Il caso è esploso sulle pagine napoletane di Repubblica. Ha scritto Ottavio Lucarelli che sulla imminente e più volte annunciata nomina della consigliera regionale Pdl Daniela Nugnes ad assessore della giunta campana di Stefano Caldoro penderebbe un veto di Nicola Cosentino in persona. Che a dispetto del commissariamento del partito continuerebbe a essere il vero leader degli azzurri campani. Il niet del deputato ed ex sottosegretario del governo Berlusconi, sotto processo a Santa Maria Capua Vetere per presunte collusioni coi clan casalesi nel business della spazzatura, sarebbe motivato da beghe politiche interne del casertano, ma anche dal profilo della consigliera.

La Nugnes, avvocato, è figlia di una vittima di camorra, Antonio Nugnes, vicesindaco Dc di Mondragone (Caserta) trucidato nel 1990 dal clan La Torre per essersi opposto all’ingresso di un prestanome della camorra nella società della sua nuova clinica in costruzione all’Incaldana. Una vicenda ricostruita giudiziariamente nel 2003 dall’allora pm della Dda Raffaele Cantone grazie alla collaborazione di un pentito, Augusto La Torre. La Nugnes è inoltre parte civile in alcuni processi contro i clan, anima iniziative sulla legalità, ha presentato una proposta di legge regionale per il sostegno ai familiari delle vittime di camorra. Eppure nonostante l’intesa raggiunta e messa nero su bianco il 9 agosto scorso da Angelino Alfano e Caldoro sul nome della Nugnes, nonostante la Corte Costituzionale abbia bacchettato il Governatore della Campania per la misoginia della giunta – con appena una donna nella sua squadra – fino al punto di annullare la nomina dell’ultimo assessore uomo, Vito Amendolara, la promozione della consigliera regionale di Mondragone non si sblocca.

“La lettura dell’articolo mi ha lasciato stranita e destabilizzata” ed è parso di percepire dall’altro capo della cornetta un sorriso amaro. “Ho vissuto una tragedia così devastante che alla fine questa si è tramutata in una risorsa, mi ha trasformato e mi ha resa quella che sono oggi – ha detto la Nugnes al fattoquotidiano.it – ma io non ho mai fatto politica su quel che mi è accaduto, anche se non ho mai dimenticato l’eredità morale che ho ricevuto. Per voi cronisti è un fatto di 22 anni fa, per me è come se fosse successo ieri. Se esistono veti sul mio nome? Andrebbe chiesto ai vertici del mio partito – ha continuato il consigliere regionale – sono i diretti interessati che devono fare chiarezza sul punto. Io penso e spero che non sia vero, perché se fosse vero qualcuno avrebbe dovuto denunciarlo da tempo. La vicenda che mi è successa è una cosa troppo seria per parlarne con tanta leggerezza. La camorra che spara e uccide non è un argomento sul quale si possono costruire ipotesi giornalistiche sul perché non si compie una nomina in giunta”.

Nella serata di due giorni fa il presidente del consiglio regionale campano, il casertano Paolo Romano, ha guidato una delegazione di consiglieri Pdl da Caldoro per chiedergli una rapida definizione della querelle. Che secondo il deputato azzurro Amedeo Laboccetta è frutto di “una ricostruzione falsa e fantasiosa. Il Pdl sul nostro territorio è sempre stato schierato, chiaramente, contro la camorra e Nicola Cosentino, nella sua veste di coordinatore regionale del nostro partito, mi ha sempre incoraggiato nella mia attività di membro della Commissione parlamentare antimafia quando mi sono battuto, con successo, per dimostrare i legami tra la malavita e le amministrazioni di S. Giuseppe Vesuviano e Castello di Cisterna, poi sciolte”. Per il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, coordinatore provinciale Pdl, “si fa dietrologia offensiva verso Caldoro e la sua autonomia decisionale: agitare il nome di Cosentino è diventata una becera consuetudine di chi intende strumentalizzare qualsiasi riflessione e decisione”. Ma secondo il leader regionale di Sel Arturo Scotto “la vicenda Nugnes è la dimostrazione che Caldoro è ostaggio di Cosentino e della sua gang”.

Ilfattoquotidiano.it ha provato a contattare sia Cosentino che Caldoro per raccogliere la loro versione sulla vicenda. Al cellulare del deputato di Casal di Principe ha risposto un collaboratore che ha promesso di riferire e richiamare. La mattina dopo è sempre il collaboratore a rispondere: “Ho dimenticato di parlargli”. Lo staff del Governatore è stato più efficiente e ha ringraziato per la chiamata. Ma il risultato è stato lo stesso: nulla da dire.