Tutti (o quasi) d’accordo i direttori dei giornali: la pubblicazione delle lettere inviate dai politici è il segno della debolezza della politica stessa e dell’eccessiva accondiscendenza dei media italiani. Se a dirlo fuori dai denti è Alessandro Sallusti, direttore de ‘Il Giornale‘, vuol dire che le interviste sono stato superate dai monologhi epistolari, autorizzate dalla quasi totalità dei direttori. “Il dilagare delle lettere al direttore da parte dei politici  – risponde Sallusti all’AdnKronos – è un fallimento dell’intermediazione giornalistica, e la colpa va divisa equamente tra i politici italiani che non hanno più nulla da dire, e i giornalisti che spesso non sono in grado di far dire loro qualcosa di interessante”. “Del resto – aggiunge Sallusti – mentre in televisione l’intervista senza risposta è efficace, perché mostra fisicamente l’imbarazzo del politico che si rifiuta di rispondere, sulla carta non ha senso”. Sallusti rivela che capitano spesso “dei politici che chiedono di essere intervistati, ma per le solite banalità ininfluenti sia per il prestigio del giornale che per il lettore. Le lettere diventano così una scorciatoria, e spesso vengono pubblicate dai direttori solo per rispetto nei confronti della figura istituzionale che le scrive. Ma giornalisticamente -conclude il direttore de ‘Il Giornale’- non fanno notizia”.

Il fenomeno delle lettere si è intensificato negli ultimi anni ed è proseguito anche con il governo dei tecnici (vedi Catricalà su Repubblica e Passera sul Corriere), con le ultime lettere del ministro della Giustizia, Paola Severino, e dell’ex ministro dell’Istruzione, Maristella Gelmini, al Corriere della Sera. Secondo il direttore, Ferrucio De Bortoli,  “quello delle lettere al direttore da parte dei politici è un fenomeno sicuramente in crescita, e secondo me è una scorciatoia che certe volte i politici amano per sorpassare le professionalità dei giornalisti. In realtà – afferma il direttore del Corriere – segnala la paura di alcuni di loro nel confrontarsi con domande serie e scomode”.

Sulle lettere che bypassano le redazioni è infine il nostro direttore, Antonio Padellaro, ad esprimersi: “Queste lettere sono lunghe, noiose e non si capiscono. Secondo me chi le scrive provoca un danno a se stesso. Trovo che sia spazio rubato alle notizie vere e sarebbe bello fare un accordo tra tutti i giornali e decidere di non pubblicarle più. Continuare a pubblicare lettere del genere – aggiunge Padellaro- non interessa a nessuno perché non le legge nessuno, non ho il minimo dubbio, le leggono soltanto gli addetti degli addetti ai lavori”. Il direttore del ‘Fatto Quotidiano‘ fa l’esempio della lettera inviata dal premier portoghese ai cittadini “con la quale li informa che bisogna tagliare del 7% gli stipendi pubblici. Ovviamente è stato subissato di insulti, ma almeno ha scritto una lettera con la quale comunica una notizia. Noi invece – conclude – leggiamo certe lettere che parlano di bipolarismo, tripolarismo, roba che non interessa a nessuno”.