Tanto rumore per nulla. Se ne sono accorti più i giornalisti che i bagnanti dello sciopero dei bagnini romagnoli che dalle 9 alle 11 di questa mattina hanno tenuto ombrelloni chiusi e issato bandiere rosse e gialle, ma garantendo servizio di salvataggio e l’apertura di bar e stabilimenti. Nessuna calca di turisti in attesa di un lettino, nessun bagnante in difficoltà in mare, ma solo tante polemiche per uno sciopero fatto a metà. “È assolutamente ipocrita quello che è successo stamattina”, dice Giorgio Mussoni, presidente di OasiConfartigianato. “Io lo ritengo uno spreco di energie e di forze, che dovremo conservare per quando e se ci saranno da fare vere battaglie”. La protesta di bagnini e stabilimenti della Romagna, come quelli di tutta Italia, ha come obiettivo la direttiva europea Bolkenstein che prevede a partire dal primo gennaio 2016 l’assegnazione delle concessioni demaniali tramite aste pubbliche e che quindi colpirebbe direttamente gli stabilimenti balneari della penisola.  

Pochissimi gli ombrelloni chiusi a Rimini e nelle Marche, dove Oasi rappresenta circa il 95% dei lavoratori. E se le spiagge di Cesenatico, Cervia e Ravenna hanno dimostrato una ben maggiore partecipazione, il risultato è stato attutito da alcune scelte strategiche da parte degli scioperanti che hanno tenuto la protesta nelle prime ore del mattino, mantenendo attivi tutti gli altri servizi. “La protesta di oggi – continua Mussoni, – non ha alcun senso, perché siamo in contatto con il governo che ci ha detto che si farà l’impossibile per risolvere la nostra situazione. L’ultimo contatto è avvenuto lo scorso febbraio, quando ci hanno chiesto di aspettare circa sei\otto mesi per elaborare una soluzione. Perché protestare ora, prima di sapere cosa hanno deciso? Già la situazione a livello economico è tragica, con una crisi economica che colpisce il turismo nelle nostre zone. Non mi sembra proprio il momento per scioperare, senza una ragione precisa”. Oasi è decisa nella sua presa di posizione e a quanto pare tutti i bagnini di Rimini hanno capito la decisione di non scioperare.

Il sospetto è che dietro lo sciopero ci sia la richiesta di non essere dimenticati da parte degli stabilimenti balneari che temono l’applicazione della direttiva Bolkenstein, ma soprattutto un rincaro dei canoni. “Sulle aste vedremo, intanto prepariamo la nuova legge. Ma preparatevi a pagare di più sui canoni”. Queste erano state le parole dei ministri Piero Gnudi (Turismo) ed Enzo Moavero (Affari Europei) lo scorso febbraio, quando era arrivata la buona notizia della chiusura della procedura di infrazione da parte dell’Ue che sulla base della Bolkenstein accusava l’Italia di aver rinnovato automaticamente sempre agli stessi affidatari i 4042 chilometri di costa. In quell’occasione però, se il governo si era impegnato a elaborare un “decreto salva spiagge”, al tempo stesso i ministri Gnudi e Moavero avevano chiesto ai bagnini di tenere conto delle esigenze dell’erario ed essere pronti a pagare di più le concessioni, fino a quel momento ridicole. Ed è qui che la questione si fa ancora più spinosa, andando a toccare l’affare canoni, da anni al centro delle polemiche. Qualche anno fa la Corte dei Conti denunciava il demanio marittimo come un’area “fiscalmente fuori controllo”, frase che nella realtà si traduce con canoni ridicoli (97 milioni di euro nel 2009) a confronto di beni che fruttano ogni anno circa 2 miliardi di fatturato.

Sib Confcommercio, Fiba-Confesercenti, Cna-Balneatori e Assiobalneari Italia-Confindustria, i sindacati che hanno promosso la mobilitazione sulla costa romagnola e che hanno avuto risultati nelle zone di Cervia, Cesenatico e lidi di Ravenna senza però grandi disagi da parte degli utenti. La richiesta è quella di non essere dimenticati dal governo dopo le promesse del febbraio scorso. “Quando i romagnoli hanno dovuto farsi sentire – conclude Mussoni, – ci sono sempre riusciti e noi li abbiamo sempre portati in piazza. Oggi non aveva alcun senso. Ai giornalisti sarebbe piaciuto vedere un po’ di confusione, ma quando i motivi dello sciopero non sono validi poi si vedono i risultati”.