Una tortura che si ripete, una ferita che nessuno vuole chiudere. Non la chiude lo Stato, con i silenzi e le assenze. Non la chiudono le menti e gli esecutori di quella strage che il 2 agosto del 1980 fermò un orologio sulle 10.25, lasciò 85 morti e scrisse una storia che non sarebbe mai più stata la stessa. Quel giorno Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti, terroristi dei Nar, nuclei armati rivoluzionari, insieme al loro complice Luigi Ciavardini, lasciarono una valigia con 25 chili di esplosivo e fecero saltare la stazione di Bologna. Questo dice la verità processuale.

Oggi, Fioravanti, il ragazzino cresciuto a Cinecittà sul set della famiglia Benvenuti, quella che sarebbe stata la partoeriente delle sit com e che fece sognare l’Italia stretta tra il Carosello, la Lambretta e la Seicento, diventato adulto male e in fretta fino a diventare un killer “fieramente fascista”, capace di uccidere a sangue freddo, una, dieci, cento persone, se ne esce con una frase che riapre un corpo in metastasi: “L’Associazione dei familiari delle vittime della strage è politicizzata. E il suo presidente, Paolo Bolognesi, cosa vuole? Perse la suocera, e come dice un mio amico la suocera non è una vera perdita”. Lo dice – anche se oggi lo smentisce – nel documentario dal titolo Un solo errore che sarà proiettato lunedì in piazza Maggiore, la stessa dove 32 anni fa una Bologna ammutolita celebrò i funerali di 85 persone che cercavano di raggiungere il mare o tornavano nelle loro case dopo undici mesi di lavoro da migrante.

Fioravanti smentisce, il regista del documentario conferma. Bolognesi continua a combattere la sua battaglia e risponde a testa alta alle parole di Fioravanti: “A quale livello di cinismo si può arrivare dichiarando che, alla fin fine, non mi posso lamentare per aver ‘perso’ solo la suocera a causa della bomba che lui ha collocato, come accertano sentenze passate in giudicato? È disgustoso”. Il documentario non è solo Fioravanti, oggi libero dal carcere e da ogni obbligo di legge: contiene interviste del 2010, ma inedite, di Licio Gelli, condannato anche lui per i depistaggi successivi alla strage. L’ex capo della P2, non solo solleva da ogni responsabilità Francesca Mambro e Giusva Fioravanti e dice che “non hanno colpa” perché crede “sia stato un mozzicone di sigaretta che è stata lanciata, c’è stato un surriscaldamento ed è esploso, perché la bomba, se c’era la bomba, ma qualche frammento si sarebbe trovato, no?”. Parlando della P2 Gelli spiega che “noi abbiamo facilitato lo Stato italiano per tanto tempo” e che “il potere nelle mani lo avevano avuto, era dovuto ai comportamenti amichevoli di quelli che avevano il potere”. “Ci avevano riconosciuto e consentito di nominare il capo dei servizi segreti”, prosegue.

Gelli ci mette anche la faccia nel filmato, Fioravanti – che così ha avuto possibilità di smentire – non compare nei filmati, però, secondo gli autori, dice anche che “a noi è andata di lusso. L’ho sempre detto e ringrazio i bolognesi perché hanno esagerato talmente tanto che alla fine veniamo chiamati a rendere conto solo di una cosa che non abbiamo fatto e non di quelle che abbiamo commesso veramente”. E ancora: “I servizi segreti deviati sono una bestemmia. I servizi segreti devono fare cose deviate, per fare le cose dritte ci stanno la polizia e i carabinieri” . E citando Cossiga: “La verità la saprà la figlia di tua figlia”.

Gelli, Fioravanti, ma anche uno Stato che è assente. Dei governi berlusconiani l’unico presente alla cerimonia in ricordo delle vittime è stato nel 2009 l’allora ministro Bondi. Fu fischiato, e da lì in poi a Bologna il 2 agosto i rappresentanti dello Stato sono rimasti a casa. Motivi di sicurezza, hanno giustificato. Ma lo Stato continua a non voler-la chiudere quella strage, perché anche quest’anno le alte cariche non saranno davanti alla stazione e all’orologio che segna ancora le 10.25. La presidenza del Consiglio non ha sciolto le riserve. Non ci sarà sicuramente il presidente del Consiglio Mario Monti, ma neppure, come invece sembrava in un primo momento, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri che Bologna, seppur da commissario prefettizio, l’ha governata. Forse Gnudi, il ministro del Turismo, che è bolognese. Forse.