Beppe Grillo ribatte all’accusa di maschilismo piovutagli addosso dopo l’accenno al “punto G” riferito alla partecipazione della consigliera comunale bolognese dei 5 Stelle Federica Salsi a Ballarò su Raitre. Lo fa pubblicando sul suo blog una vera e propria invettiva contro il “politically correct”, contro la “libertà di parola minacciata, castrata” da un “neopuritanesimo”, una “Lourdes linguistica che edulcora e trasforma le parole, sostituisce la realtà, si pone come sudario sul corpo vivo della società”.

La “Lourdes linguistica”, secondo l’ispiratore del Movimento 5 Stelle, è eretta per proteggere “le istituzioni”. Anzi, “il Sistema”, che “nelle sue varie e molteplici forme, diverse, ma protette dal medesimo scudo di perbenismo, da una vernice di merda decennale che non puzza, ma soltanto ‘odora’, usa il politically correct per mozzare le lingue, etichettare, isolare chiunque ritenga altro da sé”.

Seguono citazioni colte e un elenco ironico di frasi debitamente edulcorate: “Chi è il capitano Achab? Un portatore di un atteggiamento scorretto verso le balene. Non facciamo fiasco, riusciamo meno bene del previsto. Non siamo drogati, eccediamo nell’uso di sostanze stupefacenti. Non siamo paralizzati, ma affetti da tetraplegia. Un cadavere va chiamato ‘persona non vivente’ e di conseguenza, un cadavere grasso sarà una persona non vivente portatrice di adipe” .

Insomma, “la verità offende persino quando, per conclamarla, si usano metafore o perifrasi. Se la verità offende, la metafora offende sommamente se riferita alla sfera sessuale”. La conclusione va diretta contro il Palazzo: “Il linguaggio politico è inteso a far sembrare veritiere le menzogne e rispettabile ogni nefandezza, e a dare una parvenza di verità all’aria fritta. La verità è ormai diventata insulto. Ci vediamo in Parlamento, sarà un piacere”.