99,3% di sì alla verifica semestrale. Tra tutte gli appuntamenti del tour, quello di Bologna era atteso come lo scoglio più difficile da superare. Invece Giovanni Favia, il consigliere regionale dell’Emilia Romagna finito nella bufera dopo aver denunciato l’assenza di democrazia interna ai microfoni (nascosti) di La7, supera anche la prova bolognese. E proprio nel terreno dove il Movimento 5 stelle sta vivendo gli scontri interni più aspri tra le due anime, quella più fedele a Grillo e quella più indipendente, incassa una vittoria con percentuali bulgare: solo 4 voti contrari, su 254. Praticamente il miglior risultato ottenuto in tutta la regione.

A tre mesi da quella puntata di Piazzapulita in cui Favia lavava i panni sporchi in diretta tv, le polemiche sembrano non aver scalfito la fiducia degli attivisti. In massa hanno risposto all’invito per l’incontro semestrale di verifica dell’operato, l’assemblea in cui gli elettori possono decidere se licenziare o no i consiglieri regionali.  Nonostante il parere di Grillo, che qualche settimana fa aveva sconfessato questo tipo di appuntamenti. “Non lo vivo come un attacco politico a Grillo” ha dichiarato Favia a fine serata. “Il voto è arrivato per il lavoro che portiamo avanti tutti i giorni nel territorio. Abbiamo scelto noi di fare questi incontri, liberamente, per confrontarci con i cittadini e farci giudicare in base a quello che facciamo. Era una promessa in campagna elettorale che abbiamo voluto mantenere”.

Nella sala congressi del centro 7 Gold di Bologna, per l’occasione stracolma di altre 300 attivisti, Favia e il suo collega in Regione, Andrea Defranceschi, hanno illustrato l’attività portata avanti nelle torri di viale Aldo Moro, tra lotta agli sprechi, raccolte fondi per i terremotati, e battaglie per l’abolizione dei vitalizi. Una serie di accessi agli atti, interrogazioni, progetti di legge, intervallati da spezzoni video tratti dalle assemblee regionali. Disteso il clima, forse anche per l’assenza degli esponenti del Movimento 5 stelle bolognese, da tempo in conflitto con Favia. Come l’eletto al Comune di Bologna, Massimo Bugani, che a differenza dei due colleghi, Marco Piazza e Federica Salsi, ha deciso di disertare l’appuntamento.

Ma l’incontro, iniziato intorno alle 21, non ha seguito l’iter classico delle assemblee che Favia e Defranceschi convocano due volte all’anno. Dopo la prima parte, la riunione si è trasformata nell’occasione per tirare la volata ai candidati bolognesi alle parlamentarie del Movimento 5 stelle, le votazioni online per selezionare gli aspiranti deputati che si chiuderanno giovedì sera. “La squadra che andrà a Roma, in mezzo agli squali” li ha definiti Giovanni Favia, prima di lasciare loro il centro della sala.

In piedi davanti alla platea, 18 dei 21 aspiranti deputati hanno preso il microfono a turno, cercando di raccontarsi in pochi minuti. C’era Giorgio Peretti, operaio di 52 anni: “Se alcuni anni fa mi avessero detto che avrei partecipato alla corsa per il Parlamento non ci avrei creduto”. C’era Mara Mucci, 30enne di Imola che, dopo essere stata licenziata per la gravidanza, porta come bandiera la lotta per i diritti delle donne precarie. E ancora: Renato Padoan, barista prestato alla “militanza grillina” fina dal primo V Day del 2007, e Matteo Dall’Osso, giovane ingegnere affetto da sclerosi multipla, che da anni racconta la sua malattia sul suo blog.

Seduti in prima fila anche i tre candidati tagliati fuori dalla competizione all’ultimo minuto: Lorenzo Andraghetti, Alessandro Cuppone, e Ivano Mazzacurati. “Sono contento perché abbiamo persone molto valide – si è sfogato Andraghetti, visibilmente emozionato – ma non voglio fare l’ipocrita: sono stato escluso senza motivo. E ormai è troppo tardi”. Tutti e tre sono stati comunque invitati a unirsi al gruppo. “Sono tre persone che hanno sempre lavorato con noi – ha detto Favia al microfono – e che purtroppo in questi giorni non sono più candidati”.