E’ stato ritrovato il corpo dell’operaio di 29 anni dell’Ilva disperso in seguito alla tromba d’aria che ha colpito lo stabilimento mercoledì scorso. Lo hanno recuperato i sommozzatori dei vigili del fuoco. Il corpo era all’interno della cabina della gru finita in mare, individuata ieri a circa 30 metri di profondità, che era stata sbalzata in mare dalla forza del vento. Si chiamava Francesco Zaccaria, era nato a Taranto e residente nella frazione di Talsano. Era scomparso nelle acque di mar Grande, all’altezza del quinto sporgente del porto industriale, nell’area demaniale concessa all’Ilva.

Rischio amianto – Tra le conseguenze  del tornado che si è abbattuto sulle città di Taranto e Statte, c’è la diffusione di frammenti di amianto. “Abbiamo ricevuto segnalazioni che il tornado ha divelto ovunque tettoie in eternit, contenenti fibre d’amianto. Sulla strada 106 ci hanno segnalato pezzi di eternit frantumato sull’asfalto o ai lati della strada”, spiegano in una nota Alessandro Marescotti e Fulvia Gravame, del movimento ambientalista ‘Taranto respira’, riferendosi alle conseguenze. “Non sappiamo – aggiungono – se la torre di 80 metri crollata all’interno dell’Ilva avesse amianto al suo interno e chiediamo all’Ufficio igiene e amianto del Comune di Taranto di fornire una risposta in merito”.

Un tratto della statale 106, a duecento metri dall’ex ospedale Testa, è stato chiuso proprio per consentire la messa in sicurezza dell’area dopo che la tromba d’aria ha provocato il distacco delle coperture di alcuni capannoni all’interno dell’ex oleificio Costa. “Apprendiamo – osservano Marescotti e Gravame – che l’area è transennata e i dipendenti delle ditte vicine sono stati rimandati a casa”. Inoltre “l’area dell’oleificio appare ancora piena di amianto” e “non si sa che fine abbiano fatto i fondi Fas assegnati, ben 10.468.000 euro”. Secondo il movimento ‘Taranto respira’, l’episodio della tromba d’aria “ha una valenza generale: ricordiamo infatti che l’assenza di interventi di bonifica e di messa in sicurezza o il rinvio degli stessi espone il territorio a rischi che si aggiungono all’inquinamento già esistente; quando poi arriva l’ imprevisto che nessuno di augura – un’alluvione, una frana o un terremoto – le conseguenze sono ancora più difficili da gestire”.