La Corea del Nord festeggia. L’annunciato lancio di un razzo, ufficialmente per posizionare in orbita un satellite, è stato un successo. Il regime di Pyongyang è inoltre riuscito a cogliere di sorpresa analisti e commentatori persuasi nei giorni scorsi dalle informazioni che arrivavano dal Nord del 38esimo parallelo circa presunti problemi tecnici per i quali l’arco temporale previsto per il lancio era stato allungato di una settimana, fino al 29 dicembre. Alle 9:49 ora locale (le due del mattino in Italia), invece, il razzo a lungo raggio è stato lanciato dalla base di Soahe, seguendo correttamente la traiettoria stabilita, sorvolando tra le altre l’isola nipponica di Okinawa, e sganciando come previsto l’ultimo stadio al largo delle Filippine.

“Il satellite Kwangmyongsong-3 è stato lanciato con successo in orbita”, ha detto sorridente l’annunciatrice della televisione di Stato nordcoreana, avvolta in un vestito tradizionale rosa. Lo stesso North American Aerospace Defence Command ha confermato in una nota che, dalle prime rilevazioni, un oggetto sarebbe stato realmente sganciato in orbita. Per il giovane leader Kim Jong-un si tratta di un tassello importante nel consolidamento del proprio potere. Tanto più che, se le prime indicazioni dovessero essere confermate, la Corea del Nord sarebbe riuscita nell’obiettivo di piazzare un satellite nello spazio prima dei sudcoreani, il cui ultimo tentativo alla fine di novembre era stato rinviato. Inoltre la conferma dell’avvenuta messa in orbita giustificherebbe in parte le motivazioni ufficiali del lancio, togliendo argomenti a quanti lo consideravano un test missilistico a lungo raggio mascherato. L’Unha-3 può infatti essere usato teoricamente come un’arma in grado di raggiungere le coste della California

Pyongyang sembra anche riprendersi dalla figuraccia dello scorso aprile, quando un altro razzo ricadde in mare dopo poco più di un minuto di volo, spingendo gli stessi nordcoreani ad ammettere il fallimento. Ennesimo esperimento andato male dopo i lanci del 1998, del 2006 e del 2009, quando tuttavia il regime gridò al successo. Andando oltre il simbolismo della data scelta, il 12 dicembre 2012 (12-12-12), il razzo celebra il primo anniversario dalla morte di Kim Jong-il stroncato da un arresto cardiaco. E’ inoltre una prova di forza quando mancano pochi giorni sia alle elezioni nipponiche del 16 dicembre sia alle presidenziali sudcoreane di mercoledì prossimo.

Le reazioni di Tokyo e Seul non si sono fatte attendere. Seul ha convocato il consiglio per la sicurezza nazionale, mentre il ministro degli Esteri Kim Sung-hwam, ha minacciato gravi conseguenza. Il rapporto con Pyongyang è stato al centro la scorsa settimana del primo dibattito televisivo tra i candidati alla presidenza, tutti propensi, sebbene con forme diverse, a riaprire il dialogo con il regime, invertendo la strategia seguita nell’ultimo quinquennio dal presidente uscente Lee Myung-bak. Il lancio del razzo, che la comunità internazionale considera un test missilistico camuffato, entra quindi di prepotenza nella campagna elettorale della quarta economia asiatica. Il Giappone dal canto suo, pur non avendo abbattuto il vettore come minacciato, ha chiesto l’immediata convocazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Lo stesso segretario generale del’Onu, Ban Ki-moon, ha condannato quella che ha definito una provocazione in spregio alla risoluzione 1874 che vieta a Pyongyang test balistici.

Anche la Cina ha espresso il proprio rammarico esortando tuttavia alla calma. Pechino è il principale sostenitore della Corea del Nord sebbene alcuni settori della dirigenza siano sempre meno accondiscendenti con le intemperanze dei Kim e dei loro generali. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, ha comunque spinto affinché si eviti una escalation, mentre l’agenzia ufficiale Xinhua, pur esortando i nordcoreani ai doveri derivanti dalle risoluzioni Onu, ha ammesso il diritto di Pyongyang a condurre esperimenti pacifici nello spazio. Condanne arrivano anche da Washington. Gli Stati Uniti considerano l’azione un gesto irresponsabile che mette a rischio la sicurezza regionale. “La comunità internazionale deve mandare un chiaro messaggio alla Corea del Nord sulle conseguenze di queste violazioni”, ha sottolineato il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, Tommy Vietor. “Il lancio può cambiare le carte in tavola”, ha spiegato al Los Angeles Times il professor Andrei Lankov, attento osservatore di quanto succede nella penisola coreana per la Kookmi Universy, “Gli Stati Uniti devono capire che la loro politica di benevola negligenza non sta funzionando. La Corea del Nord continuerà a sviluppare missili e tecnologia nucleare”.

di Andrea Pira