“Sconfitte le Cassandre, che durante l’odissea dell’ultimo anno sostenevano che il tempo di Atene nell’eurozona fosse scaduto”. Commenta così il commissario europeo Olli Rehn la decisione dell’Eurogruppo e dell’Fmi di concedere l’ultimo prestito miliardario alla Grecia che le eviti il default. Ma con l’obbligo imprescindibile (posto da Christine Lagarde) di portare il debito greco al 124% del Pil nel 2020 e al 110% nel 2022. Il pollice in su arriva dopo il positivo esito del buyback da parte di Atene di circa 20 miliardi di euro di debito (a un terzo del suo valore).

Fino al prossimo marzo, quindi, alla Grecia andranno 52,5 miliardi di euro in totale di cui 49,1 attraverso il Fondo salva stati e il restante dal Fondo monetario internazionale. Lo ha annunciato il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, aggiungendo che l’erogazione sarà effettuata in più rate. La prima il 17 dicembre da 34,3 miliardi così ripartiti: 16 miliardi per ricapitalizzare le banche, 7 per finanziare il bilancio e 11,3 per il finanziamento del riacquisto del debito. Inoltre si apprende che solo 7 miliardi di bilancio saranno in contanti e il resto sarà in obbligazioni e buoni del Tesoro.

Rehn ha aggiunto che si è trattato di un lavoro di squadra, dal momento che da un lato la Grecia ha dimostrato la sua “determinazione per riportare sui binari giusti il programma di risanamento”, e dall’altro l’eurozona ha “dimostrato di sostenere il Paese quando questo rispetta gli impegni” . Nel dettaglio, in primo luogo sarà disponibile, il prossimo lunedì, un importo che copra la ricapitalizzazione delle banche e dei costi di compensazione (saranno pagati materialmente nel mese di gennaio 2013). In secondo luogo i fondi per coprire il finanziamento del bilancio che verranno versati in tre sotto-dosi legate al raggiungimento di specifici obiettivi intermedi, ovvero, ha specificato Juncker, “il protocollo d’intesa concordato con la troika”.

Da parte sua Rehn ha detto che il “castigo per la Grecia è stato smentito”, dal momento che la decisione di oggi segna la fine delle incertezze sulla Grecia. Soddisfatto anche il premier italiano Mario Monti impegnato a Bruxelles in un incontro con il presidente della Commissione Europea Barroso. Un sospiro si sollievo dal premier greco Saramas: “Le cose sono andate molto meglio di quanto ci aspettassimo”, ha detto aggiungendo che l’erogazione della rata, la prima da 34 miliardi fissata per il prossimo 17 dicembre, segnerà il rilancio dell’economia greca. E soprattutto sarà utile a “sciogliere le nuvole sopra il paese, per favorire la credibilità del paese”.

Secondo Samaras “i sacrifici dei greci non sono andati sprecati e la solidarietà oggi è viva”. Mentre il ministro dell’economia Stournaras, proseguendo su una direttrice di forte prudenza, ha aggiunto che “è sì una buona giornata per la Grecia, ma c’è bisogno di proseguire gli sforzi”. Una linea che si ritrova in quella dell’Eurogruppo, che si è riservato di non chiudere definitivamente la partita sul caso greco come si evince dalla nota ufficiale, in cui si accenna al fatto che “la Grecia e gli altri Stati membri sono pronti ad adottare misure supplementari, se necessario, per garantire che questo obiettivo sarà raggiunto”.

Intanto in Grecia da domani si inizierà a fare i conti con le tabelle: per capire se gli azionisti privati ​​degli istituti bancari ricapitalizzati saranno chiamati a contribuire agli aumenti di capitale che si svolgeranno nel secondo trimestre del 2013. Anche se il quadro sarà più chiaro solo per la prossima settimana quando verranno annunciati i risultati dell’anno in corso su cui, secondo fonti ministeriali, peseranno non poco le grandi quantità di accantonamenti a fronte di arretrati sui prestiti, che stanno crescendo ad un ritmo vertiginoso.

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