Le telecronache sportive possono sembrare poco sportive. Quando una televisione italiana trasmette le Olimpiadi indossa la casacca azzurra: normale, nulla di scandaloso.

Però, poi viene lo stile. C’è quello istituzionale dei giornalisti Rai. E quello pirotecnico di Sky. Il telespettatore pagante può scegliere chi applaudire. Gli inviati di viale Mazzini hanno sempre un tono di voce rassicurante, ordinato, non eccedono mai. Si concedono un’esultanza composta soltanto nel momento trionfale.

Ricordatevi Marco Civoli ai Mondiali in Germania: “Il cielo è azzurro sopra Berlino”. E ripescate anche l’ecumenico Fabio Caressa: “Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene”. Ora ci ritroviamo Caressa che commenta il nuoto. Sempre preparato e attento, se accompagna la cena in sottofondo, puoi non riuscire a impugnare la forchetta perché al primo metro dei 400 è già un movimento sussultorio e ondulatorio dell’ugola. Mentre i colleghi Rai, a quel punto, ricevono la linea dallo studio romano e piano piano iniziano a carburare. In questi confronti di tradizioni e tecnologie – il mosaico di Sky e il monocanale Rai – il telespettatore può confondere la voce di Franco Bracagna (viale Mazzini) con quella di Maurizio Compagnoni. Quando gli atleti si posizionano ai blocchi di partenza, la sparata di Compagnoni la sentano a casa e anche in pista: non urla, gorgheggia.

Gli aiutanti tecnici Sky, nel senso gli ex sportivi sbattuti davanti al microfono, sono adorabili. Non dicono mai nulla di interessante, a parte le poche e statisticamente inevitabili eccezioni. Il terzetto Sky che racconta la sciabola e il fioretto esultava e gufava contro l’avversario degli italiani in maniera così sfacciata che nemmeno la coppia Elio Corno (Inter) e Tiziano Crudeli (Milan). Situazioni del tipo: “L’arbitro sanziona il bielorusso, dunque un punto in più per l’Italia”. Chiosa tecnica: “E vaaai! Ci voleva proprio ‘sto regalo”.

Ci sta. Non è un delitto tifare. E non è nemmeno una cattiva nostalgia rimpiangere i tempi di Bruno Pizzul, riemerso a 74 anni su La7. Anche Pizzul si emozionava, e perdeva tanto, e sempre ai calci di rigore con la Nazionale. A Pizzul non mancava l’ultimo tiro, ma il primo scatto: la sua cronaca era perfetta, asciutta, quasi neutrale. Soltanto a fine carriera si è lasciato andare. Quando l’Italia doveva sperare nei risultati del girone per qualificarsi agli ottavi di un Mondiale. Per il resto, senza macchia.

Pizzul è stata l’evoluzione naturale di Nando Martellini: Caressa è una mutazione genetica, certamente voluta, forse studiata in laboratorio. Sky ha utilizzato per le Olimpiadi lo stesso trasporto che riversa sul campionato italiano, a volte esagerando. La Rai non cambia mai, e dunque i telecronisti (spesso) sono noiosi. Sono due scuole diverse che si offrono a un pubblico diverso. Però, è ambizioso pensare che dopo la notte di Berlino, grazia a Caressa, noi italiani ci siamo abbracciati e ci siamo voluti tanto, tanto bene.

Il Fatto Quotidiano, 5 agosto 2012