“Donne di Fatto” è il titolo. Come se si potesse essere anche donne di nome, donne di fumo, donne a parole. Bello. È il quotidiano on line di questo giornale, sezione femminista (il femminile non esiste). È anche il titolo dell’unico dibattito “rosa” dell’allegra festa del Fatto Quotidiano. Sul palco il rapporto, finora, è una a sette, una a cinque , 0 a tre… sempre a favore degli ospiti maschi. Qualche ragazza fra il pubblico protesta. Ho fatto un viaggio di 12 ore per non ridurre ulteriormente la scarsa rappresentanza di genere. Aliscafi, treni, altri treni.

E poi sono troppo curiosa di partecipare a un dibattito dal titolo “Donne di fatto: rifondare l’Italia”, essendo spesso, con il mio blog, l’obiettivo di una marea montante di maschilisti armati, che chiedono il mio scalpo tutte le volte che dedico la rubrica a qualche tema di democrazia di genere. Ovvietà di buon senso, come la battaglia per la pari rappresentanza, 50% di donne in tutte le posizioni apicali. Denuncia e dolore per il femminicidio: una donna uccisa ogni due giorni, dall’inizio del 2012 e, quasi sempre, per mano di un uomo che non sopporta la sua forza, la sua soggettività. Le donne oggetti sono, e oggetti devono restare? Funzioni del desiderio maschile? Banalità. Ma banalità sanguinose.

Chi è sensibile ai problemi delle donne è costretto/a a inanellare banalità, alcune protomartiri anche da 40 anni. Tipo: gli sguardi sul mondo sono due, sono due i narratori della Storia, sono due i corpi, sono differenti ma di eguale valore. Per millenni è esistito soltanto lo sguardo maschile, quello femminile è stato ignorato o svalutato. O rappresentato per difetto.

È ora di cambiare: i movimenti per l’emancipazione prima, per la liberazione poi, hanno eroso le basi materiali e simboliche del Patriarcato, il Femminismo ha lavorato in profondità, dando corpo alla soggettività delle donne, cosa che ha fatto declinare l’ordine patriarcale “che sul silenzio e l’assenza delle donne fondava la sua esistenza” (Francesca Izzo, su l’Unità). Il tramonto di un ordine non garantisce purtroppo la nascita immediata di un ordine diverso. Il vecchio è morto, il nuovo stenta a emergere.

Stiamo attraversando un intervallo difficile. Noi donne. Voi uomini di buona volontà. Una stagnazione. In cui può succedere di tutto. Anche che una ragazza venga uccisa perché al suo compagno non va che sia lei a decretare la fine di un amore. Anche che i lettori del Fatto Quotidiano sparino cazzate. Che fare in questa fase intermedia, come attraversare questa morta gora? Garantire l’ingresso in massa delle donne là dove si decide, dove si crea il gusto, l’opinione, l’immaginario, sdoganare la metà del mondo dall’anticamera in cui è stata costretta ad ammuffire per secoli, truccare le carte in suo favore finché non viene corretto il tiro. Finché non viene rifondata L’Italia. E non soltanto l’Italia.

Il Fatto Quotidiano, 9 Settembre 2012