Risparmi teorici fino a 280 euro, ma anche una perdita sui consumi correnti tra 5 e 7 miliardi. I conti in tasca alla manovra sono partiti subito dopo il varo  della Legge di Stabilità da parte del consiglio dei ministri. Per esempio Confcommercio e Coop, potenzialmente penalizzate dal provvedimento, si sono concentrate sul rapporto tra i consumi e l’aumento dell’Iva dal 10% all’11 % e dal 21% al 22 per cento. Mentre la Cgia di Mestre punta sugli effetti  dell’incremento dell’imposta di cui risentiranno coloro che si collocano nella “no tax area” e i pensionati con meno di 7 mila e 500 euro. 

IL POTERE D’ACQUISTO. L’associazione dei commercianti stima che nel 2014 la perdita dei consumi correnti dovuti al’effetto domino dell’aumento dell’Iva su redditi e pensioni dovrebbe collocarsi tra 5 e 7 miliardi di euro “rispetto al già depresso scenario di base”. Apparente, poi, il beneficio del taglio delle aliquote Irpef  dal 23% al 22% per il primo scaglione e dal 27% al 26% per il secondo che, sempre secondo Confcommercio, determinerebbe 1,5 miliardi di euro circa di maggiori risorse per le famiglie nel 2013, ma minori risorse per 2 miliardi per il 2014. In salita, poi, l’inflazione che nel 2014 passerebbe dal 2% dello scenario di base ad un 2,4% dello scenario con incremento Iva.

In pratica, quindi, i 5 miliardi di minori imposte dovute al taglio Irpef “vengono largamente mangiati dall’incremento dell’Iva”. Sostiene l’ufficio studi dell’associazione Confcommercio, calcolando che su base annua “questo incremento vale circa 7 miliardi e quindi per metà anno vale 3,5 miliardi di euro” e che “la modificazione di tutti i prezzi dovuta all’incremento dell’Iva comporterà un gradino di 8 decimi di punto nel luglio 2013”, per un’inflazione media che nel 2013 passerà dal previsto +1,8% a +2,2% e “ridurrà il valore, in termini di potere d’acquisto, di tutti i risparmi attualmente detenuti dalle famiglie”.

ALLARME INCAPIENTI. I circa 8 milioni di contribuenti italiani che rientrano nella cosiddetta “no tax area”, poi, secondo la Cgia di Mestre rischiano un aumento delle tasse con gli aumenti dell’Iva e la contestuale diminuzione dell’Irpef. L’associazione degli artigiani calcola gli effetti della manovra sugli incapienti, con aumenti della pressione fiscale che va dai 23 euro nel 2013, per un contribuente senza famigliari a carico, ai 60 nel 2014 per una famiglia monoreddito con moglie e figlio a carico.

”Il pericolo che si verifichi questa situazione – afferma il segretario della Cgia Mestre, Giuseppe Bortolussi – è molto probabile, visto che i cosiddetti incapienti, ovvero quei contribuenti che attualmente non pagano nessuna imposta sui redditi, non avranno nessun beneficio dalla diminuzione dell’Irpef, mentre, come tutti gli altri, si troveranno a subire l’aumento dell’Iva”. L’associazione ricorda che i lavoratori dipendenti facenti parte della “no tax area” sono quelli che dichiarano un reddito annuo inferiore agli 8.000 euro. Per i pensionati under 75, invece, la soglia reddituale per rientrare nell’area di esclusione dalla tassazione, si abbassa a 7.500 euro all’anno.

 AUTENTICA CALAMITA. ”L’annunciato aumento dell’Iva, anche se di un solo punto percentuale, è una autentica calamità. Provocherà un ulteriore abbassamento dei consumi e comporterà un aggravio di circa 270 euro a famiglia che non sarà certo compensato dal mini taglio dell’Irpef”, dice Vincenzo Tassinari, presidente del Consiglio di gestione di Coop Italia, prima insegna della grande distribuzione in Italia. “In tempi di recessione, è assolutamente controproducente e tale da generare esiti ancora più devastanti sul potere d’acquisto delle famiglie e sui consumi rispetto alla già complessa situazione attuale. Questo provvedimento, che inciderà sul 73% dell’intero paniere di spesa delle famiglie, si innesta in uno scenario negativo su cui incombe un aumento dell’inflazione che nel corso del 2013 avevamo stimato di circa il 5% e che in queste ultime settimane si è ulteriormente aggravato” continua Tassinari.

“Gli aumenti dei listini specie in materie prime rilevanti come i cereali, i latticini, il petrolio che impattano pesantemente sui costi di produzione industriali e zootecnici sono una realtà con cui ci confrontiamo tutti i giorni. Rimaniamo convinti – conclude Coop Italia – che anziché una manovra di questo tipo sarebbe necessaria un’altra manovra, che compatibilmente con la tenuta dei costi, punti a sostenere i 20 milioni di famiglie a reddito basso, medio basso e medio, così da generare un rilancio dei consumi che sono un motore fondamentale per la ripresa della nostra economia”.