Se non fosse che rischiano di contribuire pesantemente a fargli perdere le presidenziali Usa del 6 novembre contro Barack Obama, parrebbe che Mitt Romney a collezionare figuracce provi davvero un gusto pazzo. L’ennesima della serie, probabilmente non l’ultima, l’ha combinata ieri a Miami: alla caccia dei voti dell’influente comunità degli espatriati cubani, di tendenze politiche notoriamente conservatrici, Romney ha avuto la bella idea di visitare un locale alla moda, ‘El Palacio de los Jugos’, piuttosto famoso per le sue bibite a base di succhi di frutta tropicale che accompagnano piatti caraibici. Peccato che il proprietario, Reinaldo Bermudez detto ‘el Guajiro’, sia noto per essere stato dedito al narcotraffico, attività che nel 1999 gli costò una condanna a tre anni di carcere, scontata per intero.

Insomma, il presunto paladino della legge e dell’ordine non ha trovato di meglio, tra i tanti bar e ristoranti disponibili su piazza, che recarsi in quello di un criminale recidivo il quale, in quanto tale, a novembre nemmeno potràvotare, essendo stato interdetto dall’elettorato attivo come pena accessoria. La scelta del ‘Palacio del los Jugos’ in effetti aveva suscitato sconcerto e anche polemiche tra i politici locali di lungo corso, usi a incontrare i candidati repubblicani in posti ben più rinomati, e soprattutto più raccomandabili, tipo la celebre caffetteria ‘Versailles’, sita nel cuore di Little Havana. Ma tant’è, l’ex governatore del Massachusetts ha voluto cambiare, e c’è da giurarci che non tutti i potenziali elettori abbiano gradito la scelta. Bermudez, dal canto suo, non si è’ certo impegnato a tirarlo fuori dal pasticcio, anzi, se possibile ce lo ha ficcato ancora più dentro. Al quotidiano ‘The Miami New Times’ ha raccontato infatti che, quando gli fu chiesto dal comitato elettorale di Romney di poter utilizzare il locale per un comizio, il suo passato e il suo presente furono passati letteralmente al setaccio dagli agenti del Secret Service, il servizio di sicurezza presidenziale cui spetta assistere anche i semplici aspiranti alla Casa Bianca. “Di me e dei miei precedenti erano assolutamente a conoscenza, sapevano tutto”, ha puntualizzato l’uomo. “Hanno controllato ogni cosa, e non ci sono stati problemi. Ciascuno”, ha tenuto a concludere in tono candido, “merita una seconda occasione”. Dalla cerchia ristretta dei collaboratori di Romney, chissà perché, è stato rifiutato qualsiasi commento sulla vicenda.