Il premier Mario Monti ha stroncato la concertazione e subito i sindacati insorgono. Così come il Pd. Durante l’assemblea dell’Associazione bancaria italiana (Abi) di ieri, il premier ha bollato il metodo come “la causa dell’attuale disoccupazione dei nostri figli”. Il presidente del consiglio ha testualmente dichiarato che in passato ci sono stati “esercizi profondi di concertazione” che “hanno generato i mali contro cui noi combattiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro”.

Il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, oggi ha detto la sua, sottolineando che “nessuno ha il diritto di veto e che il dialogo fa bene a tutti”. Il leader democratico, poi, ha aggiunto di esser stato “parte in causa di parecchie riforme piuttosto nette e mi è capitato di farle sempre discutendo con tutti”. Diametralmente opposto il parere del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, secondo cui “l’uso distorto della concertazione ha creato problemi”, perché “in passato” ha “portato decisioni molto negative. Ciò non vuol dire che un dialogo tra parti responsabili, dove poi alla fine c’è chi ha la responsabilità di decidere, non sia un metodo giusto”.

Ieri, invece, Susanna Camusso ha risposto nell’arco di pochi minuti: “Credo che non sappia di cosa sta parlando. Vorrei ricordargli che l’ultima concertazione nel nostro Paese è quella del 1993: un accordo che salvò il Paese dalla bancarotta, con una riforma delle pensioni equa, al contrario di quella fatta dal suo Governo”. Poi la Camusso ha aggiunto che “prendere lezioni di democrazia” da chi è cooptato e non si è misurato col voto è un “po’ imbarazzante per il futuro democratico del Paese”.  A rincarare la dose il il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Non c’è alternativa alla concertazione in nessun paese a democrazia matura e ad economia avanzata”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti: “L’Europa consiglia il dialogo sociale come strumento per la crescita. Ma il nostro Presidente del Consiglio è più realista del re: pensa di poter salvare l’Italia senza preoccuparsi di salvare gli italiani. Forse il premier confonde la concertazione con la consociazione”. Non si è tirata indietro neanche l’Ugl, con il segretario Giovanni Centrella che ha spiegato: “Quando è vero, il confronto porta sempre ad ottimi risultati come dimostrano tante crisi industriali superate”. Critici anche i sindacati dei bancari che hanno parlato di “voce completamente stonata” di Monti.

Per gli imprenditori la replica è arrivata dal presidente di Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini: “La concertazione, nel suo significato più autentico, è la strada migliore per trovare soluzioni condivise, utili ed efficaci per uscire dalla crisi”. Sul versante politico invece dal Pd hanno spiegato che: “La concertazione – dice l’ex segretario Cisl ora nel Pd, Sergio D’Antoni – ha contribuito a risolvere i problemi del Paese, non certo a crearli. Spiace sottolinearlo, ma dal presidente Monti oggi è arrivata una cattiva ricostruzione della storia italiana”. Infine il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro: “Monti è l’unto dal Signore che deve risolvere i problemi della crisi economica” e che al posto della concertazione “usa la regola ‘ndo cojo cojo senza rendersi conto che così non si governa ma si fa macelleria sociale”. Uniche voci a difesa sono arrivate da Stefano Saglia (Pdl): “Monti ha ragione: la concertazione è un vecchio rito che non serve nei tempi in cui viviamo” e Giuliano Cazzola (sempre Pdl): “Da anni la concertazione è produttiva nella misura in cui c’è il consenso della Cgil. Altrimenti fallisce. Paradossalmente basterebbe al Governo sentire solo la Cgil”.