Le autorità libiche hanno annunciato l’arresto di alcuni sospetti nel quadro dell’inchiesta sull’attacco al consolato di Bengasi, costato la vita all’ambasciatore Usa Chris Stevens. E’ la France Press a dirlo, citando il viceministro dell’Interno, Wanis al Charef, senza fornire ulteriori dettagli “per non ostacolare lo svolgimento dell’inchiesta”. Gli arrestati sono 4: “Quattro uomini sono sotto custodia e li stiamo interrogati perché sono sospettati di aver contribuito ad istigare l’attacco al consolato Usa”. “Non abbiamo fino ad ora prove di una presenza di al Qaida in qualità di organizzazione nel Paese – ha però precisato il neo premier libico Musfafa Abu Shagur – Ci sono alcuni giovani influenzati dall’ideologia estremista di al Qaida” e che gli estremisti sono una minoranza in Libia con un “numero che non supera i 100 o 150”. “La gran parte dei giovani islamici in Libia sono moderati. Gli estremisti sono una minoranza”, ha concluso.

L’attacco al consolato Usa di Bengasi ha riacceso la miccia dei conflitti interreligiosi che dal Cairo – dove è stata assediata l’ambasciata Usa – e dalla Tunisia si estendono allo Yemen e anche all’Iraq. Da un lato la risposta tesa degli Stati Uniti, dall’altro la protesta che monta contro l’America, apparentemente motivata dal “film blasfemo”, come ormai viene comunemente definito “L’innocenza dei musulmani”, piccola produzione – anche nella qualità – di cui circolano in rete 13 minuti di trailer. 

Oggi è tornato a parlare il presidente degli Stati Uniti Barack Obama: “Vogliamo inviare un messaggio chiaro in tutto il mondo, a tutti coloro che voglio colpirci – ha dichiarato durante un evento elettorale a Las Vegas – Nessun atto di terrore offuscherà la luce dei nostri valori e nessun atto di violenza scuoterà la nostra determinazione. Non ci scoraggeranno. Noi andremo avanti”. Ribadendo la promessa già fatta ieri: “Porteremo gli assassini di Bengasi davanti alla giustizia”. Intanto il segretario di Stato Hillary Clinton ha spiegato che “il governo degli Stati Uniti non ha nulla a che vedere con il video” anti-Islam e ha definito il film su Maometto “disgustoso e riprovevole”. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney va oltre: “L’America ha una storia di tolleranza religiosa e di rispetto per tutte le religioni. E’ più forte perchè è la casa di persone di tutte le religioni, compresi milioni di musulmani”.

Obama ha anche aggiunto, nel pomeriggio, parole definitive: “Nessun atto di terrore resterà impunito – ha assicurato – La violenza non scalfirà la determinazione degli americani”. “Stiamo facendo tutto il necessario – aggiunge – per proteggere il nostro personale all’estero, e questa è una priorità di questa presidenza. Il nostro compito è quello di difendere, di proteggere, e di far avanzare i nostri valori in tutto il mondo. Ho dato istruzione all’amministrazione di fare tutto quello che serve per proteggere gli americani all’estero, chiedendo ad altri governi di far fronte alle loro responsabilità e proteggere quindi i cittadini americani sul loro territorio”. 

Duecento marines anti-terrorismo in partenza, pronti i droni
Gli Stati Uniti hanno fatto sapere che hanno deciso di evacuare tutto il personale diplomatico e non presente in Libia. All’ambasciata di Tripoli resterà solo una unità di emergenza. Il presidente americano avrebbe inoltre deciso di inviare in Libia un reparto di marines specializzato nella lotta al terrorismo. L’unità dei marines, ribattezzata Fleet anti-terrorism security team è formata da una cinquantina di uomini. Un’altra fonte dell’amministrazione Usa ha riferito che in Libia potrebbero essere inviati “fino a 200 marines” per proteggere i cittadini e gli interessi americani nel Paese. Non solo: alcuni droni americani possono sorvolare Bengasi e altre località nell’est della Libia pronti a colpire chi ha effettuato l’attacco alla sede diplomatica Usa di Bengasi.

Intanto, due navi da guerra americane sono partite alla volta della Libia. La decisione degli Stati Uniti è stata presentata da una fonte del governo come “misura precauzionale”. Le iniziative militari prese da Washington, ha detto il portavoce del Pentagono, George Little, senza riferirsi in modo specifico alle navi, sono “non soltanto logiche, date le circostanze” ma anche “improntate a prudenza”. Le unità, armate con missili Tomahawk, sono la USS Laboon e la USS McFaul.

Di certo c’è che gli Usa hanno dato ordine di fornire tutte le risorse necessarie per la sicurezza del personale nel Paese e per aumentare le misure di sicurezza in tutte le sedi diplomatiche statunitensi nel mondo. L’ambasciata Usa in Egitto ha diffuso un allarme sicurezza ai suoi concittadini, mettendoli in guardia contro le continue manifestazioni nelle vicinanze della legazione al Cairo, teatro di violente proteste a causa del film blasfemo su Maometto. Il livello di allerta è stato innalzato anche nelle rappresentanze in Algeria e Tunisia.

Egitto – Ancora proteste anti-americane
Una folla di manifestanti è tornata ad assediare mercoledì sera e questa mattina l’ambasciata statunitense al Cairo, protestando contro il film “L’innocenza dei musulmani”. La pellicola – di cui si conoscono solo 13 minuti di trailer che circolano su youtube – ha scatenato la rabbia dell’intero mondo arabo. Le immagini di questa notte della Cnn mostrano decine di persone che urlano la loro rabbia e chiedono che dagli Stati Uniti arrivino scuse ufficiali per le offese al Profeta. Per tutta la notte si sono susseguiti scontri con la polizia che ha dovuto lanciare gas lacrimogeni per disperdere alcuni gruppi che lanciavano pietre contro l’edificio dell’ambasciata. Secondo l’agenzia di stampa egiziana Mena ci sarebbero anche dei feriti, in tutto una decina, mentre una dozzina sarebbero gli arrestati.

Nella folla dei protestanti, in Egitto, anche Mohamed al Zawahiri, il fratello dell’attuale capo Al Qaeda Ayman al Zawahiri, che manifesta pacificamente davanti l’ambasciata Usa. Nel video al Zawairi chiede al governo Usa di trascinare in tribunale il regista del film su Maometto per condannarlo “perché non ha rispettato la religione islamica”

Morsi: “Il profeta è intoccabile”
Il Profeta è ”una linea rossa che nessuno deve toccare”. E’ quanto afferma il presidente egiziano, Mohamed Morsi, in una dichiarazione diffusa dall’agenzia Mena sul film che ha scatenato le proteste in Egitto e Libia. Il Profeta è “una linea rossa per tutti i musulmani e respingiamo ogni attacco”, ha detto. “Noi ci sacrificheremo con le nostre anime e i nostri cuori”, ha sottolineato Morsi citando un espressione musulmana di professione di fede. Il presidente egiziano – che questa mattina ha avuto un colloquio telefonico con il presidente Usa Obama, si trova ora presso le istituzioni europee e si recherà nel pomeriggio a Roma – ha ribadito la sua condanna “di tutti i tentativi di attaccare il Profeta e i principi sacri dell’Islam”.

“Ciò che sta avvenendo in Egitto è diverso da ciò che è successo in Libia”, ha tenuto a precisare il ministro del Commercio Estero e dell’Industria Hatem Saleh. Al Cairo “stiamo assistendo ad una protesta sostanzialmente pacifica – ha aggiunto – non credo che la violenza crescerà. Forse i media stanno esagerando”.

 

Yemen – Folla assalta l’ambasciata americana, ucciso un manifestante
Due manifestanti yemeniti sono stati uccisi dalla polizia durante un tentativo di assalto all’ambasciata Usa a Sanaa in cui sono rimasti feriti altri cinque manifestanti. Lo hanno riferito il giornale web locale Alhadath e l’emittente televisiva Assahat, mentre una fonte della sicurezza yemenita ha parlato di una sola vittima. Centinaia di persone avevano lanciato pietre e dato alle fiamme automobili davanti alla rappresentanza diplomatica per protestare contro il film su Maometto. Da quanto si è appreso gli spari che hanno causato un morto e i feriti sono stati esplosi durante un secondo tentativo di fare irruzione nell’ambasciata Usa.

Sono almeno tre i veicoli dati alle fiamme da alcuni manifestanti che sono riusciti a penetrare nel compound da un ingresso lasciato incustodito. Durante gli attacchi diversi dimostranti pronunciavano slogan contro gli ebrei. Il presidente Abdrabuh Mansur Hadi si è scusato con il collega Obama e con il popolo americano e ha ordinato un’inchiesta su quanto accaduto, per accertare le presunte resposabilità dei servizi di sicurezza. Martedì Hadi ne ha sostituito i vertici, in seguito ad un attentato contro un convoglio che trasportava il ministro della Difesa Ahmad Mohamed Naser, in cui sono rimaste uccise dodici guardie ed è rimasto ferito lo stesso Naser.

Tunisia – Disordini per tutta la notte
I disordini davanti all’ambasciata americana di Tunisi di ieri hanno avuto una coda nella tarda serata e proseguiti nella notte, dopo che la polizia aveva disperso, anche con lancio di gas lacrimogeni, la manifestazione davanti all’ambasciata americana di Tunisi per il film su Maometto ritenuto blasfemo. Decine di manifestanti hanno dato vita ad un’altra manifestazione, spostandosi nella vicina municipalità di El Aouina, dove, davanti alla locale caserma della polizia, estremisti e agenti si sono scontrati. Il bilancio provvisorio, secondo quanto riferisce il sito Tunisie Numerique, è di otto manifestanti arrestati. Stesse scene nei giardini della vicina Cartagine, anche qui con il conseguente intervento della polizia e con alcuni manifestanti arrestati. 

Israele – Manifestazione a Tel Aviv
Circa 50 persone hanno inscenato una manifestazione, innalzando bandiere del Movimento Islamico in Israele, davanti all’ambasciata americana a Tel Aviv. I manifestanti – riporta il sito del Jerusalem Post – hanno detto di essere venuti da tutto il paese per esprimere la loro collera nei confronti della clip su Youtube del film che, a loro dire, è irriguardoso nei confronti del Profeta. Sul posto è intervenuta la polizia, ma – aggiunge il sito – non si sono verificati né scontri né disordini.

Iraq – La protesta arriva a Baghdad
Anche l’Iraq si infiamma per il film blasfemo che ha causato disordini in Nord Africa e Medio Oriente. Centinaia di persone sono scese in strada a Baghdad, nel quartiere di Sadr City, bruciando bandiere americane. Proteste anche a Bassora, nel sud, dove sunniti e sciiti hanno sfilato assieme. Centinaia di sostenitori dell’imam radicale sciita, Moqtada al-Sadr, si sono riversati per le strade di Najaf, città santa per gli sciiti d’Iraq. I manifestanti hanno urlato slogan contro gli Usa e Israele mentre l’imam al-Sadr ha esortato il governo a convocare l’ambasciatore Usa e a bandire gli ingressi dei cittadini americani. Intanto, la milizia Asaib al-Haq, nota per aver sferrato alcuni dei principali attacchi avvenuti contro gli stranieri in Iraq, ha minacciato nuovi attentati, specie contro gli americani, in risposta all'”offesa” arrecata al Profeta. “Non dimenticheremo, gli interessi americani sono in pericolo”, è stato il monito del capo della milizia, Qais al-Khazali. Il premier iracheno, Nouri al-Maliki, ha bollato come “razzista” e “provocante” la pellicola su Maometto ma ha invitato a manifestare pacificamente e senza violenze. 

Iran – Manifestazione davanti all’ambasciata svizzera
Si è conclusa senza incidenti ed è durata circa un’ora e mezza la manifestazione contro il film anti-islamico organizzata da un’associazione studentesca iraniana davanti all’ambasciata svizzera a Teheran che rappresenta gli interessi statunitensi in Iran.

Alla protesta hanno partecipato 400-500 persone che hanno inneggiato “abbasso gli Usa”, “abbasso Israele”, “Allah è grande” seguendo oratori che si sono alternati sul tettuccio di un pickup dotato di quattro altoparlanti. Sono state sventolate cinque bandiere verdi con scritte gialle e rosse e altrettante nere con scritte rosse.

Circa la metà dei manifestanti erano ragazze in chador, il telo islamico che copre tutto il corpo, che hanno brandito piccoli Corano verdi, foto della guida suprema iraniana Ali Khamenei e dell’Ayatollah Khomeini, e cartelli con la scritta “sionista va direttamente all’inferno”, “la nostra guerra si concluderà con la conquista della Palestina” e raffiguranti la stella di Davide che viene gettata nel cestino da una figura stilizzata. Tra gli slogan si è udito anche “la fede musulmana è qualcosa che nessuno può oltraggiare”, “tutti i musulmani devono essere uniti”, “difendere la propria fede”. Gli slogan più ripetuti come “abbasso gli Usa” sono stati scanditi anche in inglese. La manifestazione, svoltasi ad una cinquantina di metri dall’entrata dell’ambasciata protetta da centinaia di agenti in assetto antisommossa, ha incluso anche una preghiera di gruppo in strada.