A Piacenza trecento detenuti sono in sciopero della fame ma, stranamente, il ruolo di garante dei detenuti risulta non essere stato riassegnato. “Con la scadenza del sindaco è scaduto anche il mio ruolo e quindi avevo rassegnato le dimissioni. Il posto risulta vacante” ha spiegato Alberto Gromi, che ha presieduto l’organo di garanzia negli ultimi anni.

Nel frattempo si prospettano quattro giorni di sciopero della fame, all’istituto detentivo piacentino, nel quale è stata accolta l’iniziativa nazionale indetta dal Partito Radicale in favore dell’amnistia. Trecento i detenuti che da oggi al 21 luglio rifiuteranno il cibo per le condizioni “inumane e intollerabili”, fanno sapere, derivanti dal sovraffollamento cronico della struttura circondariale.

A condividere l’ennesimo allarme lanciato da Marco Pannella, questa volta c’è anche una lettera aperta al Presidente della Repubblica, promossa dal professor Andrea Pugiotto e sottoscritta da oltre cento professori ordinari di Diritto Costituzionale, di Diritto Penale e di Procedura Penale.

La giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato più volte l’Italia per le sistematiche violazioni dell’art. 6 Cedu, sotto il profilo della durata non ragionevole dei suoi processi. Analogamente, sono già più di una le condanne al nostro paese per l’accertata violazione dell’art. 3 Cedu, sotto il profilo delle condizioni inumane e degradanti cui sono stati costretti in carcere i detenuti. L’estinzione del reato è l’unica via percorribile, secondo i Radicali, per sfoltire le celle italiane arrivate ormai alla saturazione.

Ma, se da un lato la protesta divampa e promette di diventare sempre più aspra con il passare dei giorni, dall’altro l’amministrazione comunale si ritrova senza il difensore civico, cioè l’organo di garanzia che, in ambito penitenziario, ha funzioni di tutela delle persone private o limitate della libertà personale.

“L’11 luglio sono andato dall’attuale sindaco, Paolo Dosi e ho rassegnato le mie dimissioni considerando conclusa l’esperienza” ha fatto sapere l’ormai ex garante. E sembra che la sua sostituzione non sarà possibile in pochi giorni, più probabile entro l’autunno per via di tempi tecnici.

Ma nell’aver fatto sapere di non ricoprire più questo ruolo, Alberto Gromi non ha mancato di sbattere la porta in polemica: “Mi potrei anche ricandidare però a certe condizioni, che difficilmente verranno accettate”. In sostanza il professor Gromi, ex preside dell’istituto scolastico Gioia a Piacenza, dopo gli anni passati a stilare relazioni, che annualmente portava all’attenzione della giunta comunale, si è detto deluso dalla mancanza di ascolto ricevuto.

Se infatti a livello regionale esiste una legge che tutela il garante, quelli comunali o provinciali non sono riconosciuti. “Avevo diritto ad entrare in carcere e avere colloqui con i detenuti, però non è riconosciuta la funzione sul piano istituzionale. Che quindi non porta poi nessun risultato concreto”.

Un ruolo che l’ex garante potrebbe anche tornare a ricoprire, presentando la sua candidatura ma ad una condizione: “Che venga sottoscritto un documento in cui le parti, sindaco e  amministrazione penitenziaria, chiariscano compiti, funzioni e ruolo del garante dei detenuti. Così non avrebbe senso” ha chiosato.

Mentre la sciopero della fame continua alle Novate, con tutti i problemi che si porterà dietro, nessuno delle istituzioni locali, a parte i volontari degli sportelli di ascolto, avranno la capacità di istituire un dialogo con i reclusi. “Il garante regionale non può farci nulla, non è nelle sue funzioni” ha infine spiegato Gromi, “ho incontrato il sindaco e l’assessore competente, Giovanna Palladini e sanno benissimo che il posto è vacante. Ma nessuno si è preoccupato e non mi hanno fatto sapere in quali temi intendano prendere una decisione”.

di Gianmarco Aimi

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