Arriva in Italia il documentario su John McNeill, prete gesuita gay, nato e vissuto negli Usa, che si è battuto per il riconoscimento dei diritti delle persone omosessuali e che, proprio a causa del suo impegno, è stato espulso dalla Chiesa cattolica.

Un personaggio simbolo della lotta contro le discriminazioni di lesbiche e gay, diventato il protagonista di “Taking a chance on god” (Scommettere su Dio), diretto da Brendan Fay. Il docufilm è uscito nel 2011 negli Stati Uniti, dove ha avuto un grande successo e un’ampia diffusione, e il 25 ottobre è arrivato in Italia. Dopo essere stato scelto per l’apertura del Florence queer festival di Firenze, oggi “Taking a chance on god” verrà proiettato a Milano (alle 20.30 nella sede dell’associazione Guado in via Soperga 36) alla presenza del regista. Il 28 ottobre, invece, sarà il turno di Roma e il 30 di Napoli. Seguiranno Palermo (il 31 ottobre, al cinema De Seta alla presenza di Don Barbero). Quindi, Trapani (2 novembre) e Catania (4 novembre), dove verrà proiettato nella Parrocchia della buona morte.

Il documentario ripercorre le tappe della vita di McNeill: l’infanzia a Buffalo, la detenzione in un campo nazista, la scelta di diventare un religioso, l’impegno per la pace durante la guerra in Vietnam, la lotta per cambiare l’atteggiamento della chiesa nei confronti delle persone omosessuali, l’attività di supporto psicologico a lesbiche e gay negli anni ’80, durante l’epidemia di Aids. I suoi libri scandalo “Sex as god intentended” e “The church and the homosexual” hanno influenzato non solo il movimento degli omosessuali cattolici americani (con la nascita di Dignity), ma anche lo sviluppo della Metropolitan community church (dichiaratamente inclusiva nei confronti di lesbiche e gay) e il movimento che ha portato alla consacrazione del primo vescovo omosessuale nella Chiesa episcopaliana.

Nel 1983 McNeill fu obbligato al silenzio dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI. Gli venne imposto il divieto di parlare e scrivere di argomenti legati all’omosessualità. Un diktat che McNeill riuscì a rispettare soltanto per pochi anni. Nel 1987 venne espulso dall’ordine dei gesuiti per “pertinace disobbedienza”. L’anno prima, Ratzinger firmò “De pastorali personarum homosexualium cura” (Cura pastorale delle persone omosessuali).

Nonostante la cacciata dalla Chiesa, McNeill ha comunque continuato il suo ministero, come teologo, terapeuta e attivista. Ancora oggi, che ha 83 anni, attraverso il suo blog e i suoi viaggi, proclama l’amore omosessuale come santo e incoraggia le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in tutto il mondo. Da 46 anni è legato a Charles Chiarelli, che ha sposato legalmente a Toronto nel 2008.

Nel documentario la sua storia viene ripercorsa attraverso le interviste a vescovi, sacerdoti, attivisti colleghi, amici e familiari. Tra questi: il reverendo Nancy Wilson, capo della Metropolitan community church; Mary E. Hunt, teologa femminista; Gene Robinson, il primo vescovo apertamente gay nella Chiesa episcopale; il comico Kate Clinton; il vescovo cattolico Thomas Gumbleton, apertamente pro-Lgbt; Robert Carter (co-fondatore di Dignity /New York nel 1972); Jim Lloyd, il funzionario del ministero romano cattolico che sostiene il celibato e l’astinenza sessuale per le persone Lgbt.