Il deputato regionale dell’Udc Giovanni Ardizzone è il nuovo presidente dell’Assemblea regionale siciliana. A scrutinio concluso, Ardizzone ha ottenuto 46 voti (su 90), qualcuno in meno rispetto a quelli su cui avrebbe potuto contare sulla corta. Tutti i 15 deputati del Movimento 5 Stelle hanno votato per il loro candidato, Antonio Venturino. Il segretario regionale del Pd, Giuseppe Lupo, ha avuto 4 voti, i deputati Cracolici, Cancelleri, Arancio e Alloro 2, mentre Leanza, Dina, Formica e Ferrandelli uno. Tredici le schede bianche, nessuna nulla. La notizia è che i deputati del Pd si sono spaccati al momento del voto.

E’ durata poco peraltro la presenza in aula di Franco Battiato, assessore regionale al Turismo, poco dopo l’insediamento e la presentazione della giunta Battiato ha lasciato Sala d’Ercole e non è più tornato. Non è stata l’unica ragione di curiosità del Battiato politico: ha anche fatto “arrabbiare” Ardizzone perché, contro le regole, si è presentato senza cravatta.

Raggiunta la soglia è scattato l’applauso, si è interrotto brevemente lo scrutinio e i deputati sono andati a congratularsi con il successore di Francesco Cascio. Poi Ardizzone ha stretto la mano al governatore Rosario Crocetta. Ardizzone, 47 anne, di Messina, alla quarta legislatura, è apparso visibilmente commosso. A incoraggiarlo, un buffetto del candidato alla presidenza della Regione del centrodestra Nello Musumeci.

Ma emergono i primi problemi nella maggioranza che ha vinto le elezioni nell’ottobre scorso. Il Pd, infatti, si è spaccato e Ardizzone è stato eletto solo grazie ai voti del Pdl. Così ha buon gioco il coordinatore regionale del Popolo delle Libertà, Giuseppe Castiglione, a dire: “Alla luce del sole abbiamo rispettato l’intesa istituzionale, i nostri deputati hanno votato per Ardizzone. E’ evidente che il Pd si è spaccato in due faide: da un lato Cracolici e dall’altro Lupo”. 

I consiglieri Cinque Stelle arrivano “in marcia” a Palazzo dei Normanni
La prima consiliatura dei Cinque Stelle in Sicilia è iniziata con una camminata dei 15 deputati terminata al Palazzo dei Normanni. Insieme a loro molti cittadini, simpatizzanti ed attivisti del movimento. Ad aprire il corteo, partito dai Quattro Canti, uno striscione con su scritto “In nome del popolo sovrano”. “Per portare avanti il programma del Movimento 5 Stelle ci sarà bisogno dell’impegno di tutti i siciliani – ha detto il capogruppo Giancarlo Cancelleri – siamo stati invitati a questa camminata dai cittadini in una sorta di accompagnamento verso le istituzioni. Un gesto simbolico che però ci responsabilizza motivandoci a portare avanti battaglie di buon senso in nome del popolo siciliano”. 

Il debutto di Crocetta: “Revocati i 21 giornalisti. Nucleare? Meglio la Sicilia di arance e palme”
E’ stato anche il debutto in consiglio del presidente Rosario Crocetta che ha ufficializzato la “revoca” di 21 giornalisti dell’ufficio stampa. “Non è detto che qualcuno di questi non possa fare parte del nuovo ufficio stampa che sarà ridotto e che avrà un solo capo redattore” ha precisato. Decisione che provoca la protesta del cdr e dell’Assostampa siciliana: “E’ un atto di arroganza”

Crocetta ha peraltro raccontato di aver “scoperto una cosa terrificante. In un dipartimento della Regione i soldi destinati ai fornitori transitavano nei conti correnti di alcuni dipendenti”. Il presidente della Regione ha parlato anche del “salvataggio” dei 6 miliardi di fondi europei: “Quando siamo andati a Bruxelles ci hanno dato fiducia concedendoci 15 giorni di proroga per salvare i 6 miliardi che stavamo perdendo: a causa di questa dilazione dei tempi, 140 milioni che pensavamo di spendere utilizzando fondi Ue saranno invece a carico del bilancio regionale, pazienza”. Crocetta ha aggiunto: “Ieri in giunta abbiamo affrontato temi importanti e abbiamo avviato atti di programmazione: dal Garante per l’infanzia e per i diversamente abili al tema del dissesto idrogeologico alle misure per salvare i fondi comunitari”.

Crocetta ha ulteriormente precisato la posizione sul nucleare dopo le polemiche per le parole dell’assessore Antonino Zichichi. ‘”L’unica Sicilia che ci interessa è quella dei limoni, delle arance e delle palme. Non vogliamo fare diventare quest’isola una bomba atomica e rispediamo al mittente qualsiasi considerazione in proposito, del resto Zichichi l’ha sempre pensata così” taglia corto il governatore.

Ardizzone: “L’Ars sarà un palazzo di vetro.  E mettiamo in discussione lo statuto speciale”
Da Sciascia al costituzionalista siciliano Temistocle Martines, da Pancrazio De Pasquale a Placido Rizzotto e Giorgio La Pira: Ardizzone li ha citati davanti ai 90 deputati regionali subito dopo la sua elezioni a presidente del Parlamento più antico d’Europa. Nel suo discorso, decisamente di sinistra, spazio anche a Falcone e Borsellino, definiti “giganti”. 

“La fiducia che gli elettori ci hanno accordato non può essere disattesa il giorno dopo il voto – ha detto Ardizzone nel suo discorso di insediamento da presidente – ma è uno sprone perché non si ricada negli errori di una politica clientelare. Mai più leggi di spesa approvate nottetempo e spesso frutto di compromessi al ribasso”.  “I siciliani col voto hanno dato un forte segnale di novità che non può essere disatteso – ha continuato – La dialettica con Musumeci e Cancelleri arricchirà il dibattito e sarà utile per compiere le scelte migliori e rispondere al meglio a questa domanda di rinnovamento”. Ardizzone infine ha avvertito: “Non è più il tempo dei gattopardi. Bisogna combattere la sfiducia, recuperare l’astensione e lavorare per lo sviluppo: questi i miei obiettivi”.  “L’Ars – chiarisce Ardizzone – sarà un palazzo di vetro, non ci saranno più interna corporis, saremo un palazzo trasparente per recuperare la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni. I costi della politica tagliati saranno quelli del decreto Monti, non reclameremo il nostro adeguamento al Senato”.

“Bisogna eliminare i rami secchi dello Statuto – ha aggiunto Ardizzone – Norme svuotate di contenuti, ripensando i meccanismi di impugnazione delle leggi e della promulgazione parziale, con i quali l’Ars rinuncia a far valere in parte le proprie prerogative davanti alla Corte costituzionale. E’ arrivato il momento di mettere in discussione l’Autonomia regionale speciale”. Insomma, citando il giurista Temistocle Martines, Ardizzone chiarisce: “Lo statuto ha ormai le sue rughe, anche le costituzioni invecchiano”.