Sono passati 32 anni da quando scesi da quel piccolo Golgota di macerie. Tale era lo stato della sala d’attesa di seconda classe e del buffet della stazione di Bologna. Avrei voluto essere ovunque, ma non lì, immerso nella peggiore tragedia del dopoguerra, nello schifo organizzato da assassini capaci e sanguinari senza alcuno scrupolo.

Persone come me prese in mezzo a quei fatti seppero dare il meglio di sé, mantenendo alta la dignità del popolo colpito soccorrendo e salvando là dove si poteva. Là sopra, in quel silenzio di pietre smosse, di polvere e sangue, nessuno immaginava che si fosse già messa in moto la squallida macchina del depistaggio e della disinformazione, quella stessa che ci fa chiedere ora in quale paese si stia vivendo, chi siano realmente le persone che via via vediamo salire agli onori delle cronache.

Assassini come Mambro e Fioravanti, pure se riconosciuti colpevoli come autori della strage, sono in libertà alla faccia di questo e degli altri ergastoli cui sono stati condannati senza mai avere detto alcuna verità, come i magistrati hanno appurato, anzi, si permettono pure di insultare vittime e parenti.

Lo stesso depistatore Licio Gelli è in libertà e si permette di irridere alla giustizia continuando l’opera. Ma la lista è lunga, bisogna contare i politici, come Cossiga interessato solo a parole a verità e giustizia e invece così legato ai suoi segreti di Ministro degli Interni e Presidente della Repubblica; ora quest’ultimo Raisi, ansioso di coprire gli antichi camerati, che cita persone e fatti commettendo errori grossolani.

E i governi che hanno inviato questi ministri alle celebrazioni, a rappresentarli e a recitare le loro menzogne e i loro alibi. Ho sempre ritenuto che fosse giusto coprirli di fischi, non lasciare loro modo di dare luogo alla loro ipocrisia, non lasciare campo libero al loro insultare le vittime, la verità e la giustizia.

La lista è lunga, ma giornali e giornalisti dando voce alle loro false parole come fossero attendibili, in realtà hanno dato spazio all’essere di parte, allontanando la verità dalla gente al punto che i più giovani nemmeno si interessano per conoscerla.

Negli anni mi è capitato di avere amici caduti in questi fatti assurdi, Antonino Greco sull’aereo di Ustica, Luisella Matarazzo nel treno 904, ma ovviamente il pensiero va alle centinaia di vittime, morti e non, da piazza Fontana alla Uno Bianca, dall’Italicus a piazza della Loggia.

Mi è capitato di considerare questa assurda falce che si abbatte ciclicamente sul popolo in modo così funzionale al potere e di pensare a quanta verità ci fosse in quel verso finale che Roberto Roversi scrisse e Lucio Dalla cantò “… è il potere che offende!”