“Welcome to Riccione the first, unique, real, incredibile “Querela’s town” in the world”. Gli amministratori del profilo Facebook “C’è chi dice no: Fatti e Misfatti di Riccione” hanno scelto un ironico messaggio di benvenuto dopo le polemiche sorte attorno a una nota stampa del Comune che continua a far discutere. La Giunta della Perla verde ha infatti approvato un atto di indirizzo “a tutela dell’immagine del Comune e della dignità di amministratori e dipendenti, contro offese e diffamazioni contenute negli interventi sui social network”.
 
“Sempre più spesso –si spiega nella nota- nei forum e nelle bacheche dei principali social network, Facebook in particolare, interventi a briglia sciolta sui diversi temi della vita amministrativa cittadina varcano il confine della libera espressione delle idee e del diritto di critica e travalicano in offese e insinuazioni che si configurano, a norma del codice penale, come diffamazioni a mezzo stampa ai danni degli amministratori, dei dirigenti e dei dipendenti comunali presi a oggetto”.
 
Per ora i singoli casi sono al vaglio dei legali, ma nessuna querela è stata ufficializzata e la possibilità di adire alla via legale sembra essere piuttosto remota. L’amministrazione comunale intende valutare con una certa cautela se l’atto di indirizzo sarà in grado di avere una funzione deterrente e riuscirà a scoraggiare quegli utenti che postano dichiarazioni a “discredito dell’ente e della sua immagine”. Nel mirino, rende noto l’ufficio stampa del Comune, sono soprattutto “un paio di casi pesanti, a volte scurrili o apertamente diffamatori. Tra gli altri c’è un post nel quale si sostiene che in certi uffici comunali occorra pagare per ottenere le autorizzazioni. Un altro accusa il Comune di aver dato del denaro alla sovrintendenza ai beni artistici per ottenere un parere favorevole sulla costruzione di un muretto nei pressi dell’ospedale: sono affermazioni gravissime e inaccettabili”.
 
Sarà il dirigente del settore affari generali, l’avvocato Enzo Castellani, a verificare se sussistano i presupposti per procedere con una querela per diffamazione a mezzo stampa, in base agli articoli 595 e 596 bis del codice penale. Dal canto suo il sindaco deciderà di volta in volta se e quando “costituirsi parte civile nell’eventuale processo penale nei confronti dei soggetti querelati e/o altri soggetti che la magistratura dovesse individuare nel corso delle indagini, laddove si ravvisi danno all’immagine del Comune”.
 
È proprio questo il punto che non accettano alcuni di quei riccionesi che si sono sfogati sul web. A detta loro non è possibile che l’amministrazione, nel caso decida di procedere, usi soldi pubblici per perseguire cittadini-elettori che quel denaro lo fanno confluire nelle casse comunali tramite le tasse. Uno di loro Andrea Tintori chiama in causa le responsabilità del sindaco Pd Massimo Pironi e scrive in fb: “Legalmente la cosa non regge. Il sindaco, rappresenta la città, al limite può prendere le difese dell’amministrazione che dirige, ma non può decidere cosa è buono o cattivo, cosa é giusto o sbagliato in assoluto per Riccione. Se si sente offeso personalmente quereli. Il codice civile tutelerà il suo buon nome, ma non implicitamente quello della città che temporaneamente rappresenta per mandato elettorale, non divino. Si diffamano le persone, mentre, come lo stesso sindaco involontariamente pare rammentarci con le sue recenti uscite sanzionatorie, la buona reputazione di una città dipende in massima parte da chi la città la governa, non da chi la critica”.
 
“È un discorso privo di significato” commenta l’ufficio stampa. “La qualifica di cittadino non dà alcun diritto di dire ciò che si vuole travalicando limiti fissati dalla legge”. “La dignità delle istituzioni pubbliche va difesa” aggiunge il primo cittadino Pironi. “Nell’atto di indirizzo non c’è un aspetto personale e nemmeno s’intende mettere in discussione la libertà di critica o di satira. I social network sono uno strumento importante di partecipazione e democrazia. Se qualcuno però ha elementi che possano comprovare che sono stati commessi reati, faccia delle denunce nelle sedi appropriate. Se invece si vogliono delegittimare uffici e servizi con insinuazioni è bene che poi ci si assuma le proprie responsabilità”.