Tutti e due le chiamano idee. “Dieci idee per cambiare” quelle di Pierluigi Bersani in altrettante brevi schede tricolori. “Idee” soltanto, ma 12 e ampiamente declinate, quelle di Matteo Renzi. Tutte in belle vista nei rispettivi siti; giudicabili, tweettabili, spedibili, scaricabili come meglio si crede. Sulle pagine web a regola d’arte del sindaco di Firenze ci sono anche gli indici di gradimento di Facebook: i “mi piace”, che però calano progressivamente, insieme all’attenzione dei lettori, dai 2.700 giudizi positivi della prima scheda sulle riforme istituzionali ai soli 15 dell’ultima sul ruolo dell’Italia nel mondo.

CONTRO LA CASTA. D’altronde per il sindaco “rottamatore” le riforme della politica sono anche uno dei temi punta. Quindi: abolire tutti i vitalizi, abolire le Province, abolire il finanziamento pubblico ai partiti, abolire anche una delle due Camere. E ancora: stabilire per i consiglieri regionali “un compenso e un budget per le attività di servizio uguale in tutte le Regioni” e affidare ai cittadini la scelta dei deputati e di un leader “messo in condizione di governare per l’intera legislatura e di attuare il programma proposto alle elezioni”.

Parole che trovano orecchie attente nel clima di risentimento che aleggia nei riguardi della classe politica e dei suoi privilegi. Difatti neanche Bersani si sottrae dal mettere al primo punto le riforme: “Occorre adeguare gli emolumenti della classe politica italiana alla media europea, riformare i partiti, ridurre il finanziamento pubblico, rafforzare la normativa contro la corruzione”, elenca la prima idea del segretario. Che però dopo la stagione berlusconiana vede finalmente nella prossima “una legislatura costituente” che affronti “il tema del rapporto tra stato, regioni e enti locali” e vari “norme stringenti in materia di conflitto d’interessi, legislazione antitrust, libertà l’informazione, falso in bilancio”.

“STATI UNITI D’EUROPA”. Poi viene l’Europa, tanto per il segretario che per il sindaco. E con l’orizzonte comune degli “stati uniti d’Europa”. Bersani chiede il coordinamento delle “politiche economiche e fiscali attraverso istituzioni comuni direttamente legittimate dalla popolazione tramite elezioni”. E lo stesso fa Renzi quando chiede “l’elezione diretta da parte dei cittadini europei” delle istituzioni continentali per “venire incontro ai problemi di milioni di disoccupati, soprattutto giovani, favorire l’inclusione sociale e combattere la povertà”.

La differenza si pone però sul piano nazionale, in Italia, dove il segretario del Pd  ritiene che “un patto di legislatura con le forze moderate rappresenti l’alternativa alle regressioni nazionaliste, antieuropeiste e populiste che sono e restano incompatibili con le radici di un’Europa democratica, aperta e inclusiva”. A sancire quella mano protesa verso i centristi che distingue Bersani da Renzi, quasi invertendone i ruoli.

ISTRUZIONE. In quanto all’istruzione, il segretario del Pd invoca “un piano straordinario contro la dispersione scolastica, misure per il diritto allo studio e investimenti sulla ricerca avanzata nei settori trainanti e a più alto contenuto d’innovazione”; non senza trascurare la qualificazione del corpo insegnante sottopagato. Renzi la prende invece dalla scuola dell’infanzia, proponendo di “dare al 40% dei bambini sotto i tre anni un posto in un asilo pubblico entro il2018”. Anche il sindaco sente il bisogno di “un forte investimento sulla scuola e, in particolare, sulla formazione e l’incentivazione degli insegnanti, sull’edilizia scolastica e sull’upgrade tecnologico della didattica”; sempre insieme alla “formazione in servizio per gli insegnanti”. In più lo sfidante invoca anche il dimezzamento degli atenei e dei privilegi dei cui godono i formatori, gli accademici, a discapito degli studenti.

FISCO. Altro snodo chiave e comunque è quello del fisco, diversamente articolato nelle schede dei due sfidanti. Il ridisegno del sistema proposto da Bersani prevede di “alleggerire il peso del fisco sul lavoro e sull’impresa, lottando contro l’evasione e spostando il peso del fisco sulla rendita e sui grandi patrimoni finanziari e immobiliari”. Secca e circostanziata la controproposta di Renzi: “Ridurre l’imposizione tributaria sui lavoratori dipendenti che percepiscono meno di 2000 euro netti al mese per un ammontare di 100 euro al mese” da finanziare “con i proventi del recupero della lotta all’evasione fiscale”. Inoltre il sindaco propone una lunga e dettagliata scheda sulla semplificazione fiscale a favore sia dei cittadini che delle imprese.

LAVORO E PRECARI. “Contrasteremo la precarietà, cambiando le norme e rovesciando le politiche messe in atto dalla destra nell’ultimo decennio – assicura il programma di Bersani – Combatteremo l’idea di una competitività giocata solo sull’abbassamento delle condizioni e dei diritti dei lavoratori”. Non è altrettanto categorico, ma più circostanziato, il sindaco di Firenze. Al punto 6 si legge infatti: “Proponiamo la sperimentazione, in tutte le imprese disponibili, per i nuovi insediamenti e/o le nuove assunzioni, di un regime ispirato al modello scandinavo: tutti assunti a tempo indeterminato (tranne i casi classici di contratto a termine), a tutti una protezione forte dei diritti fondamentali e in particolare contro le discriminazioni, nessuno inamovibile; a chi perde il posto per motivi economici od organizzativi un robusto sostegno del reddito e servizi di outplacement per la ricollocazione”.

WELFARE. Renzi colloca il tema della lavoro entro quella riforma del welfare che, osserva, manca solo a Grecia e Italia. Il sindaco pone l’attenzione anche sulla riforma del terzo settore e i nuovi servizi alla persona, mentre in materia di sanità il suo dettagliato decalogo in nove punti parte dall’idea di “abbandonare il criterio dei tagli lineari a favore di una definizione di standard su costi/efficacia”. Quanto poi alla riforma previdenziale introdotta da Elsa Fornero, per il sindaco “non verrà messa in discussione”.

A questo riguardo il programma di Bersani invece tace. Per il segretario è “lo squilibrio nel rapporto tra rendita e lavoro” che “mina alle fondamenta la sostenibilità del nostro welfare”. Occorre quindi che “chi ha di più” sia “chiamato a dare di più”, in modo di aiutare a migliorare le condizioni di vita di chi ha di meno. Chiosano invece le idee di Renzi che occorre anche “riformare il settore bancario, inserendo una più netta separazione tra attività commerciali e di investimento”.

BENI COMUNI. L’idea di Bersani è quella dei beni comuni quando dice che “sanità, formazione e sicurezza devono essere accessibili a tutti”. Secondo il segretario “l’energia, l’acqua, il nostro patrimonio paesaggistico e culturale, il welfare come la formazione sono beni che vanno tutelati” e per cui “bisogna introdurre normative che definiscano i parametri della gestione pubblica o, in alternativa, i compiti delle autorità di controllo a tutela delle finalità pubbliche dei servizi”.

GLOBALIZZAZIONE. Secondo il leader del Pd per “vincere la sfida della globalizzazione” occorre “tornare a puntare sull’eccellenza del Made in Italy”. Perciò è necessario individuare “aree d’investimento, ricerca e innovazione nell’industria, nella agricoltura e nei servizi”. In quest’ottica “siamo per una politica industriale che rispetti l’ambiente”, recita il programma di Bersani. “Dare la priorità alle manutenzioni e alle piccole e medie opere”, scegliendo “le grandi opere che servono davvero”, risponde Renzi. A questo proposito “il Mezzogiorno non è un’area geneticamente modificata, ma il banco di prova delle nostre proposte: ricambio della classe dirigente e rottamazione dei privilegi”. Renzi propone inoltre l’istituzione di un ministero della cultura e l’investimento nel turismo. Tutto ciò puntando sulla “sostenibilità ambientale: energie rinnovabili e riduzione dei rifiuti”.

DIRITTI. In coda ai due programmi le tematiche dei diritti. Renzi aggiunge anche la necessità di “ridurre il numero delle forze di polizia” e di “un solo numero di emergenza”. A discapito della matrice confessionale, il catalogo sui diritti del sindaco di Firenze poi spazia dalla “depenalizzazione” rispetto alla legge Fini/Giovanardi sulle tossicodipendenze, ai diritti delle coppie di fatto, la lotta omofobia, il divorzio veloce, i diritti delle famiglie omogenitoriali, la lotta alla violenza domestica, il testamento biologico. Si legge invece nella scheda di Bersani l’impegno “per contrastare la violenza sulle donne e promuovere con urgenza una legge contro l’omofobia”, il riconoscimento della cittadinanza ai nati in Italia e quello giuridico alle coppie omosessuali.

Memore delle precedenti esperienze di governo del centrosinistra Bersani aggiunge infine un’idea sulla responsabilità non petita. Cioè sul fatto che la coalizione si impegna a “sostenere in modo leale e per l’intero arco della legislatura l’azione del premier scelto con le primarie”, affidandogli la guida della maggioranza e la risoluzione delle controversie.