Fiom “irragionevolmente” privilegiata. E’ questa l’ultima posizione della Fiat sull’assunzione a Pomigliano dei 19 operai delle tute blu della Cgil imposta dalla Corte d’Appello di Roma per la loro discriminazione rispetto agli iscritti delle altre sigle sindacali. Nonostante le motivazioni dei giudici secondo il Lingotto la sentenza garantisce alla Fiom “un passaggio in Fabbrica Italia Pomigliano anticipato rispetto a tutti gli altri dipendenti” e le dà “una posizione di privilegio che non ha alcuna ragionevolezza”.

Non solo. Secondo l’azienda di Sergio Marchionne ci sono ”alcune distorsioni” che derivano dall’esecuzione della sentenza. “La Fiom ha inviato la lista dei suoi iscritti da cui selezionare le ulteriori 126 unità da assumere ai sensi della sentenza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre – sottolinea la società in una nota -. Tale lista risulta composta da 109 persone sicuramente iscritte perché hanno richiesto all’azienda di operare la trattenuta della quota sindacale e altre 38 la cui effettiva iscrizione non è accertata, per un totale complessivo di 147 iscritti presunti”.

L’adempimento della decisione giudiziale determinerà pertanto l’assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano del 100% degli iscritti Fiom attualmente in cassa integrazione straordinaria presso Fiat Group Automobiles (o dell’87% nell’ipotesi della effettiva iscrizione delle altre 38 persone). “Queste percentuali risultano molto superiori a quelle di qualsiasi altra organizzazione sindacale e garantiscono agli iscritti alla Fiom un passaggio in Fabbrica Italia Pomigliano anticipato rispetto a tutti gli altri dipendenti in attesa di essere riavviati al lavoro in Fip o in Fiat Group Automobiles: una posizione di privilegio che non ha alcuna ragionevolezza”, conclude l’azienda.

I termini fissati dalla Corte di Roma per l’assunzione degli operai iscritti alla Fiom scadevano oggi. E così oggi le diciannove tute blu che ieri hanno ricevuto la convocazione per “comunicazioni urgenti” hanno firmato il contratto per l’assunzione nello stabilimento. All’indomani della sentenza il Lingotto aveva risposto che per riassumere i lavoratori della Fiom sarebbero stati messi in mobilità altrettanti operai tra quelli che erano già passati dalla cassa integrazione sotto Fiat Group Automobiles al nuovo contratto con Fabbrica Italia Pomigliano, quello che le tute blu della Cgil non avevano sottoscritto.  “Fiom ha fatto ricorso anche contro la procedura di mobilità  –  ricorda il segretario regionale Massimo Brancato – Il 13 gennaio prossimo scadono i termini, ma confido che entro gennaio sia fissata anche la prima udienza del ricorso per dichiarare illegittima quella procedura”. 

Gli operai prenderanno servizio il 10 dicembre, perché ora allo stabilimento è scattata la cassa integrazione. Il primo a firmare è stato Ciro D., 32 anni: “Il primo pensiero va ai 2.300 ancora fuori – ha detto – siamo soddisfatti, ma non contenti, perché attendiamo il rientro di tutti. Oggi comincia il passo successivo. Adesso dentro la fabbrica – sottolinea – c’è anche la voce di chi è fuori”. Il secondo a firmare è stato Raffaele M. il quale ha comunicato che per il 28 dicembre percepiranno anche la liquidazione dovuta per le dimissioni dal gruppo Fiat, e che il 10 dicembre, giorno della ripresa produttiva, dovranno incontrare gli addetti di Fiat service. Intanto il segretario della Fiom, Maurizio Landini, parla di “vittoria della democrazia” e invita la Fiat a “cambiare registro” per fare un “nuovo accordo”.