“State espellendo il popolo italiano di cui io ho solamente rappresentato il pensiero”. Il deputato dell’Idv Francesco Barbato lo ha detto e ripetuto dentro e fuori le stanze di Montecitorio, dove è stato “condannato” a 15 giorni di sospensione per quel “avete rotto i coglioni” indirizzato alla maggioranza e pronunciato la scorsa settimana in Aula, mentre perorava l’emendamento alla spending review per l’abolizione degli incarichi esterni nella pubblica amministrazione.

“Anzi, se vogliamo essere precisi, io ho detto: a nome dei giovani avete rotto i coglioni. E mi sono contenuto, perché giovani e cittadini dicono molto peggio”, ha spiegato Barbato. Elencando diversi esempi a contorno del suo colorito intervento: “La domenica precedente la discussione in Aula, era venuta a casa mia una delegazione di ragazzi vincitori del concorso in marina militare, ai quali la Difesa ha detto: ci dispiace, ma ora dobbiamo fare i tagli della spending review e non vi assumiamo”.

E ancora: “Il mese scorso alla festa della Guardia di Finanza ho visto il generale Mosca Moschini, 73 anni, in divisa nel suo ruolo di consulente militare del presidente della Repubblica. Eppure alla Difesa si va in pensione a 63 anni, massimo 68 con l’ausiliaria. Come fa Mosca Moschini a essere ancora in servizio, percependo gli emolumenti della consulenza oltre alla sua pensione d’oro? E che diciamo ai vincitori di concorso che la divisa non la vedranno?”. Ma Barbato non ha ancora finito: “Ha presente il Comune di Siena che è stato appena sciolto? Il 16 giugno è stato nominato commissario un prefetto andato in pensione il primo giugno e che, anche in questo caso, intascherà due emolumenti, mangiando da due piatti”.

Infine, l’affondo su Palazzo Chigi: “Il segretario generale Manlio Strano è in pensione, ma Monti gli permette di continuare a fare il segretario generale, in dispregio della legge che lo vieterebbe. Ma i giovani quando avranno spazio? Mai, perché questo è un Paese vecchio, con una vecchia classe dirigente, circondata da una vecchia burocrazia, in cui tutti conoscono i segreti di tutti e in virtù di questo si tutelano vicendevolmente”. Argomenti che però, evidentemente, non hanno fatto presa sulla presidenza della Camera: “Avevo chiesto a Fini che videoregistrasse il mio processo, ma non è stato possibile. Nemmeno il resoconto stenografico si può rendere pubblico. La verità è che tornerò con più voglia di lavorare di prima”. E di fare le pulci a chi lo ha messo alla porta.