Occupy Wall Street, un anno dopo: centinaia di manifestanti, ancora ribelli ma indeboliti, la polizia li carica e ne arresta almeno un centinaio. Di sicuro, alla scadenza dei dodici mesi, il toro dietro alla Borsa di New York è ancora imprigionato. Le transenne che circondano la statua, fotografata ogni giorno da turisti di tutto il mondo, restano perché ci sono ancora indignati che portano avanti le cause del movimento, schierato contro l’avidità delle banche e lo strapotere della finanza.

Centinaia di manifestanti avevano organizzato per oggi diversi cortei nel quartiere finanziario di New York, in occasione del compleanno del movimento, con l’intenzione di organizzare un muro umano davanti alla Borsa. Ma la polizia era pronta ad aspettarli. Le forze dell’ordine – a piedi, in moto e a cavallo – hanno transennato il New York Stock Exchange, facendo entrare solo i dipendenti con il pass, e hanno arrestato decine di manifestanti che si erano rifiutati di seguire l’ordine di allontanarsi. Tanti arresti, il bilancio per ora è di una settantina, anche se, almeno ufficialmente, non c’è nessun ferito.

Il movimento è cambiato molto da quando, nell’autunno dell’anno scorso, centinaia di tende avevano occupato per quasi due mesi Zuccotti Park, quartier generale della protesta, a due passi dalla Borsa di New York, cuore della finanza mondiale. Il 15 novembre, dopo l’ordine del sindaco Michael Bloomberg, l’accampamento fu sgomberato dalla polizia. Da allora, dopo un inverno freddo e un timido risveglio in primavera, il movimento non ha più riacquistato il vigore iniziale. Al punto che l’assemblea generale del movimento ha sospeso gli incontri a causa delle dispute interne e della disorganizzazione. A tenere in piedi il movimento sono stati soprattutto internet e i social network, piazza virtuale d’incontro per gli indignati di tutto il mondo.

Sono nati così altri gruppi incaricati di attirare gente nel movimento, come OccuEvolve, i cui membri hanno passato il giorno dell’anniversario di Occupy Wall Street nella metropolitana di New York per convincere gli abitanti a unirsi alle proteste. La causa principale del declino del movimento, secondo gli osservatori, è proprio il successo ottenuto troppo rapidamente, senza lasciare il tempo di far crescere leader adeguati e obiettivi precisi, trasformandosi in una grande corrente di pensiero schierata contro tutti i mali della società. Il movimento, inoltre, ha scelto di non entrare in politica o identificarsi con alcun partito, per non avere vincoli, utilizzando manifestazioni e dialogo come unici mezzi di crescita. Emblematica, in proposito, la scelta di non prendere posizione sulle elezioni presidenziali secondo lo slogan né con Obama né con Romney.

I traguardi raggiunti nei primi dodici mesi, nonostante i limiti organizzativi del movimento, sono concreti: dalla eliminazione di una tassa imposta dalle banche sull’utilizzo delle carte elettroniche all’avere evitato il pignoramento delle case a una dozzina di famiglie in difficoltà, passando per l’approvazione di una tassa sui super ricchi ad Albany, nello Stato di New York. Gli attivisti hanno inoltre vinto recentemente una disputa sui diritti dei dipendenti di un prestigioso ristorante dell’Upper East Side, il quartiere più ricco di New York. Ma il danno più grave inflitto al mondo della finanza è avere attaccato l’immagine delle banche, costrette a puntare su dosi massicce di marketing per riconquistare la fiducia degli americani.

La lista di obiettivi da raggiungere, tuttavia, è ancora lunga. La disparità di reddito tra gli americani, uno dei punti cardine contro cui si battono gli attivisti, è sempre più ampia (il 20 per cento più ricco degli abitanti possiede quasi il 90 per cento della ricchezza del Paese) e non sono ancora state adottate regole più severe o tasse più stringenti per il settore finanziario. Lo dimostrano i numerosissimi scandali finanziari avvenuti dopo il primo maggio, giorno dell’ultima grande manifestazione organizzata da Occupy Wall Street. Negli ultimi mesi è uscito allo scoperto il buco di Jp Morgan da quasi sei miliardi di dollari dovuto a scommesse azzardate su derivati, la manipolazione del tasso Libor da parte dei maggiori colossi finanziari e l’indagine del Senato americano sul riciclaggio di denaro messo in atto da HSBC per aiutare i signori della droga.