Due attacchi in due giorni, sulla Striscia di Gaza, da parte dell’aviazione israeliana. Tre vittime, tutti presunti militanti di gruppi islamisti radicali, e almeno due feriti, civili, tra cui un bambino di 12 anni. I due attacchi sono avvenuti a poche ore di distanza, nella notte tra sabato e domenica. Obiettivo, presunti militanti islamisti che, secondo l’intelligence israeliana, si preparavano a colpire con razzi il sud di Israele, dove due razzi erano caduti sabato senza fare danni. La vittima più illustre, centrata da un missile lanciato dai caccia con la stella di Davide durante il primo dei due raid, è stata identificata come Hisham al-Saedini, secondo quanto riferisce il quotidiano israeliano Haaretz, citando sia fonti israeliane che di Hamas, il movimento islamista palestinese che dal 2007 governa la Striscia di Gaza, chiusa da un embargo unilaterale israeliano.

Al Saedini, 43 anni, conosciuto anche come Abu al-Walid al-Maqdisi era, secondo l’emittente panaraba Al Jazeera, uno dei fondatori del gruppo salafita Consiglio dei Mujahiddin, una delle organizzazioni che secondo il governo israeliano sarebbero responsabili di “attività terroristiche”. Al Saedini era considerato anche uno dei leader del gruppo Tawhdid e Jihad, ideologicamente affine ad Al Qaida, anche se non sarebbero mai stati provati legami “organici” tra il gruppo salafita palestinese e la rete che fu di Osama bin Laden. In un comunicato, l’intelligence israeliana afferma che il gruppo stava preparando un attentato in Egitto, nella penisola dei Sinai dove negli ultimi mesi c’è stata una recrudescenza di attività di gruppi jihadisti, tanto che Israele ed Egitto si sono accordati per aumentare la sorveglianza del territorio e Tel Aviv ha autorizzato l’Egitto a mandare nella regione reparti corazzati ed elicotteri, derogando alle clausole del Trattato di pace di Camp David (1979) che pose fine all’occupazione israeliana della penisola dopo la Guerra dei Sei giorni (1967). I gruppi salafiti si sono rafforzati nella Striscia negli ultimi dieci anni e in particolare dopo l’Operazione Piombo Fuso, il mese di bombardamenti israeliani sulla Striscia tra la fine del 2008 e l’inizio del 2009. Secondo un rapporto dell’International Crisis Group (maggio 2011), per quanto la presenza di gruppi jihadisti non possa per il momento mettere a rischio il controllo della Striscia da parte di Hamas, la sfida ideologica che pongono al movimento palestinese è duplice: da un lato, essi adottano, almeno in parte, l’idea di una Jihad globale, quindi al di là degli obiettivi nazionali palestinesi di Hamas, e dall’altra sfidano il movimento sul terreno dell’islamizzazione della società della Striscia. Per Israele, inoltre, sono un ottimo pretesto per i raid aerei sul territorio palestinese e per mantenere il blocco che rende penose le condizioni di vita del milione e mezzo di abitanti della Striscia.

I raid della notte tra sabato e domenica, per di più, arrivano in un momento politico particolare per lo stato israeliano. La Knesset, il parlamento israeliano, ha iniziato infatti la procedura per lo scioglimento anticipato e per le elezioni che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha di fatto convocato per l’inizio del 2013, ai primi di gennaio. Come sempre, la “sicurezza” sarà uno dei temi della campagna elettorale praticamente iniziata e oltre alla presunta minaccia iraniana, su cui Netanyahu insiste, nonostante molte perplessità nello stesso establishment militare israeliano, è possibile che una nuova escalation possa coinvolgere anche i territori palestinesi, a partire proprio da Gaza, la più vulnerabile e isolata. Per quanto facciano pochissimi danni e raramente vittime, i razzi artigianali che dalla Striscia vengono sparati contro il territorio israeliano (una quarantina nel solo mese di ottobre) posso essere un eccellente detonatore da attivare magari secondo le convenienze del momento per lanciare incursioni come quelle di ieri notte. E perché il messaggio fosse chiaro, gli aerei israeliani hanno colpito ieri anche un campo di addestramento delle Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas: nessuna vittima in questo caso, ma un avvertimento per i prossimi mesi, quando l’anniversario di Piombo Fuso coinciderà con i momenti più caldi della campagna elettorale israeliana.

di Joseph Zarlingo