Oggi a Roma, per incontrare Mario Monti. Ieri l’inaugurazione dell’anno scolastico, davanti alle telecamere, in una scuola media della regione parigina. Giovedì la trasferta a Londra, per parlare con il premier David Cameron. E domenica sera, alle 20 in punto, François Hollande si ritroverà in diretta su Tf1, la televisione francese con la maggiore audience. La visita di oggi nella capitale italiana è solo una tappa di una settimana frenetica per il Presidente, che appare indebolito, rispetto a quanto anche i più pessimisti avrebbero potuto immaginare al momento della sua elezione, appena quattro mesi fa. Hollande cerca di mostrare energia. E di recuperare nei sondaggi.

   «A quando il cambiamento?». E’ quanto si leggeva venerdì sui cartelli branditi da militanti della Cgt, l’equivalente della Cgil italiana, che l’accoglievano a una manifestazione a Chalons. Le accuse di immobilismo, ormai, non si limitano più all’opposizione. Una decina di giorni fa, in un sondaggio Ipsos, Hollande era scivolato per la prima volta sotto il 50% dei consensi. Nelle indagini il tasso oscilla fra il 44 e il 54%, mentre allo stesso momento, cinque anni fa, il neoeletto Nicolas Sarkozy non scendeva mai sotto il 60. Hollande ha vinto contro di lui presentandosi come un «Presidente normale», ma ora i francesi sembrano quasi rimpiangere colui che definivano l’iperpresidente, la sua aggressività. Dall’entourage di Hollande arrivano segnali di un cambiamento di strategia: maggiore presenza nei media e sulla scena europea.

   L’economia? Peggio del previsto – Hollande risente anche di una situazione economica in fase di accelerato peggioramento. La Francia si pone in una fascia intermedia fra le condizioni drammatiche dell’Europa del Sud e l’insolente tenuta della Germania e di altri Paesi del Nord. L’andamento del Pil, il Prodotto interno lordo, si è mantenuto piatto nel secondo trimestre dell’anno. Ma i dati sulla disoccupazione, resi noti la scorsa settimana, hanno sorpreso (negativamente) anche i più pessimisti: il tasso ha ormai superato il 10% e i senza lavoro sono più di tre milioni. In parallelo la finanza pubblica resta sotto tensione: a fine anno il deficit pubblico, pur in calo rispetto all’anno scorso, rimarrà a quota 4,5% del Pil. E il debito l’anno prossimo supererà per la prima volta il 90%.

   Le sfide della rentrée – Bisogna fare subito qualcosa. Bisogna agire in fretta. Hollande, persona cauta, è stato comunque accusato durante tutta la sua carriera politica di indecisione. E ora quelle critiche riaffiorano. Il Presidente sta cercando di reagire. Ha così deciso nei giorni scorsi di anticipare la sessione parlamentare in settembre per votare il varo degli «emplois d’avenir», la creazione di 150mila posti di lavoro sovvenzionati (da uno a tre anni) fra i più giovani da qui al 2014. Era una delle promesse fatte durante la campagna delle presidenziali. A fine settembre, intanto, la sfida maggiore: la presentazione della finanziaria 2013. Bisogna mettere insieme almeno 30 miliardi di euro a forza di tagli alla spesa pubblica e di nuove tasse. L’obiettivo è riportare il deficit delle casse dello Stato al 3% del Pil già l’anno prossimo. Sarà l’occasione per Hollande di mettere in atto un’altra delle sue promesse, la riforma fiscale, compresa l’introduzione di un’aliquota del 75% per ogni reddito personale che ecceda il milione di euro annui lordi: la criticatissima imposta sui super ricchi.

   Sull’Europa è Monti che decide – Hollande ha avuto il grande pregio di introdurre per primo nel suo discorso l’esigenza di politiche europee per lo sviluppo e non solo quelle, volute così strenuamente da Berlino per il rigore nelle finanze pubbliche. Non solo: senza l’appoggio di Hollande, Monti non avrebbe vinto il primo round sul meccanismo salva-spread contro la Merkel a fine giugno. Ma a Parigi anche l’azione europea del Presidente è giudicata poco propositiva. E sempre più al seguito degli altri, Monti in primis. I due, di sicuro, mostrano una certa intesa, anche sulla necessità di nuovi acquisti di bond italiani e spagnoli sul mercato secondario da parte della Banca centrale europea (Bce): oggi a Roma i due hanno lanciato segnali di appoggio in questo senso al presidente della Bce, Mario Draghi. Ma al più presto Hollande dovrà spiegare con più precisione cosa intende come nuove misure di stimolo della crescita, che saranno al centro del Consiglio europeo del 19 ottobre. Hollande deve far capire che c’è, deve ritornare sulla scena.