Stanotte ho fatto un bel sogno. Succedeva, nel sogno, che un grossissimo gruppo editoriale, uno di quelli in grado di spostare gran parte dell’opinione pubblica con i suoi giornali, decidesse di affidare la direzione di un importante e nuovissimo sito di informazione ad una giornalista di 33 anni. Una donna competente, capace che prima di quell’incarico aveva vissuto di contratti di collaborazione e tanta fatica. Una che si era girata l’Italia a rimborso spese per raccontarci il suo punto di vista sul paese e su quello che vi accade.

Succedeva, nel sogno, che questo importante gruppo editoriale fosse orgoglioso della sua scelta di creare un giornale veramente nuovo, diretto da questa ragazza fortissima, circondata da una redazione di colleghi della sua generazione e delle sue capacità. Magari di idee diversissime fra loro ma con in comune, oltre all’età, esperienze simili e la stessa identica brama di lavorare. Colleghi magari incontrati sui luoghi delle loro inchieste o sui banchi dell’università o magari in fila alla posta, a ritirare un vaglia dei genitori nell’attesa del rimborso spese che non arrivava mai.

Gente che si è riconosciuta guardandosi negli occhi, che ha speso dei soldi (tanti) per studiare in università lontane dalle loro case, e che magari, prima della lezione in facoltà, aveva fritto patatine per quattro ore in un fast food. Gente che non è figlia di giornalisti ma solo della voglia di fare giornalismo, quello vero. Gente che sa quanta fatica è necessaria per strappare un contratto di 3 mesi.

E l’ho visto, nel sogno, questo nuovo giornale ed era nuovo per davvero. Raccontava senza una linea editoriale. Perché le cose se le devi raccontare, sono quelle, non è che devono seguire un certo orientamento. Succedeva, nel sogno, che questo giornale diventava molto importante e seguitissimo da un sacco di gente che finalmente leggeva cose che capiva, punti di vista semplici e non influenzati dalle varie correnti di partito. Succedeva che quel gruppo editoriale si metteva in discussione da solo con questo nuovo tipo di giornalismo, dimostrando a tutti i lettori di essere libero e coraggioso, come la direttrice e la sua redazione.

Questo giornale nuovissimo e la sua redazione di under 40, nel sogno, diventava un modello per la società, proprio perché chi lo pubblicava aveva il potere di spostare parte dell’opinione pubblica. Nascevano quindi giornali simili che, in modo diverso, con idee diverse ma con esperienze comuni e la stessa brama di lavorare, raccontavano ai lettori di un paese nuovo dove finalmente i giornalisti, i medici, i registi, i maestri elementari, i professori universitari, i commentatori sportivi, gli imprenditori, gli avvocati, i politici, con meno di 40 anni, erano veramente presi in considerazione, ne era veramente riconosciuto il talento, non erano più solo dei ragazzini rompicoglioni. Nel sogno succedeva infine, che piano piano, questo nuovo modello di società proposto dal nuovo sito di informazione, dilagasse a macchia d’olio infiltrandosi in tutti i settori della vita del paese. Insomma, nel mio sogno, quel piccolo gesto di quel grande gruppo editoriale segnava l’inizio di una nuova era.

Poi mi sono svegliato.

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