“La Regione Piemonte è tecnicamente fallita“. Non bastava lo scandalo delle autocertificazioni (migliaia di euro netti in busta paga rimborsati a decine di consiglieri per non meglio precisate ‘missioni sul territorio’), ora arrivano le secche parole dell’assessore alla Sanità Paolo Monferino che colpiscono come uno schiaffone i membri della Commissione Bilancio di Palazzo Lascaris.

Il Piemonte, insomma è sull’orlo del default e a poco servono le precisazioni dell’entourage del presidente Roberto Cota, secondo cui le parole dell’assessore non sarebbero altro che “un’esortazione a non far più finta di niente”. Monferino è uomo misurato (a differenza di tutti i suoi colleghi non ha mai chiesto un euro di rimborso) e il suo ingresso nella Giunta Cota risale all’agosto 2011, quando subentrò a Caterina Ferrero del Pdl, arrestata e rinviata a giudizio per una locale ‘sanitopoli’ nonché nuora di Nevio Coral, ex sindaco di Leinì sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa (proprio ieri a Torino si è aperto il maxiprocesso per l’operazione ‘Minotauro‘). Se arriva a dichiarare default, dunque, c’è da credergli.

La drammatica situazione dei conti della Regione (6,4 miliardi di euro, ma potrebbero essere di più) non è infatti una novità. Come non è una novità che altre amministrazioni nello stesso territorio siano sull’orlo o già oltre il collasso: il comune di Alessandria è stato dichiarato in dissesto finanziario dalla Corte dei Conti, il capoluogo Torino è alle prese con un debito miliardario che ne condiziona le possibilità di spesa.

Il grosso del buco – i cui meriti vanno equamente suddivisi tra le amministrazioni Ghigo (centrodestra), Bresso (centrosinistra) e Cota – riguarda ovviamente la sanità, le cui voci di spesa coprono i tre quarti del bilancio regionale. In particolare è critica l’esposizione debitoria delle Asl (ci sono fornitori che attendono pagamenti da oltre un anno) per quanto spesso sia stata mascherata con il rodato maquillage delle voci di cassa e di competenza.

Oggi è in programma una conferenza stampa di Cota e dell’assessore Monferino. Il presidente potrebbe chiedere al Consiglio e alla giunta una delega in bianco per scongiurare il commissariamento, ma dovrà affrontare la richiesta di dimissioni avanzata dal Pd: “Siamo arrivati a questo – dichiara il capogruppo Aldo Reschigna – perché questa amministrazione ha elaborato un bilancio 2012 non veritiero, se ne occuperà la Corte dei conti, ma nell’assestamento di bilancio sposta sul 2013 volumi importanti di spesa sostenuta nel 2012 per oltre 400 milioni. Non è un bilancio tecnicamente falso, ma poco ci manca. Il debito della Regione non è certo storia di questi ultimi due anni, arriva da Ghigo e, sia chiaro, anche da Bresso. Ma con questa Giunta non è diminuito, anzi. Questa è responsabilità politica“.

Ma Cota dovrà affrontare soprattutto, i malumori interni alla già litigiosa maggioranza di centrodestra. L’assessore alla Sanità proporrà un piano di risanamento con “la costituzione di un fondo chiuso immobiliare sul patrimonio regionale disponibile”, in pratica saranno messi in vendita gli immobili di proprietà, sedi istituzionali e ospedali. Il Movimento 5 Stelle, l’unica forza politica di una certa consistenza che non abbia governato il Piemonte negli ultimi 12 anni, attacca: “Il default? – dichiara il capogruppo Davide Bono – noi lo diciamo da due anni”.

da Il Fatto Quotidiano del 19 ottobre 2012