“Secondo i dati diffusi dall’Istat, sono 13mila le persone che hanno usufruito almeno una volta dei servizi di mensa e accoglienza, messi a disposizione nella città di Milano. Cosa sono 2500 posti (mille in più rispetto all’anno precedente, ndr) preparati dal Comune nei dormitori cittadini di fronte a questi numeri? In un anno la popolazione dei senza dimora è raddoppiata e sempre più spesso si vedono per strada ragazzi sotto i trent’anni. Italiani, non migranti” (leggi i dati dell’ultimo dossier sulla povertà della Caritas Ambrosiana).

Anche alla vigilia della presentazione del suo libro, Wainer Molteni non smette di essere critico nei confronti delle istituzioni e di pensare ai suoi “fratelli”. Del resto anche il titolo del libro “Io sono nessuno” (Dalai editore, 15 euro) rimanda a questo. Significa: questa è la mia storia, ma potrebbe benissimo essere la vostra, perché scivolare ai margini della società è un attimo. Anche se hai una laurea in sociologia, una specializzazione in criminologia e un master nella sede dell’Fbi a Quantico, negli Stati Uniti. Basta una scelta sbagliata, la perdita del lavoro e a poco a poco, se non hai una famiglia a cui ricorrere o sei troppo orgoglioso per chiedere aiuto, ti ritrovi in strada. Nel caso di Wainer l’incubo si era materializzato con la Guardia di finanza davanti alla sede della società per cui lavorava: bancarotta fraudolenta. Con le sue credenziali si era illuso di poter rientrare nel mondo del lavoro in fretta. Un’illusione che è durata per quasi 7 anni. Da quel momento inizia la sua seconda vita, quella in strada.

Il libro di Wainer si apre con l’articolo tre della Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge… E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”. Nel 2009 guida l’occupazione del dormitorio di via Maggianico, in polemica con la chiusura del centro alla fine del “Piano freddo“.

E’ un combattente Wainer, figlio di due aderenti a Lotta Comunista, per anni in fuga a Marsiglia. Ma nel tempo la strada lo inghiotte. Fino a quando, un giorno, posta su internet una richiesta di indumenti e sacchi a pelo, ricevendo una risposta insperata: arriva tantissimo materiale. Occorre trovare un magazzino e organizzare la distribuzione. Inizia il dialogo con la precedente giunta comunale e l’assegnazione di una casa.

Da allora ha dato vita a un agriturismo a Serravalle Pistoiese, che impiega ex clochard, e sta lavorando all’apertura di un’altra struttura in Romagna che potrebbe occupare una trentina di persone. L’anno scorso a Milano ha coordinato le ronde per la distribuzione di sacchi a pelo nel periodo più freddo e ha organizzato la “Mensa sotto le stelle“, la domenica sera in piazza Fontana. “Quest’ultima, però,  abbiamo deciso di non farla più- corregge subito – perché a Milano l’assistenza di prima soglia c’è e funziona. Pure troppo, perché dietro al business degli aiuti girano un sacco di soldi. Così l’assistenza, che nei primi giorni trascorsi in strada è importantissima, finisce per diventare assistenzialismo che ingabbia. Ciò che manca è il passaggio successivo, il reinserimento nella società. Ed è ciò in cui abbiamo deciso di specializzarci noi. A Serravalle Pistoiese siamo un bellissimo gruppo, molto unito e attivo, ma siamo tutte persone che hanno trascorso al massimo 5- 7 anni in strada. Se sono di più, non ce la si fa a lasciarseli dietro le spalle. Eravamo partiti in 18: tre hanno deciso di tornare alla loro vita precedente. Due abbiamo dovuto allontanarli per altri problemi.”

Serravalle Pistoiese è un sogno reso possibile grazie alla disponibilità di Angelo Garda e Silvana Bulgari, che hanno scelto di mettere a disposizione il loro podere per usi sociali. In tre mesi, con l’attività di ristorazione, aveva raggiunto il pareggio di bilancio. Poi, ad agosto, il “normale” controllo che viene fatto entro i 60 giorni dall’avvio di un’attività, segna una battuta di arresto: “Sapevamo che sarebbero venuti a controllare che tutto fosse in regola – racconta ancora Wainer – Quello che non ci aspettavamo è che arrivassero in 40, alle 6 del mattino. Nas, Asl, Inail, Inps e perfino la Digos, oltre a carabinieri della stazione di Pistoia e Serravalle. Alle due del pomeriggio erano ancora lì, ma a mezzogiorno è uscito il comunicato stampa con l’elenco di tutte le cose che ci venivano contestate ( e che abbiamo poi sistemato nei tempi previsti dalla normativa)”.

E non è tutto: “In tre ore Guru, un ragazzo ghanese irregolare che lavorava con noi, è stato portato nel Cie di Gradisca D’Isonzo (da cui, poi, siamo riusciti a farlo uscire). Da quel momento è partita una campagna stampa contro di noi, che ha portato alla chiusura dell’attività di ristorazione. Allora ci siamo inventati il mercatino dell’usato in conto vendita, che in questi tempi di crisi  sta portando ottimi risultati. Poi ci resta la produzione agricola, che sta incominciando a dare i suoi frutti. A giorni inizieremo la raccolta delle olive. La previsione è quella di riuscire a produrre 1500 litri d’olio”.