I ribelli siriani tentano di consolidare la loro avanzata nel nord attaccando un’importante base aerea militare nei pressi di Aleppo mentre domani a Doha, in Qatar, le varie anime delle opposizioni all’estero e in patria si riuniranno per cercare di superare le rivalità e presentarsi come unico interlocutore rappresentativo di chi in Siria, con o senza le armi, da oltre un anno e mezzo è in strada contro il regime.

Le forze fedeli al presidente Bashar al Assad hanno dal canto loro intensificato i raid aerei bombardando a tappeto le principali località della rivolta: i sobborghi di Damasco, Daraa, Aleppo, Homs, Dayr az Zor, Idlib (dove si combatte per il controllo dello strategico aeroporto militare di Taftanaz).

I ribelli hanno portato un assalto in grande stile, lanciato all’alba di sabato contro la base aerea di Taftanaz, nel nord della Siria, sulla direttrice che collega Aleppo e Damasco. Il Free Syria Army ha cercato di conquistare la base, anche con l’appoggio – ed è la prima volta – di razzi e mitragliatrici pesanti montate su pick-up. Non è chiaro se l’assalto, a cui hanno partecipato diverse “brigate” del Fsa, abbia avuto successo. Secondo l’emittente iraniana Press Tv, le truppe regolari siriane sono riuscite a respingere l’offensiva. L’agenzia di stampa ufficiale siriana Sana scrive che sono stati uccisi “un gran numero di terroristi e sono stati distrutti molti veicoli”. Secondo l’Ap, invece, l’obiettivo dei ribelli è di rendere inutilizzabile la base, da cui negli ultimi mesi sono partiti sia i caccia sia gli elicotteri d’attacco che hanno colpito duramente le posizioni dei guerriglieri così come i quartieri residenziali di Aleppo e di altre città del nord. Stando a quanto riferito da Al Jazeera, le truppe regolari sarebbero state rinforzate da una colonna corazzata arrivata da sud e almeno 20 guerriglieri sono morti nell’attacco alla base aerea.

Gli scontri nella provincia di Idlib sono durissimi da diversi giorni. Negli ultimi giorni, secondo i Comitati di coordinamento locali, una delle componenti dell’opposizione anti-governativa, ci sono stati violenti bombardamenti sulla cittadina di Harem, dove almeno 70 persone sarebbero morte. L’Afp aggiunge bombardamenti ci sono stati anche sul quartiere al-Ghouta, uno dei sobborghi orientali della capitale Damasco, che nei giorni scorsi le truppe governative avevano cercato di riconquistare dai ribelli.

Un’altra base aerea, quella di Saraqeb, sempre nel nord, 50 chilometri a sudovest di Aleppo, è invece stata conquistata dai ribelli giovedì, dopo che le truppe regolari hanno preferito ripiegare per evitare di rimanere isolate.

Secondo gli osservatori dell’Onu, nella cattura della base un reparto di ribelli, pare legati alla “brigata” Fronte al-Nusra, di ispirazione fondamentalista, ha ucciso 28 soldati regolari, già prigionieri. Un video diffuso su internet mostra dei soldati che vengono picchiati dai ribelli, poi allineati sul pavimento di un locale della base e poi si sentono le raffiche di mitra che lasciano intendere che i soldati sono stati massacrati. Per l’Onu, il video stesso potrebbe essere una prova di un crimine di guerra: “Il fatto che questi soldati non fossero più in condizioni di combattere potrebbe rendere questo evento un crimine di guerra”, ha detto Rupert Colville, portavoce del Comitato Onu per i diritti umani. Il dipartimento di stato di Washington, attraverso la portavoce Victoria Nuland ha condannato l’accaduto. “Non c’è alcuna giustificazione per questo comportamento – ha detto Nuland – Condanniamo tutte le violazioni dei diritti umani in Siria, da qualsiasi parte provengano”. “Richiamiamo il Free Syria Army al rispetto dei diritti umani – ha detto all’Afp Radif Mustafa, capo della commissione diritti umani del Consiglio nazionale siriano, il principale cartello delle opposizioni antigovernative. “Non possiamo rimanere in silenzio di fronte a queste violazioni, perché in questo modo potrebbero aumentare e ognuna di queste violazioni danneggia lo spirito della rivoluzione e i suoi principi di libertà, dignità e rispetto”.

La questione delle violazioni dei diritti umani commesse dalle formazioni ribelli, quantomeno da una parte di esse, rischia di essere uno dei temi al centro del vertice che si apre nei prossimi giorni in Qatar. Il vertice dovrebbe riunire le varie anime dell’opposizione antigovernativa e – almeno nei desideri del Qatar e degli Stati Uniti – contribuire a far emergere un “rinnovato” Consiglio nazionale siriano, più aperto agli elementi che si trovano ancora in Siria impegnati nella lotta armata contro il governo, e anche a figure dell’apparato statale che hanno disertato negli ultimi mesi. La proposta, avanzata da uno degli oppositori di lungo corso, Riad Seif, è quella di “sciogliere” il Cns in una più ampia Iniziativa nazionale siriana, a sua volta quadripartita: un ramo politico, che includa sia gli oppositori in esilio che quelli in Siria; un comando militare unificato; un comitato giudiziario e un governo di transizione, che dovrebbe iniziare a lavorare sul dopo-Assad. Non è chiaro se questo obiettivo sarà raggiunto o se le divisioni che attraversano le opposizioni continueranno a impedire la formazione di un “cartello” più ampio, capace di diventare un interlocutore riconosciuto e credibile su cui puntare per quando le armi finalmente smetteranno di crepitare.

di Joseph Zarlingo