina “ingiustificata”. Il procuratore aggiunto della Dda di Milano Ilda Boccasini, la scorsa udienza, aveva chiesto di far decadere la testimonianza della parte offesa. La giovane marocchina, che per l’accusa è stata ospite pagata delle serate bunga bunga dell’allora presidente del Consiglio, era stata citata dalla difesa di Berlusconi. I giudici hanno anche stabilito per Ruby una sanzione di 500 euro. 

Secondo Ilda Boccassini, il viaggio in Messico di Ruby rientra nell’ambito di una “attività e strategia dilatoria” da parte della difesa. Per questo, la rappresentante della pubblica accusa aveva chiesto di “cancellare’ la testimonianza della parte offesa. Nel suo intervento Boccassini ha ricostruito le tappe della vicenda, dalla citazione di Ruby come teste della difesa alla ‘scomparsa’ della stessa, poi rintracciata in Messico dal suo avvocato, Paola Boccardi dopo aver letto la notizia sul sito del fattoquotidiano.it.

L’accusa ha osservato che il 28 novembre “Ruby era ancora in Italia perché quel giorno era prevista la sua testimonianza come parte civile in un processo a Genova che vede imputato Luca Risso” (il compagno della giovane marocchina, ndr). Proprio in quel giorno, stando alla ricostruzione del pm, viene chiesta l’autorizzazione alla questura di Genova di portare in Messico la figlia. “Qualsiasi persona normale – è il ragionamento della Boccassini – programma un viaggio in Messico un po’ di anticipo, prenota prima i biglietti, tanto più con una bambina piccola e un viaggio lungo di fronte”. Quella di andare in Messico appare al magistrato “una decisione improvvisa: ma non è un viaggio perché un parente sta male e si deve partire in fretta, è invece un viaggio di piacere, immagino costoso, che dura un mese in una località turistica cara che è Cancun”. Inoltre, il pm ha sottolineato che i genitori di Ruby, sentiti nel corso delle indagini per rintracciarla, hanno detto che non sapevano nulla del viaggio in Messico. Una circostanza strana, per Boccassini: “Vi pare possibile che non abbia comunicato ai genitori che si sarebbe allontanata per più di un mese dall’Italia e peraltro nel periodo natalizio?. Non posso immaginare – ha incalzato Boccassini – che su una situazione che coinvolge l’ex presidente del Consiglio non vi sia stata una strategia processuale per capire chi citare e chi no…. Abbiamo perso tante udienze ad ottobre, novembre e dicembre”. “Ha detto che è dispiaciuta per quanto è successo e mi ha assicurato che sarà presente quando sarà citata” afferma Paola Boccardi, legale di Ruby, che ha assicura il legale che rientrerà in Italia il prossimo 12 gennaio.

Niccolo’ Ghedini, nel suo intervento, ha evidenziato quella che ritiene una “anomalia” da parte del pm che ha effettuato indagini per rintracciare la giovane marocchina, che poi si è saputo essere in Messico. Secondo Ghedini nella scorsa udienza, quando era stata accertata la “scomparsa” immotivata di Ruby, il Tribunale aveva dato indicazioni alla polizia giudiziaria di cercarla, ma non alla Procura, a meno che – sottolinea il legale di Berlusconi – non ci sia un’inchiesta. Ghedini ha ribadito, come già fatto nella scorsa udienza, che non c’è stata nessuna attività dilatoria” da parte della difesa e ha contrattaccato. “Qui ci troviamo di fronte a un processo che era stato chiesto con rito abbreviato e si basava sulle dichiarazioni della persona offesa; poi, improvvisamente, nel corso del processo con una strategia legittima ma non usuale, i pm hanno deciso di rinunciare alla persona offesa, così come hanno deciso di rinunciare a Minetti e Mora, con una strategia che tendeva ora a comprimere, ora a dilatare i testimoni. Dovremmo allora pensare – accusa Ghedini – che questa attività di aggiungere e togliere testimoni era correlata ad un’attività extraprocessuale, della quale siamo stati accusati”. ‘Valuteremo nelle sedi competenti queste affermazioni della procura – ha sottolineato il legale – Da parte nostra non c’è stata alcuna attività dilatoria ma possiamo pensare che sia la procura a voler chiudere in tempi più rapidi il processo”.