Dopo più di un mese di polemiche e tentativi di mediazione, i nuovi criteri di finanziamento delle scuole private paritarie arrivano nell’aula del Consiglio comunale di Bologna. E nella maggioranza di centrosinistra si consuma uno strappo che tutti avevano cercato di evitare. Da una parte Sinistra Ecologia e Libertà, che sul tema ha sempre dimostrato ostilità verso il finanziamento alle scuole private, sopratutto perché a Bologna privato vuol dire cattolico. Dall’altra il Pd, che considera quelle scuole paritarie come parte integrante del sistema scolastico, e non ha intenzione di mettere in discussione un finanziamento pubblico inaugurato nel 1994 e arrivato a oltre un milione di euro ogni anno.

“In Consiglio discutiamo la delibera sul finanziamento alle scuole paritarie: alcune delle nostre modifiche sono state recepite ma non quelle essenziali sulla durata (1 anno anziché 4) e sul processo di partecipazione (certificato secondo la legge regionale)…dunque non avrà il nostro voto favorevole!”. E’ con tre righe su Facebook che Cathy La Torre, capogruppo di Sinistrà Ecologia e Libertà nel Consiglio comunale di Bologna, annuncia la prima vera e seria spaccatura della maggioranza di centrosinistra sotto le Due Torri. Qualche minuto dopo tocca al suo compagno di partito, Mirco Pieralisi, vecchia conoscenza dei movimenti per la scuola bolognesi: “Non facciamo campagna elettorale ma la scuola Pubblica e Laica è il terreno su cui intendiamo misurarci per il buon governo della città”. Il voto alla fine non è quello contrario, ma una semplice astensione che evita di aprire una probabile e pesante verifica di maggioranza. Ma il senso politico non cambia: sulla scuola pubblica la sensibilità di Sinistra e Libertà è differente da quella del Pd, e nonostante tutti gli sforzi non è stato possibile trovare un punto d’incontro.

Nel merito la delibera di giunta arrivata in consiglio comunale proponeva un sistema di incentivi e disincentivi economici per la scuole private paritarie. In sostanza premi economici a chi rispetta certe condizioni, e al contrario una diminuzione del contributo pubblico per chi non ne rispetta altri, come ad esempio l’accogliere bambini con handicap. Una proposta che non è piaciuta a Sel, che non hai mai fatto mistero di essere in linea di principio contraria al finanziamento pubblico alle scuole private paritarie e che soprattutto da tempo aveva espresso un secco “no” alla durata di 4 anni della nuova convenzione tra Comune e scuole private. Troppi anche per la Cgil, che ha avuto parole negative nei confronti della proposta dei democratici. Inutile il tentativo in extremis dell’assessore alla scuola Marilena Pillati, che ha provato una mediazione proponendo ogni fine anno “tempi e modi di verifica e monitoraggio sull’andamento della convezione”. Inutile anche la proposta dei tre consiglieri del Movimento 5 Stelle, che dopo mesi di tentativi in commissione comunale si sono visti cambiare la delibera a pochi minuti dal voto. “Abbiamo chiesto una sospensione di una settimana ma tutti hanno votato contro, non si fa così, poteva esserci più partecipazione e condivisione”, ha spiegato Marco Piazza.

Alla fine il Movimento 5 Stelle vota no, il consigliere dell’Idv non si fa trovare in aula al momento del voto e Sel per non mandare in crisi la maggioranza sceglie di astenersi. Il Pd la spunta con l’appoggio dell’opposizione di centro destra (salvo due consiglieri del Pdl, Lisei e Gattuso, che si astengono) creando così temporaneamente una maggioranza ad hoc per far passare i nuovi criteri per il finanziamento alle scuole private. “Non vogliamo aprire una crisi, ci asteniamo perché la proposta del Pd è migliorata ma non basta ancora, soprattutto 4 anni di convenzione sono esagerati”, spiega Cathy La Torre, consapevole che con l’esplicita contrarietà di Sel la giunta va in crisi. La delibera passa con immediata esecutività, resta la spaccatura nel centro sinistra che governa Bologna su un tema che in città resterà caldissimo per molto tempo. Sel è per una scuola “laica e pubblica”, il Pd invece da tempo ha scelto la via del “governo pubblico” di un sistema scolastico che comprende al proprio interno scuole statali, comunali e private paritarie. Se i garanti comunali daranno il via libera all’orizzonte, ad accrescere la tensione, c’è un referendum cittadino che chiederà di togliere ogni contributo alle scuole private paritarie, per la maggiorar parte gestite da associazioni cattoliche.