Partono da Padova gli Stati generali del Movimento 5 stelle. L’idea è quella di incontrare la cittadinanza almeno una volta al mese per spiegare la propria proposta politica sugli argomenti “caldi” del momento, sulle decisioni che le giunte comunali di solito prendono chiuse nelle stanze dei municipi. “Vogliamo che la gente sappia le nostre posizioni e proposte su tutto ciò che accade in Veneto e non solo” dice Giovanni Maria Martignano, ingegnere e attivista del M5s che precisa “ci teniamo a utilizzare il web e i social network – che sono importantissimi strumenti di dialogo – ma crediamo che anche incontrare di persona la gente sia fondamentale per rimettere la politica sui binari giusti”.

Detto fatto, ieri sera è andata in onda dal vivo (e in diretta sul canale streaming del M5s padovano) la prima “chiamata a raccolta” degli Stati generali. Una cinquantina di esponenti del Movimento, tra attivisti del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e dell’Emilia Romagna hanno incontrato i cittadini – in un luogo pubblico aperto a tutti – per confrontarsi su un tema scottante e dibattuto come la fusione tra due grandi multi utility del nord, entrambe quotate a Piazza Affari. Sono la AcegasAps, una capitalizzazione di Borsa che vale 180 milioni per un giro d’affari di 585 milioni, di cui sono proprietari attraverso un gioco di scatole cinesi il comune di Padova e quello di Trieste, e l’emiliana Hera cha ha un board presidiato da 98 comuni emiliani e una cinquantina di enti pubblici. “Il nostro lavoro si fonda su una documentata analisi del bilancio AcegasAps – ha spiegato Martignano al pubblico – e interessa tutti voi cittadini che avete la doppia veste di azionisti di maggioranza e utenti dei servizi”. E proprio oggi il cda di Hera e l’assemblea di AcegasAps Holding, hanno approvato l’accordo quadro per l’integrazione della multiutility di Trieste e Padova nel Gruppo Hera. 

Una veste scomoda, perché stando all’analisi fatta dal M5s emerge per quanto riguarda la municipalizzata padovana-triestina una inadeguatezza del management – quasi interamente di nomina politica – a gestire l’azienda e una certa incapacità dei comuni, azionisti di maggioranza, nel dare linee di indirizzo attraverso il cda e nell’ottenere servizi accettabili a prezzi di mercato. “AcegasAps è una società inefficiente, che ricava dall’attività meno di quanto le costino gli investimenti – racconta Giovanni Endrizzi, altro esponente del Movimento padovano – dal bilancio 2011 risulta che le entrate saranno inferiori alle uscite, e quindi dovrà indebitarsi ulteriormente”.

Un’analisi economica che serve a dimostrare che la fusione con Hera, interessata ad acquisire il controllo dell’azienda veneta e della sua fetta di mercato soprattutto per quanto riguarda due servizi strategici come acqua e rifiuti, sarà in realtà uno “scioglimento” della multi utility veneta in quella emiliana, con un conseguente aumento delle tariffe. “Hera sembra pronta a concedere in cambio una buonuscita ai due comuni di Padova e Trieste, forse addirittura in denaro contante” spiega il rappresentante triestino del M5s. Se sul mercato dell’energia c’è troppa competizione e la multi utility veneta ha pochi margini di guadagno, per quanto riguarda il gas “gode per ora di margini gonfiati, poiché molti clienti restano erroneamente nel “servizio di maggior tutela” che offre spesso tariffe poco vantaggiose invece che passare al mercato libero, dove troverebbero sicuramente offerte migliori” da’ la buona notizia un esponente emiliano. Alla fine il Movimento, assolutamente contrario alla fusione, proponeva solo ieri di risanare la società eliminando l’attuale management di AcegasAps (presidente direttore generale e 11 consiglieri incassano 1 milione e mezzo l’anno, oltre a un bonus una tantum di 57mila euro ciascuno) e chiedeva ai partiti di rinunciare alle cariche politiche per privilegiare nomine di manager qualificati da retribuire in base ai reali risultati. Infine la richiesta ai Comuni coinvolti di indire un referendum rivolto ai cittadini, vincolante e senza quorum “perché si tratta di servizi e tariffe che toccano le loro tasche” ha chiuso un esponente dell’Emilia Romagna. Ma questa battaglia ormai appare difficilissima.