E’ il 17 febbraio scorso. Nelle aule del gip di Taranto i magistrati esaminano le maxi perizie che poi porteranno alle pesanti accuse nei confronti del management dell’Ilva e alla richiesta di fermare le emissioni. Il quadro in quel momento era già chiaro: troppi morti, causati da un inquinamento di proporzioni immensi, avevano scritto con chiarezza gli esperti. Dai verbali di quell’udienza risultano presenti quali persone offese il Comune e la Provincia di Taranto e la Regione Puglia. Assente il ministero dell’Ambiente, ovvero il principale responsabile a livello nazionale per la tutela dell’aria resa irrespirabile attorno agli impianti Ilva.

“Non si comprende quale sia la ragione della mancata partecipazione del ministero dell’Ambiente a fronte di un procedimento di tale rilevanza nel quale era in corso di acquisizione una prova di grandissimo rilievo ai fini delle indagini”, si legge sulla relazione finale dedicata alla Puglia della commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti, presieduta da Gaetano Pecorella. Un documento che attacca duramente la scelta del dicastero di Corrado Clini che di fatto ha ignorato quell’inchiesta esplosiva della procura di Taranto, almeno fino all’epilogo che tutti conosciamo.

Eppure quell’udienza del 17 febbraio era un passaggio chiave per il futuro degli impianti accusati di aver emesso sostanze talmente inquinanti da provocare la morte di centinaia di persone considerando solo gli ultimi anni. Conoscere quello che i magistrati – grazie alle perizie – stavano scoprendo poteva dare strumenti importantissimi al ministero: “La rilevanza della perizia ha infatti un rilievo extraprocedimentale – prosegue la relazione della commissione bicamerale, datata 20 giugno 2012 – ai fini della programmazione delle eventuali future iniziative del ministero con riferimento alle gravissime problematiche ambientali che da anni si trascinano”.

Il procuratore di Taranto Franco Sebastio aveva notato quell’assenza decisamente rumorosa, tanto da decidere di scrivere direttamente a Clini, chiedendo una maggiore attenzione del governo centrale sul tema Ilva: “In tale lettera il procuratore ha evidenziato come dalla relazione tecnica si desumano elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme, che “possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici poteri-doveri di intervento in materia ambientale e, soprattutto, di tutela della salute e incolumità delle persone da esercitare senza ritardo”, si legge nella relazione della commissione parlamentare. Nessuna risposta è mai arrivata, almeno fino al 20 giugno scorso, data di approvazione del documento sulla Puglia.

I lavori della commissione parlamentare sui rifiuti aveva già da tempo lanciato l’allarme su quello che stava avvenendo a Taranto. L’imminente sequestro degli impianti in fondo era una specie di segreto di Pulcinella, un atto che i parlamentari sapevano essere dietro l’angolo. Peccato che l’esecutivo di fatto ignori gran parte del lavoro svolto nelle commissioni d’inchiesta, anche quando dal parlamento arrivano pesanti atti di accusa verso le scelte dei ministeri. Proprio nel giorno dell’approvazione della relazione sulla Puglia, il presidente Pecorella ricordava ai membri della commissione come il nome del commissario straordinario per l’emergenza rifiuti per il Lazio, il prefetto Sottile, fosse ampiamente citato nella relazione sulla Calabria: “Ripensando al lavoro svolto in questi tre anni e alle relazioni approvate, a mio avviso tutte di alto pregio e interesse, resta il fatto che nulla cambia – commentava il presidente della commissione rifiuti – Abbiamo individuato una situazione, per esempio, in Calabria insostenibile anche in relazione a come è stato gestito il commissariamento e nel Lazio è stato nominato quel commissario”. Una scelta che aveva allarmato lo stesso Pecorella: “Ho ritenuto di mandare la nostra relazione al Presidente del Consiglio Monti perché ne fosse consapevole: non abbiamo ricevuto neanche un bigliettino che testimoniasse che l’aveva ricevuta”. Una sorte analoga è poi toccata alla relazione sulla Puglia, dove la situazione pesante di Taranto era ampiamente annunciata.