“Basta con le illazioni su questo fantomatico doping genetico. Ye Shiwen è una nuotatrice straordinaria ma una ragazza come le altre. A sedici anni chi non ha un filo di acne, qualche squama lungo la spina vertebrale e un accenno di branchie sulle mani? Va più forte dei maschi nei 200 misti? Merito degli allenamenti con coccodrillo in vasca. Ma come crudeli! Al coccodrillo non facevamo mica del male. E adesso scusatemi, devo cambiarle l’acqua nella vasca e darle il mangime. Ye Shiwen va rispettata, anche nelle scelte che riguardano la vita privata: fra lei e il delfino Jolly del parcogiochi di Santa Monica c’è un rapporto di amicizia e niente più”.

Il capodelegazione cinese in un colpo solo ha difeso la lealtà della Repubblica Popolare Cinese (il primo Paese al mondo a brevettare i prodotti migliori del suo immenso vivaio sportivo, dalle sollevatrici di pesi incrociate con autotrasportatori turchi ai mini ginnasti sordomuti dell’ormai celeberrimo “esercito di gommapiuma”) e l’autentico spirito olimpico. Che a Londra sta trionfando dopo alcune iniziali difficoltà: non tutti i nuotatori in un primo tempo avevano accettato di farsi marchiare a fuoco sulla schiena il simbolo di McDonald’s.

Purtroppo la gente nella capitale britannica non ha i soldi per pagarsi i biglietti e assistere alle appassionanti gare di canoa in apnea (l’atleta, saldamente legato alla canoa rovesciata e fornito di regolare estrema unzione, rema sott’acqua) e tuffi sincronizzati dalla piattaforma in coppia, quadriglia e dozzina. I tuffi dalla piattaforma a dozzine, riservati in nome del politically correct ad atleti gay provenienti dal musical, si risolvono quasi sempre in liti furibonde e atroci accuse a chi ha mancato la millimetrica, innaturale e cogliona sincronia.Vasche ribollenti, strepiti, botte da orbi, spettacolo garantito: era dai tempi dei “dietro le quinte” delle Ziegfield Folies che non ci si divertiva tanto. 

Spettacolo garantito pure con la saudita Wojdan Shaherkani, burrosa judoka che gareggia con uno speciale hijab in maglia d’acciaio riscaldato dall’interno per far capire ai media occidentali quanto, a dispetto dei luoghi comuni, la donna in quel Paese sia portata in palmo di mano. Naturalmente l’interruttore per il riscaldamento non può essere acceso da Wojdan, che per questo è stata accompagnata a Londra bendata da due cognati, uno zio e un lapidatore (non si sa mai).

Non meno attesa la performance di Sarah Attar, compagna di squadra della generosa judoka. La saudita Sarah correrà il mezzofondo e, tra le polemiche dei soliti incontentabili, utilizzerà un maxi velo in grado di aprirsi all’occorrenza come il paracadute del kite surf. Cosa c’è di male se la tecnologia viene incontro alle esigenze dello sport-spettacolo? Non è forse stato ammesso a gareggiare nei 400 metri Oscar Pistorius, che al posto degli arti inferiori ha due molle in fibra di carbonio? L’altro giorno Oscar è saltato giù dal letto con troppa veemenza, è rimbalzato fuori da una finestra ed è finito, fortunatamente senza brutte conseguenze, tra le anatre nel laghetto di St James’ Park. 
Nessuna sorpresa, poi, dai nostri azzurri. Superati nel medagliere da Kazakistan, Corea del Nord e Disneyland, si sono consolati con due ori nelle classiche specialità di Stretta della cinghia e Salto delle vacanze, dove hanno superato le temibili Grecia, Irlanda e Spagna. E, chiusa la parentesi delle gare di nuoto, l’Italia s’interroga: con la figura di merda rimediata a Londra, riusciremo forse a toglierci per un bel po’ dalle balle la supercoppia Magnini-Pellegrini o finiranno tutti e due in qualche discarica televisiva?

 

di Andrea Aloi 

 

Il Misfatto, inserto satirico de Il Fatto quotidiano, 5 agosto 2012 

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