Chi era il garante politico nonché morale di Domenico Zambetti, l’assessore lombardo in mano alle ‘ndrine? Per Roberto Formigoni era Gianfranco Rotondi, ex ministro berlusconiano e fondatore della Dc per le autonomie. Lo ha sostenuto il 29 ottobre nella sua deposizione a Ilda Boccassini, procuratore aggiunto di Milano. Contesto: la campagna elettorale per le regionali del 2010. Ha detto Formigoni: “Rotondi venne e il discorso che fece fu questo ‘Guarda Roberto, io conosco Zambetti da più di 30 anni, è una persona seria, non farebbe sciocchezze, posso garantire è bravo, fidati, fidati, fidati’. Va osservato che Gianfranco Rotondi è una persona di peso all’interno Pdl, è uno dei cosiddetti fondatori del Pdl e Zambetti era rappresentante della sua componente politica nel Pdl. Per cui alla fine mi risolsi a inserire Zambetti in giunta”.

Rotondi, lei avrebbe garantito sull’onestà di Zambetti, altrimenti Formigoni non lo avrebbe messo in giunta.

Formigoni ha i ricordi confusi. La sua deposizione è frutto di una grande miseria umana. A questo punto mi fido più della Boccassini che di lui. Ho già chiesto di essere ascoltato. La storia di Zambetti è molto diversa.

Quanto diversa?

Innanzitutto non lo conosco da 30 anni. Negli anni 80 ero uno studente di Legge a Napoli ed ero nella Dc irpina.

Se non sono 30 anni quanti sono?

Dodici. Ho conosciuto Zambetti nel 2000 quando venni eletto consigliere regionale della Lombardia nel listino di Formigoni. Io ero nel Cdu di Buttiglione e fu Rocco a portarci entrambi nell’Udc nel 2002.

Quindi Zambetti era legato a Buttiglione?

Certamente.

Poi?

Nel 2001 io vado a Roma, eletto alla Camera, e in seguito esco dall’Udc per fondare la Dc per le autonomie. Nel 2005 Zambetti viene rieletto al consiglio regionale lombardo nell’Udc, ancora legato a Buttiglione. Diventa subito assessore.

Però rompe con l’Udc.

Nel 2006 venne da me e disse che non credeva nel partito di Casini. Entrò nella Dca per rimanere legato a Berlusconi.

Lei se lo prese.

Su Zambetti avrei messo una mano sul fuoco. Era un politico tradizionale, legato al territorio e ai nostri ambienti democristiani, compresa l’Azione cattolica. Quando ho letto gli atti dell’inchiesta sono rimasto sbalordito.

Zambetti era già assessore.

Per me era grasso che colava. Nel 2005 non ero riuscito a presentare la lista della Dca in Lombardia. Formigoni sostenne questo passaggio e secondo me lo ispirò anche per mandare un avvertimento all’Udc.

Si arriva alla campagna elettorale del 2010.

Formigoni sbaglia le date.

Perché?

La conferma di Zambetti fu naturale, era stato uno dei collaboratori più fidati e stretti di Formigoni.

Nessuna trattativa con garanzie morali?

Nessuna. Il colloquio con Formigoni risale al febbraio scorso, quando c’è stato il rimpasto causato dalle questione delle quote rose.

Che vi diceste?

Formigoni voleva cacciare Zambetti, è vero. E io l’ho difeso, anche questo è vero. Ma i dubbi sull’affidabilità morale e la ‘ndrangheta non c’entrano nulla. Non ne abbiamo mai parlato. Lui doveva mettere una donna e voleva far fuori Zambetti. Io mi impuntai, era il nostro unico assessore regionale in Italia. Poi accadde una cosa strana.

Cioè?

Zambetti non uscì dalla giunta e poco dopo scrisse per Libero un editoriale in cui sosteneva la candidatura a premier di Formigoni al posto di Berlusconi. Nel mio partito ci fu una rivolta e gliene chiesi conto.

Lui?

Mi disse che era una delle condizioni imposte da Formigoni per la riconferma ad assessore.

Un formigoniano doc?

Zambetti lo è sempre stato, perciò mi sembra surreale questa fretta con cui adesso il Pdl e Formigoni lo scaricano su di me, che sono l’ultima ruota del carro, altro che influente.