La crisi è mentale, i politici onesti non bastano a salvarci.
Serve un nuovo modo di vivere.

Necessitano idee nuove, opporsi allo sfacelo non basta.
Mentre lo scandalo della regione Lazio aggiunge una bella patacca sulla camicia bianca della Casta, sono a recitare a Putignano, vicino a Bari. Ieri sera ho partecipato alla presentazione del libro “Salva i ciclisti” di Pietro Pani  (pseudonimo di Paolo Pinzuti) e mi sono trovato di fronte il sindaco Angelini De Miccolis. E l’assessore regionale alla mobilità, Minervini. Il primo stupore è stato sentire due politici che parlano come persone normali e affrontano problemi concreti. La seconda piacevole sorpresa è stata di trovarsi insieme a disegnare una strategia per il movimento progressista fuori dai soliti schemi mentali.

Il discorso è partito da un tema apparentemente vanesio (ma quant’è bello andare in bicicletta…) arrivando a dimostrare che lo sviluppo delle piste ciclabili ha un impatto globale sulla società.
La sto sparando grossa. So che i miei cari detrattori, tra i lettori di questo blog, già gongoleranno, pregustando il piacere di distruggermi facilmente.
Mi espongo a questo certo discredito perché penso che sia necessario sviluppare un nuovo modo di ragionare sui cambiamenti sociali.
La politica corrotta è il frutto di un albero. Se vogliamo fermare la corruzione una legge più severa non basta. Bisogna cambiare la qualità del terreno dove l’albero cresce.
Servono nuovi comportamenti che producano idee e emozioni diverse.

Viviamo nella cultura dell’auto. Che non è solo un mezzo di trasporto, è anche un feticcio. L’auto è una bolla privata, un simbolo di libertà e potere.
Pinzuti racconta che l’italiano spende mediamente 6mila euro all’anno per l’auto, l’assicurazione, la benzina… una cifra enorme rapportata a un reddito medio. L’auto quindi è una scelta che ha un impatto fondamentale sull’economia familiare. L’auto si porta dietro comportamenti come la spesa all’ipermercato e il turismo di massa (con i centri turistici ingorgati come le città).
Inoltre l’industria automobilistica è la prima acquirente di pubblicità, quindi gode di grande considerazione nei media. E influenzando i media le case automobilistiche hanno grande peso politico. E la corruzione ha grufolato negli appalti per costruire le autostrade.

In Italia la lobby della Fiat ha determinato scelte strategiche: costruire autostrade invece di ferrovie, lasciar languire il trasporto fluviale e marittimo. 
E c’è pure un danno derivato dai costi di un sistema trasporti basato sulle autostrade. Spedire, in Italia, costa un’enormità proprio per questo.
Il sistema auto comporta pure immensi costi umani e sanitari visto che l’auto rende l’aria irrespirabile. Anni fa Rubbia colcolò che per ogni litro di combustibile bruciato in città si provocavano spese sanitarie per 1.600 lire.
E gli incidenti d’auto costano 30 miliardi di euro all’anno.
Pinzuti aggiunge che l’enorme numero di auto provoca anche un traffico urbano congestionato e quindi un’enorme perdita di tempo e di competitività che calcolata in 45 miliardi all’anno nella sola Italia.
Infine il sistema auto è strutturalmente aggressivo: i ciclisti rischiano grosso anche fisicamente (firma la petizione “Salva i ciclisti” che richiede la riduzione a 30 kmh dei limiti di velocità urbani).

Ma quando si parla di cambiamenti strutturali si accenna raramente agli utili sinergici dell’innovazione.
L’economia italiana è come un atleta che corre con le catene ai piedi e coperto di sanguisughe (una cosa disgustosa). Gli economisti ci dicono quanto denaro queste sanguisughe succhiano. Quanto rallentano le catene… Si parla di 500 miliardi all’anno, tra burocrazia, dissesto della giustizia, spreco, irrazionalità, evasione fiscale, corruzione e mafie. Ma nessun economista  è in grado di dire che cosa succederebbe se il nostro atleta potesse correre liberamente.
Sicuramente potrebbe correre più veloce, ma potrebbe anche vincere.

Se vogliamo un’Italia decente dobbiamo partire dalla critica strutturale al sistema e dai particolari “secondari”.
La politica tradizionale considera questioni di contorno la mobilità sostenibile, le case ecologiche, i gruppi di acquisto, le banche del tempo, la formazione professionale, la cooperazione, il riciclo e il riuso (www.reoose.it) e la razionalizzazione del sistema.
Per fortuna sempre più persone decidono di impegnarsi su questo terreno. Milioni di persone.
E se l’Italia ancora regge e uscirà dalla crisi lo dobbiamo più a questa enorme massa di volontari e alla loro rete di economia alternativa che alle timide (ma necessarie) riforme del governo Monti.
Pedalare sempre, pedalare tutti!