Da bambini preferivate vestiti stretti e colorati, colli a V o borse grandi? Probabilmente siete gay, almeno per gli “esperti” della Fondazione degli insegnanti della Malesia, che, con il supporto del Dipartimento dell’Educazione, ha organizzato una serie di seminari per fornire a insegnanti e genitori tutti gli strumenti utili a scovare (e ovviamente a contrastare) l’omosessualità latente dei bambini. Iniziativa allarmante, in un Paese islamico che vede sempre più stringersi le maglie delle libertà individuali.

In Malesia l’omosessualità (così come il sesso orale, anche tra etero) è illegale e i trasgressori rischiano pene di vario genere, dalla multa a una dose massiccia di frustate, fino alla pena massima fissata in vent’anni di carcere. Il ciclo di seminari sta riscuotendo molto successo (all’ultimo incontro i presenti erano 1500) e può contare sul supporto del ministero dell’Educazione, visto che lo stesso viceministro Puad Zarkashi ha tenuto una lezione.

Qualche voce di protesta contro la bizzarra e pericolosa iniziativa della Fondazione degli insegnanti, in un paese che nonostante il galoppante sviluppo economico resta ultraconservatore, si è levata dall’opposizione parlamentare. Tony Pua, membro del parlamento ed esponente del Democratic Action Party, parlando ai microfoni di Radio Australia ha duramente condannato i seminari, bollandoli come coacervo di “stereotipi sui comportamenti che etichetterebbero un individuo come omosessuale, con l’aggravante evidente dell’omofobia”.

Ma nemmeno l’opposizione democratica sembra pronta ad accettare i gay in Malesia. È lo stesso Pua a spiegare che il suo partito “disapprova la condotta omosessuale, anche se i cittadini non devono essere discriminati per le loro preferenze”.

Tra i più giovani, però, l’idea bislacca dei seminari anti-gay non ha fatto breccia, se persino Khairy Jamaluddin, leader dell’ala giovanile del partito di governo United Malays National Organisation, ha espresso tutto il suo disappunto via twitter. “Vesto abiti stretti e magliette con il collo a V, ma non sono gay”, il tutto condito da un hashtag che non lascia spazio a equivoci di sorta: #symptomsofbeingstupid (sintomi di stupidità).

Più che stupidità, l’iniziativa per scoprire e “curare” i bambini potenzialmente gay indica una deriva ultraconservatrice che sta prendendo piede in Malesia e in tutta l’Asia meridionale islamica. Una sorta di contagio che dai paesi più tradizionalmente omofobi e fondamentalisti sta sbarcando anche in zone che si credevano immuni da posizioni così estreme. Si attendono commenti “illuminati” da parte dei soliti omofobi italiani. Chi sarà più lesto, Giovanardi o Borghezio?