Novantotto dipendenti da tagliare che potrebbero salire a quota 120. Ovvero l’8-10% della forza lavoro della capogruppo, che da fine settembre in poi potrebbe restare a casa. Alla Mondadori è in arrivo una nuova cura dimagrante per il personale, dopo i massicci prepensionamenti di un paio di anni fa che colpirono esclusivamente i giornalisti della divisione periodici del gruppo. Questo secondo giro sarà, invece, appannaggio degli impiegati e dei poligrafici, categoria nella quale ricadono gli addetti al settore marketing e alle vendite, ma anche agli uffici di supporto delle tante redazioni nelle sedi di Segrate e Verona (le più colpite), di Roma e Brescia.

La previsione emerge dal verbale di accordo siglato tra la società, il ministero del Lavoro, la regione Lombardia e le parti sociali – compresa la Slc Cgil –, che il Ilfattoquotidiano.it ha potuto esaminare. Il documento porta firma del 19 aprile di quest’anno, sottoscritto dalle parti in causa solo 15 giorni lavorativi dopo la sua presentazione, avvenuta il 28 marzo. Ora si attende il decreto con il quale il ministro Elsa Fornero ratificherà gli impegni raggiunti al tavolo negoziale. Dovrebbe arrivare entro il mese e tra i vertici della società c’è la convinzione che il ministro non si tirerà indietro.

Tutta colpa di una crisi fin troppo pesante, è la tesi che i manager di Segrate hanno tratteggiato al ministero snocciolando le cifre della presunta debacle. Nel triennio 2008 – 2010, i ricavi diffusionali della divisione Periodici dell’editrice sono scesi del 14 per cento; quelli pubblicitari del 32 per cento; le vendite congiunte del 47 per cento. Anche nel 2011 le cose non sono andate bene: diffusioni ancora giù del 17 per cento e pubblicità del 10 per cento. Urge un taglio, dicono i manager che sul piatto della bilancia offrono però investimenti al sostegno dei prodotti editoriali, tra cui l’ennesimo restyling del settimanale Panorama che è stato varato a fine giugno. Il secondo della direzione Mulè, dopo che il primo non aveva dato buoni frutti, seguito a settembre dalla rivisitazione dello storico Tv Sorrisi e Canzoni.

Non solo, si parla anche di faticosa migrazione verso nuovi prodotti multimediali e digitali, che creerebbe però nella prima fase un disequilibrio nella gestione. La migrazione funziona anche per acquisizioni, nonostante la richiesta di un nuovo stato di crisi: la controllata Mondadori France, che sarà presto fusa nella capogruppo insieme alle altre attività internazionali (le più redditizie di tutto il polo editoriale della famiglia Berlusconi), lo scorso 3 settembre ha, infatti, annunciato l’acquisizione del 60% di NaturaBuy, un sito online francese di annunci e aste online dedicate a caccia, pesca e tempo libero. Fatte le debite somme tra tutti questi componenti, il nuovo equilibrio si troverebbe con il centinaio di dipendenti da lasciare a casa, tramite una procedura di prepensionamento simile a quella adottata per i giornalisti.

La questione numeri non è così semplice e dovrebbe essere oggetto di attento vaglio da parte del ministro, anche al fine di evitare rischiosi precedenti in un periodo in cui le crisi aziendali stanno toccanto pericolosi apici. Perchè, nonostante la oggettiva debolezza, sfociata in un calo dell’8,5 per cento del fatturato (a 676,2 milioni di euro) nei primi sei mesi del 2012, la società ha chiuso in leggero utile netto (7,5 milioni di euro). E nel 2011, ultimo bilancio disponibile quando è stata presentata la domanda di accesso agli ammortizzatori pubblici, i conti si erano chiusi comunque con con un utile netto consolidato di 49,6 milioni di euro, addirittura in aumento rispetto ai 42,1 milioni di euro del 2010.