Tagli alla spesa pubblica che colpiscono scuola, sanità e cultura, tanto da far alzare la voce a molti intellettuali spagnoli tra cui il regista Pedro Almodóvar che sta dalla parte degli indignados. “I portavoce del governo, lo stesso presidente, possono raccontare ciò che è successo a Plaza de Neptuno come preferiscono, lo fanno tutti i giorni, ma per fortuna oggi risulta impossibile essere l’unico narratore, per quante botte la polizia sia disposta a dare a tutti quelli che portano una telecamera o una macchina fotografica al collo”.
Licenziamenti, chiusura di fabbriche e asili, ospedali ridotti e quasi un quarto della popolazione attiva (il 24,6 %) non ha lavoro, tra i giovani: il 52% degli under 30 non ha un impiego. Tagli al sussidio di disoccupazione: l’assegno per chi è senza lavoro è stato ribassato del 10%. Inoltre, entrerà in vigore la riforma che renderà più rigido e controllato l’accesso degli stranieri al sistema sanitario spagnolo. 
“Il nostro atteggiamento razionalistico ci porta a credere di poter operare meraviglie con organizzazioni internazionali, legislazioni e altri sistemi ben congegnati. Ma in realtà solo un cambiamento dell’atteggiamento individuale potrà portare con sé un rinnovamento dello spirito delle nazioni. Tutto comincia con l’individuo”, scriveva Carl Gustav Jung. Quando l’individuo trova se stesso, proprio in quel momento, riconosce l’altro come interlocutore. Io non sono un economista e non so dire quale sia  la ricetta per uscire da questa guerra  sociale. So solo che se la psiche individuale è agita da forze interne contrapposte  e una malata prende il sopravvento, bisogna ammettere che quella gestalt non funziona, è Egodonistica e va cambiata anche a costo di “tanta sofferenza”. Probabilmente allo stesso modo se   al livello sociale  i sintomi sono questi: gente in piazza, gravi scontri, corruzione, povertà e sofferenza, il sistema non funzione e va cambiato, anche a costo di “tanta sofferenza” da parte di chi detiene il potere.
C’è un rischio serio di deriva autoritaria in questo marasma? da dove vengono i dittatori? 
A questa domanda rispose sempre Jung durante il periodo delle dittature europee dello scorso secolo: “È un grave errore credere che un dittatore diventi tale per motivi personali, per esempio l’ostilità provata da bambino contro il padre. Milioni di uomini si sono ribellati al padre tanto quanto, poniamo, Mussolini, o Hitler o Stalin, e tuttavia non sono mai diventati neppure lontanamente dei dittatori.
La legge da non dimenticare riguardo ai dittatori è la seguente: “È il perseguitato che diventa persecutore”. I dittatori devono aver sofferto in condizioni adatte a produrre la dittatura. Mussolini arrivò nel momento in cui il suo paese era nel caos, la classe operaia era incontrollabile e la minaccia del bolscevismo seminava il terrore tra la gente. Hitler comparve quando la crisi economica aveva paurosamente ridotto il tenore di vita della Germania e fatto salire a livelli intollerabili la disoccupazione, e dopo la grande inflazione che, nonostante la successiva stabilizzazione, aveva impoverito l’intera classe media. Sia Hitler sia Mussolini ricevettero il potere dal popolo e quel potere non può essergli tolto. È interessante notare come il potere di entrambi poggi soprattutto sulla piccola borghesia, gli artigiani e i piccoli coltivatori.
Ma, per tornare alle condizioni in cui i dittatori arrivano al potere: Stalin prese il potere quando la morte di Lenin, creatore unico del bolscevismo, aveva lasciato il partito e il popolo senza guida e il paese incerto sul suo futuro. Dunque i dittatori sono fatti di un materiale umano che soffre sotto il peso di bisogni soverchianti. I tre dittatori d’Europa sono enormemente diversi l’uno dall’altro, ma la differenza non è tanto tra loro, quanto tra i popoli sui quali dominano.
Confrontiamo il modo in cui i tedeschi considerano Hitler con il modo in cui gli italiani considerano Mussolini: i tedeschi sono estremamente impressionabili, spingono sempre le cose agli estremi; sono sempre un po’ squilibrati. Sono cosmopoliti, cittadini del mondo; perdono facilmente la loro identità nazionale, vorrebbero imitare le altre nazioni. Il sogno di ogni tedesco è di vestire come un gentleman inglese.” 
Alcune tragiche immagini degli scontri a Madrid: