Governo Monti in trincea. L’esecutivo, in una giornata convulsa per le dichiarazioni di Berlusconi sullo spread e dell’Europa ma in particolare della Germania sul Cavaliere, si opporrà a qualsiasi tentativo di infilare nella legge di stabilità o in altri provvedimenti all’esame delle Camere favori elettorali; da qualunque parte arrivino. E’ la linea decisa oggi in Consiglio dei ministri, secondo quanto riferiscono fonti di governo. ”Abbiamo deciso che faremo di tutto per evitare l’assalto alla diligenza”, spiega un ministro presente alla riunione. Saremo ministri “di lotta e di governo”. Il pericolo è che i partiti, con l’approssimarsi del voto, tentino qualche blitz per favorire questo o quel bacino elettorale. Pericolo sottolineato da diversi ministri e condiviso anche dal presidente del Consiglio che ha concordato sulla necessità di restare vigili, soprattutto sulla legge di stabilità già pesantemente modificata in Aula.

L’intero governo, come ha sottolineato la nota diffusa al termine del Cdm, ha dato pieno sostegno alla decisione del professore di annunciare le dimissioni non appena si sarà verificata la disponibilità dei partiti a votare in tempi brevi proprio la legge di stabilità. Quello di oggi era il primo consiglio dei ministri dopo la decisione del Pdl di non votare la fiducia al governo e il successivo incontro tra il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e quello del Consiglio, Mario Monti. Nella riunione di oggi a Palazzo Chigi, il professore ha ufficializzato ai ministri la personale road map di qui a Natale. In pratica la notifica della chiusura di un’esperienza di governo condivisa per 13 mesi in 58 riunioni a palazzo Chigi. Con stile asciutto e senza fronzoli, il premier ha iniziato quella di oggi dando lettura del comunicato emesso sabato scorso al termine del faccia a faccia al Quirinale, indicando così in modo formale quello che sarà il percorso dell’esecutivo nelle prossime settimane. Una scelta condivisa da tutti i ministri, come ha reso noto palazzo Chigi al termine del Consiglio, sollecitati dallo stesso Monti a esprimere la loro opinione sull’esperienza di questi mesi e sul modo migliore per concluderla in modo proficuo.

Da parte di tutti i presenti sarebbero state sottolineate le difficoltà di questi mesi, l’orgoglio per i risultati raggiunti e anche il rammarico per non aver potuto portare a compimento in pieno alcuni provvedimenti a cominciare da quello sul riordino delle province che non sarà convertito in legge. Proprio per non sprecare il lavoro fatto è emersa la volontà di utilizzare il tempo a breve e medio periodo che vedrà comunque il governo rimanere in carica e a questo proposito Monti ha sollecitato i ministri a portare all’attenzione del Consiglio decisioni che potranno essere lasciate in eredità al prossimo governo. Nessuna ipotesi è stata avanzata su quando potrà essere il tempo a disposizione visto che non si è andati al di là delle ipotesi già circolate sul se, il come e il quando svolgere un eventuale election day, né tanto meno ci si è soffermati su quello che potrà essere il destino degli attuali componenti del governo nell’ambito di scenari politici futuri. Un discorso che vale naturalmente a partire dal presidente del Consiglio, che non si è minimamente sbilanciato su quelli che possono essere i suoi progetti politici futuri. 

Oggi il Cdm ha dato l’ok al ddl sulla convenzione di Instanbul contro la violenza sulle donne, ha confermato la funzione di rappresentanza delle prefetture, ha approvato lo stato d’emergenza dopo i nubifragi in Toscana, ha varato la semplificazione del codice militare e soprattutto ha dato il via libera al decreto sul fabbisogno e i costi standard nella sanità: su proposta del ministro della Salute, Renato Balduzzi, “il Consiglio dei ministri ha approvato il provvedimento che definisce i criteri attraverso cui individuare, tra una rosa di cinque Regioni, le tre virtuose per definire costi e fabbisogni standard regionali nel settore sanitario”.