E’ stata la giornata delle repliche a Matteo Renzi. Repliche e attacchi da tutti i fronti. Ai dibattiti organizzati alle feste del Pd a Reggio Emilia e Bologna il tema è stato più il sindaco di Firenze e candidato alle primarie che non la politica delle proposte. A prendersela Renzi  ci ha pensato prima Massimo D’Alema che lo ha liquidato come persona non adatta a unire il partito. Poi Rosy Bindi (“Renzi non propone temi”) e, infine, Nichi Vendola, che lo ha definit un “juke-box di banalità”.

Il più duro è stato appunto il leader di Sel, prima ancora di salire sul paqlco per il dibattito; ”Credo che al juke-box delle banalità, delle piccole litanie qualunquiste valga la pena non replicare. A Matteo Renzi che ha considerato Marchionne l’icona della modernità, io vorrei contrapporre gli operai di Pomigliano che sono per me icona della modernità”. E ancora: “Non ex di Rifondazione abbiamo fatto cadere Prodi nel 1998? Di questo ci accusa? Bene, possiamo riparare proponendolo per il Quirinale. Non posso credere che l’innovazione riguardi un fatto anagrafico di leadership. I giovani sono fuori da ogni funzione dirigente della societa’ italiana, parlare dei giovani non deve significare l’autopromozione di un ceto di giovani leoni, ma ascoltare le domandi sociali delle giovani generazioni”, ha ammonito. Dunque, “deponiamo le armi del battutismo militante e proviamo a confrontarci sulla realtà vera”, ha chiesto tra gli applausi. E calorosa è stata la risposta del pubblico anche a un lapsus di Vendola, “Cari compagni e compagne”, ha detto. La platea ha riso e lui si è corretto. “Amici e amiche, fratelli e sorelle”, ha scherzato, “non avevo detto compagni e compagne con retro pensiero, mi era venuto spontaneo”.

A rincarare la dose ci ha pensato un’agguerritissima Rosy Bindi: “Se io dichiaro che non mi candido in parlamento, Renzi si ritira dalle primarie?“, ha chiesto la presidente dell’assemblea nazionale nel Pd. “Se gli tolgo l’argomento non ha piu’ nulla di cui discutere. Non l’ho sentito parlare di un tema, di lavoro, di welfare, di democrazia. Fare il vicepresidente della Camera è un grande onore, mi dispiace che si abbia questa considerazione degli incarichi istituzionali. Poi si dà il caso che io abbia vinto un congresso e per questo sono presidente del partito”, replicando sempre a Renzi che aveva definito la partecipazione sua e di Franceschini alle primarie una occasione per ottenere un premio di consolazione.

”Se Bersani vuole fare davvero le primarie deve dare una svolta al dibattito di queste settimane a partire dai membri della sua segreteria. Se Renzi ringrazia Bersani per il coraggio di fare le primarie, sta a Bersani chiedere anche ai membri della segreteria rispetto non solo delle persone, ma anche della storia, e fare operazione verità su questi anni”, ha detto ancora la Bindi. Bindi, nella sua riflessione, ha fatto riferimento a esponenti della segreteria Pd, come Matteo Orfini, che hanno ipotizzato una opportunità di non candidare esponenti politici che hanno fatto parte del governo Prodi. “Con le primarie – ha chiosato – faremmo regalo straordinario a Berlusconi e alle destre”.

Uniti nell’attaccare Renzi, ma su posizioni più che distanti quando si è trattato di affrontare l’argomento delle unioni di fatto:  “Noi regoleremo le unioni civili, anche quelle omosessuali – ha detto Rosy Bindi –  Dobbiamo fare insieme un grande sforzo italiano per dare finalmente non mezzi diritti, ma diritti. E ritengo debba essere un impegno. Il Pd lo ha già assunto e lo porterà avanti nella prossima legislatura”. Ma Vendola non ci sta:  “L’agenda dei diritti civili e sociali va scritta insieme. Io a 54 anni voglio dire di poter sposare il mio compagno”.

Non troppo lontano dalla festa di Reggio, è stato Massimo D’Alema, a Bologna, a impallinare anche lui il giovane Renzi: ”Bersani e’ piu’ adatto a unire il nostro partito, a costruire una coalizione e a governare l’Italia. Tre cose molto importanti che Renzi non mi sembra in grado di fare”. Quanto alla paura, invocata dallo stesso Renzi, che l’ex premier avrebbe delle primarie, D’Alema ha replicato che non ha “paura delle primarie. Non sono candidato, sono argomenti che non hanno alcuna consistenza. Io sono persuaso che dalle primarie uscirà più forte la candidatura di Bersani”. Quanto a Renzi, “è candidato legittimamente a guidare la coalizione o il nostro partito, questo non l’ho capito perchè ha detto che le alleanze non lo interessano”.