David Petraeus, il direttore della Cia che si è dimesso per aver avuto relazioni extraconiugali, punta il dito sui vertici delle altre agenzie di intelligence federali, accusandole di aver modificato il primo rapporto Cia sui fatti di Bengasi in cui già si parlava di attacco terroristico. Lo ha riferito un parlamentare che ha assistito all’audizione dell’ex direttore della Cia in Congresso. Il caso del generale ha rischiato di coinvolgere anche il neo eletto Barack Obama, “accusato” di essere a conoscenza dello scandalo. Anche se la Casa Bianca ha smentito. La vicenda delle dimissioni e della relazione extraconiugale si sono di fatto agganciate alle polemiche sorte tra Cia e Fbi e legate alla cattiva gestione della crisi di Bengasi, che lo scorso settembre ha portato alla morte dell’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens.

“No”:  così – secondo quanto riportato da un senatore – l’ex direttore ha risposto alla domanda se lo scandalo (la relazione extra-coniugale con la sua giovane biografa Paula Broadwell, ndr)in cui è stato coinvolto può influire sulla sua testimonianza sui fatti di Bengasi. La domanda gli è stata posta all’inizio dell’audizione a porte chiuse davanti alla Commissione Servizi della Camera, durante la quale il generale ha chiesto anche scusa al Congresso per lo scandalo che lo ha travolto e lo ha portato alle dimissioni. Petraeus – raccontano alcuni parlamentari presenti all’audizione a porte chiuse – è apparso dispiaciuto, ma forte, molto professionale e concreto nell’esporre la sua versione su come andò l’11 settembre a Bengasi, attenendosi ai fatti e senza divagazioni su altre questioni. A parte il breve riferimento allo scandalo fatto all’inizio della testimonianza per scusarsi.

Petraeus ha dichiarato che la Cia aveva subito stabilito che quello che era accaduto a Bengasi era un atto terroristico e non una manifestazione diventata violenta. La rappresentante americana alle Nazioni Unite, e candidata alla poltrona di segretario di stato, Susan Rice, aveva dichiarato, primo commento di un rappresentante dell’Amministrazione dopo l’attacco che la sede diplomatica era stata assalita dai manifestanti arrabbiati per il film blasfemo su Maometto. Alcuni parlamentari democratici hanno quindi messo in evidenza che la Rice – accusata dai repubblicani di aver nascosto la verità – parlò di manifestazione spontanea degenerata semplicemente basandosi sui primi ‘talking points’ che furono diffusi dall’intelligence, quelli che Petraeus ora dice furono modificati. Petraeus ha poi spiegato che non ci fu “nessuna interferenza della Casa Bianca”: respingendo  l’ipotesi che l’amministrazione Obama sia intervenuta per fuorviare l’opinione pubblica sulle reali cause dell’attacco al consolato Usa di Bengasi. 

Per la prima volta, dopo aver rassegnato le dimissioni da direttore generale della Cia, Petraeus era riapparso oggi in pubblico arrivando al Campidoglio di Washington, sede del Congresso federale, per l’annunciata audizione a porte chiuse davanti alla commissione Servizi Segreti della Camera dei Rappresentanti.  Per poi rispondere alle domande di della corrispondente commissione del Senato. Dopo l’attacco all’ambasciata Usa, l’11 settembre scorso anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle, il generale andò di persona nella capitale libica Tripoli, per raccogliere informazioni di prima mano da diverse persone a vario titolo coinvolte nell’accaduto: i parlamentari che lo stanno sentendo hanno preannunciato di voler sentire esporre dalla viva voce del controverso generale gli elementi da lui raccolti. All’arrivo a Capitol Hill, Petraeus aveva evitato accuratamente la folla di giornalisti, fotografi e operatori che lo attendevano, entrando da una porta secondaria senza rilasciare dichiarazioni.