Bruno Rota, presidente di Atm, è stato sentito in commissione mobilità al Comune di Milano, convocata in via straordinaria per quanto accaduto alla stazione Lima in occasione degli scioperi di lunedì: otto feriti e una situazione di assoluta emergenza. Ma ha dovuto rispondere anche in merito allo scontro tra due convogli avvenuto venerdì scorso. Rota, nominato dalla giunta Pisapia, si è giustificato così: “Il concatenarsi di eventi straordinari in un quarto d’ora è stata certamente una iella grossa”, mentre per l’incidente si è trattato della “manchevolezza da parte di un macchinista”. In realtà nell’azienda molti puntano il dito contro la gestione di Rota: nei primi sei mesi di attività il presidente ha ridisegnato l’intero organigramma della società cancellando delle figure che svolgevano un ruolo chiave proprio in termini di sicurezza della rete del trasporto urbano. Tre in particolare: Marco Povanello, Ettore Kluzer e Claudio Pantaleo. Gli incarichi di quest’ultimo (ex responsabile sicurezza Ibm e British American Tobacco) sono stati solo in parte affidati ad altre figure già presenti in azienda, come il responsabile del personale.

Kluzer era responsabile dell’intera rete metropolitana. A metà luglio, dopo pochi mesi dalla nomina a presidente di Rota, è stato “allontanato dall’azienda”, così si dice quando un manager è licenziato. Al suo posto non è stato assunto nessuno, ma le sue deleghe sono state parzialmente ridistribuite a due ingegneri: Roberto Seghini e Carlo Bianco. Altre deleghe sono andate perse. Poco importa, ad esempio, se la verifica del corretto funzionamento e lo stato di buona salute dei binari venga verificato con cadenza sempre più dilatata nel tempo. Anche Pantaleo è stato “allontanato dall’azienda”. Ma lui solo a fine luglio: aveva dei compiti di raccordo e collegamento con la Prefettura che non poteva interrompere dall’oggi e al domani. Di fatto Pantaleo ricopriva un solo incarico che si può sintetizzare così: garantire la sicurezza. In cinque ambiti ben precisi: la sicurezza delle sedi e strutture, quella in caso di incidenti e presidi armati nelle stazioni, la parte relativa alla tecnologia (quindi telecamere, tornelli, ecc…), coordinare gli studi del centro analisi rischi (finalizzato alla previsione di possibili incidenti e quindi individuazione delle necessarie azione di tenuta e ripristino). Infine il capitolo privacy e protezione delle informazioni sia dell’azienda (sistemi anti hackeraggio, ad esempio) sia dei clienti.

I compiti di Pantaleo sono stati ridisegnati, così come gli ambiti, e, anche in questo caso come con Kluzer, solo in parte riaffidati ad altri dipendenti. Tra cui, come detto, il capo del personale. Così, oltre all’inchiesta aperta dall’autorità di garanzia sugli scioperi nei servizi pubblici, dopo il caos a cui i milanesi hanno dovuto assistere in metropolitana, in Atm si cerca il responsabile. Nessuno punta il dito ufficialmente contro Rota ma in molti confidano che la commissione di Palazzo Marino non accetti come verità le risposte che il presidente della società ha fornito in audizione. Certo, si è associato alle scuse ai milanesi rivolte dall’assessore alla mobilità, Pierfrancesco Maran, ma è la “ricostruzione degli eventi” fornita che ora sarà verificata.

Nella giornata di sciopero finita nel caos, alle 17.24, secondo il racconto di Rota, il treno 34 è costretto a scaricare i passeggeri per un’anomalia alle porte. La tensione tra la gente che affolla in maniera “assolutamente altissima” le banchine è alta: circa mezz’ora e lo sciopero, alle 18, sarebbe ripreso, riparalizzando le tre linee del metrò. Il convoglio però riparte e arriva alla stazione di Lima dove “va corto”, racconta Rota. Ovvero, non entra del tutto in stazione. L’ultima porta rimane fuori dalla banchina. I passeggeri, nonostante gli inviti a non farlo, schiacciati come sardine, azionano l’apertura delle porte e in parte scendono dalle carrozze. Sono le 17.36 quando il macchinista, descritto come una sorta di Schettino della metropolitana, avvisa la sala operativa della linea 1. L’ordine è di far scendere tutti.

Ma le persone non ne vogliono sapere e si rifiutano. “Ingaggiano un confronto sempre più violento con il personale Atm”. Scatta anche la segnalazione del malore di una signora che però “non viene identificata” nel caos generale. E’ qui, intorno alle 18, quando la situazione degenera. Il treno che segue, il 32, “è fermo in galleria da circa 20 minuti e i passeggeri decidono di aprire le porte perché vedono la banchina vicino”, continua Rota. Scendono dal treno e si incamminano verso la stazione. “La procedura prevede però la disattivazione della corrente su tutta la linea, perché è la situazione più pericolosa che ci possa essere, perché il contatto delle persone che procedono con le parti elettriche è assolutamente possibile”. La centrale operativa avvisa la Polfer. Lo stesso Rota, spiega, contatta il nuovo Questore Luigi Savina, il prefetto Gian Valerio Lombardi e l’assessore comunale alla Sicurezza Marco Granelli per ottenere l’arrivo di volanti. “Era una questione ormai di ordine pubblico”, afferma.

“Contemperare l’esigenza delle persone di tornare a casa con il diritto di sciopero è un’attività che difficilmente può rientrare nei compiti di Atm”, spiega Rota che poi, a chi gli chiede se rifarebbe tutto quanto, replica: “Avrei avvisato prima il prefetto”, perché era “una questione di ordine pubblico”. E la sezione sicurezza era stata ideata proprio per intervenire in caso di emergenza. Così, ieri, l’opposizione a Palazzo Marino ha chiesto la testa di Rota. “Dopo aver chiamato in causa la iella farebbe bene a dimettersi”, ha detto Riccardo De Corato, il parlamentare del Pdl, vicesindaco di Milano per oltre dieci nonché assessore alla sicurezza delle giunte di Gabriele Albertini prima e Letizia Moratti dopo. Con lui anche la Lega, ha chiesto le dimissioni immediate di Rota per “l’evidente totale incapacità ad assicurare livelli minimi di funzionalità e di sicurezza nella metropolitana di Milano. Lui si difende: “Abbiamo rispettato le procedure”.

La giunta Pisapia evita di entrare nella polemica politica e garantisce che farà luce sull’accaduto per bocca dell’assessore Maran che non si tira indietro e lascia intendere che i responsabili saranno individuati, chiunque essi siano. Ma in mattinata arriva un commento velenoso del presidente della Regione Roberto Formigoni, affidato a twitter: ”Secondo l’Atm il disastro di martedì a Milano è colpa della sfiga: la sfiga di avere per presidente uno come Rota”.

Aggiornato dalla redazione web alle 10.51 

Video di Luigi Franco