Sprechi e politiche clientelari. La più classica storia all’italiana si nasconde dietro l’organizzazione dei nuclei operativi Cites, ovvero quei reparti della Forestale incaricati di fare rispettare la convenzione di Washington sul commercio internazionale delle specie di flora e fauna in via di estinzione. E’ questo il motivo che secondo i sindacati spiega la strana dislocazione degli agenti sul territorio nazionale. Dove regioni come Veneto, Lombardia e Toscana sono sguarnite di uomini, sebbene abbiano una forte concentrazione di case di moda, industrie di trasformazione del pellame e, di conseguenza, il primato nell’export di prodotti di derivazione animale. Mentre la Sicilia, agli ultimi posti per esportazioni in questi settori, è in testa alla classifica delle forze schierate. Accade così che sull’isola siano stati impiegati 30 uomini per eseguire meno di dieci controlli su merce Cites in tutto il 2011, quando in Lombardia la responsabilità di quasi 22mila verifiche è stata lasciata ad appena 14 colleghi.

Numeri che mettono a rischio l’adeguatezza e l’efficacia di un compito cruciale: in base alle stime Onu, pellami e prodotti proibiti di derivazione animale e vegetale alimentano a livello mondiale un business illecito da 8 miliardi di dollari all’anno, secondo solo al traffico di stupefacenti e a quello di armi. I Paesi che aderiscono alla convenzione per salvaguardare le specie protette sono 176. Tra questi c’è pure l’Italia, dove il rilascio dei certificati necessari all’importazione e all’esportazione dei prodotti regolamentati dalla Cites è sotto la responsabilità del Corpo forestale dello Stato. Che è anche delegato, attraverso i nuclei operativi, al controllo delle merci Cites che passano in dogana. E proprio qui salta fuori il problema. I dati Istat mostrano quali siano le regioni con maggior volume di export nei settori abbigliamento (compresi capi in pelle e pelliccia) e accessori in pelle: nel 2011 il Veneto ha esportato merci per 7,5 miliardi di euro, seguono Lombardia (6,8 miliardi) e Toscana (6,3). La Sicilia, invece, ha esportato appena 21 milioni di euro nei due settori.

Una classifica che va in senso contrario rispetto a quella delle risorse assegnate ai nuclei Cites, che vede in testa la Sicilia, con i presidi doganali di Palermo (porto e aeroporto), dello scalo Fontanarossa di Catania e del porto di Trapani. Mentre le altre regioni arrancano: non solo la Lombardia con 14 uomini, ma anche la Toscana (11) e il Veneto (8). E così, rispetto ai nemmeno dieci controlli dei 30 colleghi siciliani, ne 2011 il carico di lavoro per i quattro forestali dell’aeroporto milanese di Malpensa e per i cinque di Linate è stato ben diverso: a loro è toccato gestire più di 15mila verifiche. Simile la sorte dei cinque uomini alla dogana terrestre di Ponte Chiasso, con più di 6mila pratiche.

Contattato da ilfattoquotidiano.it il Sapaf, il sindacato più rappresentativo dei forestali, parla di “sprechi interni” che rendono ancora più gravi i problemi causati dalle “scarse” risorse umane sul territorio. “L’apertura di ulteriori sedi del Corpo forestale, come i nuclei per il controllo del commercio di specie protette, in ambiti di minore necessità come Palermo e Catania – accusa il segretario lombardo Fabio Cantoni – lascia sguarnite sedi di maggior rilevanza come Malpensa e Linate”. Parole che trovano riscontro anche nei dati diffusi ogni anno dall’Enac. Secondo l’Ente nazionale per l’aviazione civile, Malpensa è infatti il primo aeroporto italiano per merci di qualsiasi tipo in arrivo o in partenza: nel 2011 sugli aerei decollati o atterrati sono stati caricati oltre 450mila tonnellate, di cui il 99,5 percento su voli internazionali. A Linate le tonnellate in transito nel 2011 per import ed export sono state più di 16mila. Numeri di diversi ordini di grandezza maggiori rispetto a quelli che si hanno negli aeroporti di Catania, dove nel 2011 sono transitate su voli commerciali internazionali meno di 341 tonnellate di merce, e Palermo (25 tonnellate).

Piuttosto che analizzare i dati di export e di traffico, però, i vertici del Corpo forestale seguono altre logiche: “C’è una politica di tipo clientelare – spiega al fatto.it Stefano Citarelli, coordinatore nazionale della Fp Cgil per la Forestale – Ormai nel corpo entra solo chi proviene dalla ferma breve nell’esercito. La maggior parte degli agenti sono così originari del Centro Sud e dopo essere stati assegnati alle regioni settentrionali chiedono di tornare vicino a casa”. Insomma, in Lombardia non ci vuole rimanere nessuno, mentre la Sicilia è molto gettonata. E il più classico clientelismo fa sì che le richieste prima o poi vengano accontentate. “A volte – aggiunge Massimiliano Violante, coordinatore generale della Uil Pa per la Forestale – l’amministrazione scavalca anche le regole che come sindacati abbiamo cercato di mettere per raggiungere una maggiore efficienza”.

I vertici della Forestale respingono ogni accusa. “A settembre gli uomini dei nuclei operativi Cites della Sicilia sono stati ridotti a 23, dopo il trasferimento di alcune unità in altri uffici dell’isola – sostiene Giuseppe Graziano, comandante regionale della Calabria competente anche per la Sicilia – Stiamo sviluppando attività di competenza statale che prima erano trascurate. E i nuclei operativi vengono impiegati anche per il supporto logistico sul territorio ad attività come il controllo agroalimentare, la lotta alla contraffazione e all’ecomafia”. Compiti che però rischiano di essere in contrapposizione con le disposizioni interne sull’esclusività delle mansioni del personale Cites. E che rischiano di essere in concorrenza con le funzioni che, nelle regioni a statuto speciale come la Sicilia, la legge affida ai forestali regionali, anziché al Corpo forestale dello Stato, responsabile solo della salvaguardia della Cites e delle attività di polizia giudiziaria.

Secondo Cantoni del Sapaf, i problemi di distribuzione delle risorse non si limitano ai nuclei operativi Cites: “Queste incongruenze – spiega -, unite all’ipotesi che circola in questo periodo di un’ulteriore cura dimagrante per tutte le sedi della forestale nel Nord Italia, stanno facilitando il gioco alla criminalità organizzata. Non solo nel commercio illegale di prodotti derivati da specie protette, ma anche in altri settori che, come lo smaltimento illecito dei rifiuti, mettono a rischio la salute pubblica e l’economia del Paese”.

Una riorganizzazione della Forestale, per Cantoni, deve andare di pari passo con l’unificazione di tutte le forze di polizia: “Tale soluzione permetterebbe una notevole riduzione e razionalizzazione della spesa pubblica, oltre che un aumento dell’efficienza dei servizi alla cittadinanza”. Un passo in questa direzione ha provato a farlo il deputato del Pd Ettore Rosato, che a fine 2011 ha presentato una proposta di legge per l’istituzione di una polizia ambientale dipendente dal ministero degli Interni, in cui far confluire gli agenti della Forestale. Ma, dopo l’opposizione degli altri sindacati e l’indifferenza dell’esecutivo, la proposta è rimasta chiusa in un cassetto. E senza alcuna discussione, nonostante sotto il governo dei tecnici sia di moda la spending review.

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