Una storia di colpa e redenzione alle Paralimpiadi di Londra 2012. La storia di Sebastian Rodriguez, nuotatore spagnolo di oramai 55 anni che ha vinto la medaglia d’argento giovedì nei 50 metri e sabato nei 200 metri stile libero categoria S5. Ma qui non è solo l’età dell’uomo che conta, ma il suo passato. Nel 1984 infatti Rodriguez, membro del gruppo d’ispirazione maoista GRAPO (Grupos de Resistencia Antifascista Primero de Octubre) fu condannato da un tribunale spagnolo a 84 anni di carcere per l’omicidio di Rafael Padura, un uomo d’affari di Siviglia. Una delle quasi cento vittime delle bombe e degli omicidi mirati che il gruppo terrorista spagnolo di ultrasinistra ha messo a segno a cominciare dal 1976 – l’inizio della movimentata fase di transizione alla democrazia dopo la morte del dittatore Francisco Franco – fino agli albori del nuovo millennio, quando è stato definitivamente dissolto.

Arrestato nel 1985 e condannato 84 anni di carcere, nel 1990 insieme ad altri detenuti Rodriguez comincia in carcere un lunghissimo sciopero della fame, con lo scopo di ottenere che tutti i membri del Grapo siano riuniti nel medesimo carcere. L’ex terrorista si rifiuta di mangiare per 432 giorni, al termine dei quali il suo fisico si deteriora al punto di sviluppare un’incapacità di assumere proteine, e a causa del lungo digiuno diventa paraplegico e perde l’uso delle gambe. Quattro anni più tardi, nel 1994, grazie ad una legge spagnola che impedisce la detenzione in carcere di persone gravemente malate, Rodriguez ottiene la libertà condizionale. E nel 2007 ottiene anche la grazia, tra le proteste dei famigliari di Padura, indignati dal fatto che Rodriguez non abbia mai espresso pubblicamente alcun rimorso per le sue colpe.

L’unica frase a lui attribuita dai media, che risale a dopo le Paralimpiadi di Sidney 2000, è effettivamente ambigua, in quanto Rodriguez avrebbe detto: “Il passato non si cancella, non ha senso che mi batta il petto e chieda perdono”. Sidney 2000, già, perché uscito dal carcere in carrozzina nel 1994, Rodriguez si dedica subito allo sport: prima il basket e poi il nuoto, con il quale diventa atleta paralimpico. E proprio nelle piscine di Sidney vince le sue prime cinque medaglie d’oro paralimpiche abbattendo anche quattro record del mondo. In Australia Rodriguez agli organi dell’IPC (Comitato Internazionale Paralimpico) racconta di aver perso l’uso delle gambe in un incidente automobilistico, tanto che quando a Giochi conclusi la verità emerge, l’IPC pensa di revocargli le medaglie.

Non succede. E Rodriguez può continuare a gareggiare e a vincere: altri tre ori e due argenti ad Atene 2004, due bronzi a Pechino 2008. E adesso, alla veneranda età di 55 anni, i due argenti di Londra – dove Rodriguez sarà di nuovo in acqua per la gara dei 100 metri stile libero sabato prossimo – che portano a 14 il totale delle sue medaglie. “Voglio parlare solo di sport” ha detto Rodriguez dopo Sidney, quando uscito dalla piscina il suo passato è venuto a galla in tutte le sue contraddizioni. E così ha fatto anche a Londra dove, dopo aver vinto il suo secondo argento, ha deciso di parlare solo per raccontare la meravigliosa atmosfera che si respira durante le Olimpiadi dei diversamente abili: “Qui ai Giochi ci sentiamo quello che abbiamo sempre voluto essere, quello che siamo, e quello che nel futuro speriamo sia sempre più accettato che siamo: sportivi al cento per cento”. Lo sport oltre la colpa, e la redenzione.