“Il compito di un presidente del Senato è difendere la dignità e il lavoro di un parlamentare. Invece la sensazione è quella di dire ‘noi siamo a posto’, perchè i parlamentari vengono chiamati anche di lunedì, come se fossimo delle bestie che devono essere tirate per dimostrare che lavoriamo all’opinione pubblica“. Sono le parole pronunciate lo scorso primo agosto da Giuseppe Astore, ex Idv e attualmente esponente del Gruppo Misto, durante il suo intervento al Senato sui tagli. Il senatore, dopo un breve diverbio con Salvatore Mazzaracchio (Pdl), punta il dito contro la mancata trasparenza dei “palazzi del potere” e si lagna ripetutamente del ristorante di palazzo Madama: “Ieri ho chiesto il contratto della mensa, perché credo che sia uno dei servizi che ci interessano di più” – denuncia Astore, rivolgendosi a Schifani, che è assente – “Io non vado a mangiare nei ristoranti di lusso a carico di qualcuno; voglio mangiare nel ristorante del Senato, fin tanto che posso, e volevo sapere come funzionava e il prezzario. Mi è stato negato”. Il senatore, quindi, si lamenta del ristorante svuotato: “E’ un’offesa scendere giù al ristorante e vedere che non c’è più nessuno, quando prima era sempre animato. Ma non mi riferisco al prezzo, che si può anche discutere”. E conclude: “Mi riferisco all’organizzazione seria di un servizio. Non ho vergogna di sottolinearlo, perché io ho diritto al ristorante, come vi hanno diritto tante persone. Si deve pagare il giusto, e non come sta accadendo oggi, cosa che poi determina una fuga totaledi Gisella Ruccia