Il Sagrantino di Montefalco è poi così buono come dice Jay McInerney, l’edonista della letteratura americana? «Mi sentii un po’ come Keats che sfogliava per la prima volta l’Omero di Chapman, o come quando scoprii l’opera del pittore Piero della Francesca. Il Bea era una bellezza scura in un abito fatto in casa – mi fece pensare alla focosa, rustica sposa siciliana di Michael Corleone/Al Pacino nel Padrino». Lo scrittore famoso per Le mille luci di New York e Good Life è così che lo descrive (il Bea in questione è appunto un Sagrantino di Montefalco) nella sua ultima fatica letteraria, I piaceri della Cantina, edito da Bompiani.

Il volume, che raccoglie i testi da lui scritti nell’arco di oltre cinque anni, è il risultato del suo viaggio nel mondo del vino alla ricerca di novità, di classici e di sorprese con cui solleticare continuamente il palato e la curiosità dei lettori. Molto apprezzato negli USA (sul New York Times si legge: «i giudizi sui vini di McInerney sono attenti, pieni di aneddoti sfiziosi e impeccabili citazioni letterarie. Pochi libri sul vino sono così piacevoli»), discretamente bastonato in Italia (Gianluca Montinaro su ilgiornale.it scrive che «quando si tratta di vini e di vitigni non ci azzecca. Ha gusti troppo “yankee” Il vino va bevuto, non va letto. Promosso in letteratura. Rimandato in enologia»), a noi questo libro suscita una sola vera questione: la bontà del Sagrantino è bufala o verità? Per orientarci in questo terreno spinoso abbiamo interpellato Valerio Bergamini, sommelier delegato dell’AIS di Varese.

Il Sagrantino si merita effettivamente questa descrizione entusiastica?

«Diciamo che nelle parole di  McInerney c’è molta poesia. Si tratta di un vitigno molto rude, forte, ricco di tannini, e siccome subisce un invecchiamento in botte è chiaro che è ricco di profumi cosiddetti “terziari” come more, cioccolato e cannella, quelli che l’autore descrive nel suo libro. Viene tratteggiato con un filo di enfasi, ma è sicuramente un grande vino. Non è a mio parere il più grande tra gli italiani, ma se dovessimo scegliere tra una decina di vini nostrani, sicuramente il Sagrantino rientrerebbe a pieno titolo in questa classifica – non saprei in che posizione, perché è un fotofinish difficile da interpretare. Sicuramente merita un posto tra i rossi più blasonati, assieme ai grandi nebbioli del Nord, i vini a base di Sangiovese della Toscana, ai Taurasi della Campania e ai Nero d’Avola siciliani».

McInerney rimane folgorato da un Paolo Bea del ’95: è il migliore in circolazione o ce ne sono altri che lo superano?

«È necessario fare una premessa: quando parliamo di Sagrantino di Montefalco, tutti fanno riferimento ad Arnaldo Caprai perché è l’azienda più conosciuta a livello internazionale, però abbiamo sicuramente molti produttori che a livello qualitativo si equivalgono: durante il “Sagrantino day” a Varese ho avuto modo di assaggiare Milziade Antiano, un buon produttore anche al di fuori delle guide, Colpetrone, che fa un Sagrantino veramente ottimo e Rocca di Fabbri, con un buon rapporto qualità/prezzo. Anche Paolo Bea è senza dubbio un’azienda interessante».

Ma qual è la storia di questa bevanda che tanto ha rapito lo scrittore?

«Il vitigno da cui si crea il Sagrantino è stato portato nella zona di Montefalco attorno al 1200 dai padri certosini. Dopo un’iniziale esplosione di consensi – veniva anche usato nella sua versione “Passito” come vino da messa – si è un po’ perso. Finché nel 1971 l’eclettico imprenditore Arnaldo Caprai ha avuto l’idea di rivitalizzare questo vitigno: armato di pazienza ed entusiasmo, si è messo a girare per tutti i conventi della zona finché non ha trovato i cloni storici del vitigno ed è riuscito ad ottenere, dal ceppo originale del Sagrantino, delle barbatelle nuove. I suoi sforzi sono stati premiati: nel 1979 viene riconosciuta la certificazione doc al vino da lui riscoperto, e nel ’92 la docg» .

Passiamo ad una vile questione economica: McInerney dice che il Sagrantino più avvicinabile è al momento l’Antonelli: qual è il prezzo medio? Ce ne consiglia uno alla portata di tutti?

«Il prezzo medio in enoteca si aggira attorno ai 25 euro. Un parere soggettivo e quindi criticabilissimo: come produttore a me piace molto Adanti – ottimo rapporto qualità/prezzo – e non trascurerei anche Colpetrone».

Cosa si sposa bene con il Sagrantino?

«Parlando del rosso secco, mi sento di consigliare carni rosse: un brasato o una bella costata di chianina; anche formaggi stagionati come ad esempio un buon bitto, un parmigiano reggiano – di oltre i 30 mesi – o un pecorino stagionato, che possano tenere la struttura del vino. Anche se questo è un grande rosso, che può essere bevuto da solo, così per il gusto di berlo».

di Zelia Pastore

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