La tentazione c’è. Mario Monti ci sta pensando. Oggi si è confrontato con il presidente della Repubblica, ma su cosa si siano detti è ancora presto per saperlo. Giorgio Napolitano ha assicurato che sarà il presidente del Consiglio a dirlo, a tempo debito. Probabilmente dopo l’approvazione della legge di stabilità Intanto il pressing di Silvio Berlusconi è continuato con la non intervista monstre di un’ora e 20 concessa alla silente Barbara D’Urso. Ma in realtà né Udc, né Fli, né Montezemolo e men che meno berlusconiani. Monti sarebbe tentato di fare una “sua” lista elettorale, slegata da altri partiti e movimenti e che solo in un secondo momento potrebbe riunire quelle forze politiche che si riconoscono nell’agenda del premier. almeno questo è quanto raccoglie l’Ansa da fonti vicine al capo del governo. “Tutte le ipotesi sono al momento possibili – assicurano fonti di palazzo Chigi – e nessuna è più probabile dell’altra”.

Del futuro di Monti, secondo altre fonti, si sarebbe parlato anche al Quirinale. Dove il presidente del Consiglio avrebbe spiegato al capo dello Stato le ragioni che lo spingono a meditare anche su una sua “discesa in campo”: fra queste, la necessità di completare il lavoro iniziato in questo anno e di terminare un’agenda che altrimenti rischierebbe di rimanere impantanata fra i veti incrociati dei partiti. Il professore, esaminando le diverse ipotesi sul tappeto, avrebbe però manifestato il desiderio di voler restare svincolato dagli altri partiti. “Non ha intenzione di accettare l’invito di altri: semmai, sempre che decida in questo senso, succederà il contrario: saranno gli altri ad aderire al suo progetto” spiega una fonte che ha parlato con lui. Il suo desiderio di restare in campo – che ormai quasi nessuno, neanche fra i collaboratori, mette in dubbio – si scontra però con alcuni problemi pratici. “Bisogna capire che tipo di seguito una simile lista avrà, soprattutto sul ‘partito’ dell’astensione” spiega chi si trova una fonte vicina al premier. Ma anche se sia possibile, visti i tempi strettissimi, trasformare in realtà una simile ipotesi. Ecco perché, da palazzo Chigi, si sottolinea che “tutte le ipotesi restano in campo”.

Ad ogni modo, prosegue chi ha parlato con il premier, l’idea su cui si concentra l’attenzione al momento è quella di dar vita ad una sua lista elettorale, “autonoma” ed “equidistante” da Berlusconi e da Bersani. Ma anche “slegata”, almeno nella fase iniziale, da quei partiti e quei movimenti che sostengono esplicitamente il ritorno di Monti a palazzo Chigi: “L’ipotesi è che si aggreghino, che aderiscano, sottoscrivendo il programma del professore“, riferisce una fonte. In questo modo Monti avrebbe il controllo delle candidature, evitando quelle eventualmente sgradite.

L’INCONTRO PRIMA DEL CONCERTO – Monti e Napolitano si sono visti prima del concerto di Natale al Senato per parlare del per corso che porterà alla conclusione della legislatura, sulla possibile data delle dimissioni (attese entro mercoledì, con l’approvazione della legge di Stabilità), ma soprattutto dell’ipotesi-candidatura dello stesso Monti, caldeggiata da molte cancellerie europee (Merkel in testa) e da tutti i centristi italiani, compresi molti ex berlusconiani, che proprio oggi hanno presentato a Roma la corrente “Italia popolare”. Al termine dell’incontro, il Capo dello Stato ha risposto con diplomazia alle domande dei giornalisti: “Monti ha fatto chiarezza? Lo deve dire e lo dirà lui”. Un colloquio che è arrivato in una giornata in cui appelli a Monti arrivano sia dal Cavaliere, sia da Gianfranco Fini. Mentre un sondaggio rivela che il 30% degli italiani è interessato a una sua discesa in campo. E, a sorpresa, si scopre che gli elettori del Pd sono più interessati a questa eventualità rispetto a quelli del Pdl.

BERLUSCONI: “IL PROF. CONDIVIDE I NOSTRI IDEALI” – Silvio Berlusconi, alla presentazione di “Italia popolare” è tornato a parlare di candidature affidandosi a un messaggio. E ancora una volta ha glissato sui presunti accordi raggiunti con la Lega (sostegno a Maroni in Lombardia, in cambio dell’appoggio alle Politiche ma solo con Alfano candidato) e si è concentrato sul ruolo del premier. Che peraltro sta per rassegnare le dimissioni proprio perché sfiduciato dal Pdl di Berlusconi e Alfano. “L’Italia dei moderati è maggioranza nel paese. Nell’attuale contesto, se lo riterrà, il professor Monti potrà essere il federatore di quest’area. Egli condivide i miei, i vostri, i nostri stessi ideali: quelli della grande famiglia dei Popolari europei”. Poi ha aggiunto: “Se Monti accettasse l’invito che più volte gli ho rivolto, da ultima a Bruxelles di fronte alla platea del Ppe, non sprecheremo certo un’occasione storica” per vincere le elezioni. “Mentre il campo della sinistra è bene organizzato e appare come una macchina da guerra gioiosamente lanciata verso il successo, l’altra parte – la nostra parte – sembra impegnata più in sterili polemiche che non a far fronte comune per battere gli avversari”.

BERSANI: “NON PREOCCUPATI”. MA IL 44% DELLA BASE PD E’ INTERESSATA A MONTI –  “Da mesi – dice il leader Pd – ho espresso l’opinione che Monti possa essere più utile in una posizione di terzietà: è un’opinione, poi Monti sceglierà cosa fare”. Il candidato premier del centrosinistra ha poi aggiunto: “Basta parlare di Monti, farà la sua scelta. In ogni caso noi non abbiamo paura”. Intanto, però, un sondaggio di Renato Mannheimer pubblicato questa mattina sul Corriere della Sera rivela che il 30% dell’elettorato è interessato a un’eventuale candidatura di Monti. Non solo. “Dal punto di vista politico – si legge – si rileva una più accentuata presenza di favorevoli nell’elettorato Udc, ma anche in quello stesso del Pd, perché il 44% dei votanti del partito di Bersani dichiara di auspicare la candidatura del Professore”. Secondo lo stesso sondaggio, tra gli elettori del Pdl il consenso a una discesa in campo di Monti sarebbe nettamente inferiore e si fermerebbe al 19%.

ALFANO: LA LEGA NON SCEGLIE IL NOSTRO CANDIDATO – Intanto il segretario del Pdl Angelino Alfano rispedisce al mittente la richiesta di Maroni, che pone come condizione per un’alleanza Lega-Pdl proprio una candidatura di Alfano. E non di Berlusconi o Monti: “Non sarà la Lega a scegliere il candidato premier del Pdl. La Lega deve scegliere sa allearsi con noi oppure no”, dice Alfano, anche lui presente questa mattina alla presentazione di ‘Italia Popolare’. Durante il suo intervento, l’ex ministro della Giustizia ha detto che “Mario Monti ha la stessa chance di federare tutte le forze moderate che tocco’ nel ’94 a Berlusconi. Ora, se la vorrà cogliere, tocca a lui”.

FINI: “MONTI DICA NO AL POPULISMO DI B.” – Non è solo il Cavaliere a chiedere una discesa in campo dell’attuale premier. Questa mattina anche Gianfranco Fini lo ha invitato a fare una scelta coerente con il recente passato: “Non nascerebbe il partito di Monti, sia chiaro, ma si comporrebbe un insieme di forze che hanno come comune minimo denominatore l’averlo sostenuto e la condivisione dell’agenda politica della futura agenda politica del Paese”, osserva Fini. Se Monti non dovesse candidarsi “quelle stesse forze, rifacendosi all’operato del premier, potrebbero comunque aggregarsi”. In questo scenario, aggiunge, “resterebbe intatta la necessità di proporre un’alternativa responsabile alla sinistra, una forza del Ppe lontana dal populismo berlusconiano”. 

RICCARDI: IL PROFESSORE RESTERA’ RIFERIMENTO MORALE –  “Credo che Monti resterà un riferimento morale e politico per un grande rassemblement di uomini e donne che voglio cambiare Italia”. Lo ha detto, a In Mezz’ora, ,il ministro per la Cooperazione, Andrea Riccardi, rispondendo alla domanda: “Il premier scenderà in campo o farà un endorsement?”.